Pietro
di Davide Verazzani
Pietro e Francesco sono fratelli. Vivono nella casa lasciata loro dai genitori, morti da tempo. Pietro è leggermente ritardato, cammina e ragiona lentamente, ma ha un lavoro (distribuisce volantini) e mantiene sé e il fratello. Francesco invece è un tossico, non lavora e frequenta il bar dove staziona la compagnia di Nikiniki, il suo pusher, davanti a cui fa esibire il fratello in numeri da cabaret. Pietro conosce una ragazza che fa il suo stesso lavoro, forse qualcosa sta per cambiare nella sua vita, ma la spirale di squallore e violenza in cui è inserito non smette di tormentarlo. E allora c’è una sola cosa da fare…
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L’ultimo aggiornamento da Locarno, in attesa dei verdetti di sabato sera, riunisce tre film che più diversi non si potrebbe: l’uno che gioca con le sperimentazioni concesse dal digitale, l’altro che fa del rigore formale di sapore “antico”una bandiera, il terzo che tenta di costruire un blockbuster fantascientifico low cost .
C’e’ un’Italia capace, studiosa, geniale, che si perde nei meandri della propria intelligenza ma che e’ in grado di sfornare capolavori, di precorrere mode, di essere alla pari con i numeri uno. E c’e’ un’Italia cialtrona, ipocrita e moralista, che fa dell’ignoranza sbandierata e della retorica pomposa il suo marchio di fabbrica, e che impedisce al Paese di crescere oltre a farsi ridere dietro dagli stranieri. E’ questa seconda Italia quella che troppo spesso vince, che sta imperando come modello sociale ancor prima che político. Ma quando vediamo qualcuno che rappresenta il primo tipo di Italia, il cuore ci si apre e la rabbia covata sfocia in un’indignazione talmente forte che vien quasi voglia di urlare. E’ l’Italia di Tony Scott, che ci viene raccontata con perizia calligrafica da Franco Maresco in un documentario di oltre due ore, presente a Locarno nella sezione dei Fuori Concorso.
Eran Riklis torna sul “luogo del delitto”. Fu proprio il Festival di Locarno a dare una scossa forte alla sua carriera, decretandogli il Premio del Pubblico per La sposa siriana, nel 2004. E in Piazza il regista isrealiano ritorna con un film dal titolo, The human resources manager, che potrebbe apparire bizzarro perche’ sembrerebbe di argomento vagamente “aziendale”. Nulla di tutto questo, invece. Riklis segue il responsabile del personale del piu’ importante panificio industriale di Gerusalemme, una cui dipendente, di origini rumene, e’ fra le vittime di un attentato suicida nel centro citta’. Il manager, per tacitare una campagna diffamatoria di un tabloid nei confronti del panificio, viene costretto dai suoi capi ad accompagnare la salma della ragazza nel suo luogo di provenienza.
Anche se il Concorso continua, e le varie sezioni sfornano opere e lavori di cinematografie marginali e in ogni caso interessanti, a Locarno e’ giunto il momento di fermarsi un attimo e ricordare Corso Salani, improvvisamente scomparso due mesi fa. Corso era stato spesso ospite del Festival: qui ha svolto l’opera di giurato, qui ha presentato molti suoi lavori, fino a vincere 2 anni fa il Concorso Cineasti del Presente con Imatra.
Dopo L’homme au bain, sperimentaloide esercitazione digitale sulla pornografia gay del regista cult Cristophe Honore’, che ha coinvolto il pornodivo Francois Sagat e la sua musa Chiara Mastroianni (ma solo in una minuscola particina, e crediamo solo per amicizia e riconoscenza), il festival torna nei territori a lui piu’ congeniali in una domenica ‘tradizionalmente’ dedicata all’elaborazione del lutto, all’emarginazione, alla sofferenza. E lo fa con due film in Concorso diversi l’uno dall’altro, uno italiano e l’altro svizzero.
La nuova direzione presa dal Festival porta gli spettatori in luoghi sorprendenti: dale steppe del Kirghizistan ai deserti degli Stati Uniti, dalla piccola storia di un elettricista che voleva preservare la purezza della sua cittadina alla truculenta vicenda di uno pneumatico killer (si’, proprio cosi’!) che si innamora di una splendida ragazza intravista mentre fa la doccia.
Un week end all’insegna dell’Italia nel Canton Ticino. Si parte con due cortometraggi, oggi pomeriggio, per concludere con il film italiano in concorso, l’atteso Pietro di Daniele Gaglianone. I corti, genere che qui a Locarno ha cittadinanza rilevante, e che ha contribuito a far conoscere in passato opera altrimenti destinate alla circuitazione semi-clandestina, hanno per protagonista, seppur con ruoli diversi, la coppia, sentimentale e professionale, Scamarcio-Golino.
Pesca nel torbido, il Festival di Locarno iniziato solo il 4 agosto e giunto alla sua 63esima edizione. Nell’ordine, una storia di passione ipnotica, al limite della violenza, un porno-zombie-gay movie (il primo della storia del cinema, riteniamo) e un melodramma su incesto e clonazione. E i risultati, come purtroppo troppo spesso accade quando si intrecciano elementi tanto difficili da riprodurre e raccontare, non e’ proprio all’altezza delle aspettative.
Arriva agosto, e come ogni anno ci si appresta a seguire due fra i festival di cinema più importanti del mondo; l’uno italianissimo, quello di Venezia (la più antica “Mostra d’Arte Cinematografica” ancora esistente, essendo nata negli anni ’30), l’altro in realtà svizzero, quello di Locarno, ma assai italiano per collocazione geografica e per tradizione (per fare solo un paio di esempi, a Locarno venne proiettato per la prima volta Ladri di biciclette, e sempre a Locarno iniziò la sua “carriera” l’attuale Selezionatore veneziano Marco Muller).