18. Febbraio 2010

Il figlio più piccolo
di Marco Cavalleri

Locandina de “Il figlio più piccolo”Luciano Baietti se n’è andato da Bologna il giorno stesso delle nozze, nel 1992, lasciando dietro di sé moglie e due figli ma non trascurando di portare con sé i beni immobili, insieme al misterioso Sergio Bollino, consulente finanziario ex seminarista e decisamente spregiudicato. Lo ritroviamo ai giorni nostri a capo di un impero societario/immobiliare in procinto di sfaldarsi, circondato da aspiranti starlettes televisive, prossimo alle seconde nozze con una nuova ricca romana datasi alla politica con una squadra(ccia) di tronisti, soprattutto ben deciso a salvare una ricchezza costruita a furia di minacce e connivenze. Quale migliore idea di fingere un pentimento tardivo e invitare come testimone al coniugio Baldo, il figlio più piccolo, ingenuo studente del Dams ancora convinto della sua buona fede, per intestargli le parti pericolanti della baracca? Ma le cose non andranno per il verso giusto…
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Berlinale 60 - Welcome to the Rileys, ovvero il cinema indipendente sul tappeto rosso
di Ludovica Gazzè

welcome-to-the-rileys_1.jpgIl modo piú facile per un regista di video musicali (Fake Plastic Trees dei Radiohead, Everybody Hurts dei Rem tra gli altri) e pubblicitá per arrivare a Berlino, e per giunta in una sezione prestigiosa come Panorama, é raccogliere un cast interessante e metterlo a lavorare a un progetto di sicuro impatto. Cosí ecco James Gandolfini, ormai osannato in tutto il mondo, e a ragione, e Melissa Leo nei panni di una coppia che, a otto anni dalla morte della figlia é arrivata al punto di rottura. Tant´é che quando Doug si reca per lavoro a New Orleans, cittá d´incanto e di peccato, decide di restarci per prendersi cura della quindicenne Mallory, nome d´arte della ragazza che di professione fa la stripper, con tanto di extra. A impersonarla c´é Kristen Stewart, altro astro nascente, che peró non va oltre un´interpretazione un po´ nevrotica dell´ennesima ragazza del Coyote Ugly scappata di casa. Leggi articolo completo…

Amabili resti
di Tullio Di Francesco

Saoirse Ronan è Susie Salmon nel film di Peter Jackson“Mi chiamo Salmon, come il pesce. Nome di battesimo Susie. Avevo 14 anni quando fui uccisa, il 6 dicembre 1973.” Quale migliore incipit per la storia di una ragazzina da suburbio americano stroncata proprio nei suoi anni migliori da un serial killer vicino di casa, i cui amabili resti rinchiusi in una cassaforte sono i fili che legano i suoi cari dopo la sua scomparsa? Perché lo spirito di Susie permane sui luoghi della sua infanzia, assiste all’elaborazione del lutto della sua famiglia – la madre affranta che abbandona il tetto coniugale, il padre incredulo ma che indaga tenacemente per conto suo perché dubbioso sulle capacità della polizia, la nonna arruffona che invade casa con la sua concretezza fuori luogo, la sorella più piccola che sembra destinata a seguire la sua stessa sorte –, perseguita la coscienza del suo assassino e, tassello dopo tassello, arriva a realizzare che nulla come una mancanza può coagulare attorno all’amore la speranza di donare la pace a chi ci è caro… Leggi articolo completo…

17. Febbraio 2010

Berlinale 60 - Film da Festival
di Davide Verazzani

shekarchi.jpgGli aficionados festivalieri sanno bene che la maggior parte dei film che vedono non arrivera’ mai sugli schermi italiani. Questo sia per oggettivi problemi distributivi (aggravati in Italia dal fatto che il numero di sale non cineplex sta praticamente scomparendo), sia perche’ molte delle pellicole presentate rientrano nella speciale categoria dei “film da festival”, ovvero lavori che hanno un senso durante una manifestazione (e a volte ricevono pure dei premi), ma sono difficilmente digeribili in un contesto normale.
Due di questi film sono stati presentati ieri in Concorso. Si tratta del turco Bal e dell’iraniano Shekarchi.
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16. Febbraio 2010

Berlinale 60 - Corsa e violenza
di Davide Verazzani

der-rauber.jpgImmagini shock e storie vere, nel Concorso della Berlinale, tutte insieme in una stessa giornata. Tanto per dimenticare le sdolcinatezze di un S.Valentino gelido, e riportarci subito davanti alla cruda realta’. Il tutto mentre il ghiaccio aggredisce come una morsa i marciapiedi, inopinatamente non liberati e quindi assai scivolosi (e di cadute ne abbiamo viste parecchie, alcune assai comiche…)
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Berlinale 60 - La meravigliosa leggerezza di un film
di Ludovica Gazzè

Anzi, di tre film, che in tre sezioni diverse hanno la stessa capacitá di far ridere analoga a quelle persone che ci risultano tanto simpaiche quando scherzano perché hanno il dono dell´autoironia.
Si tratta di A somewhat gentle man, in concorso, Au revoir Taipei, nella sezione Forum, e Frauenzimmer, nella sempre interessante Perspective Deutsche Kino.
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Berlinale 60 - Exit through the gift shop
di Ludovica Gazzè

exit-through-the-gift-shop.jpgIl documentario di Banksy, street artist inglese ormai famoso in tutto il mondo, su uno sconosciuto che voleva fare un documentario su di lui é un archivio dell´arte piú contemporanea che ci sia, ma presto si trasforma, anche, in una riflessione sul mercato e sul valore, nonché sulla valutazione, dell´arte.
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15. Febbraio 2010

Berlinale 60 - Ogni scelta è una rinuncia (purtroppo)
di Davide Verazzani

greenberg.jpgIl programma di Berlino è talmente fitto che ogni film è un azzardo: la scelta di una pellicola implica la rinuncia a un’altra in contemporanea, e il catalogo, con le sue scarne sinossi, non basta per un aiuto definitivo.
Non ci è andata benissimo nella giornata di ieri, purtroppo.
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14. Febbraio 2010

Berlinale 60 - In piazza!
di Ludovica Gazzè

metropolis2-300×172.jpgLa Berlinale é il pubblico delle serate di gala, del tappeto rosso e delle star che firmano autografi. Ma é anche la folla di coraggiosi berlinesi, con qualche turista incurante del nevischio e del freddo, che venerdí sera si é trovata davanti alla porta di Brandeburgo, diventata megaschermo per l´occasione. E che occasione: la proiezione della versione restaurata di Metropolis, in collegamento con il Friedrichstadtpalast, dove un´orchstra sinfonica suonava la musica del film. Momenti che solo a un festival cosí possono capitare.
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Berlinale 60 - A woman, a gun and a noodle shop
di Ludovica Gazzè

womangun.jpgIl titolo del film dice tutto: A woman, a gun and a noodle shop. Davvero non c´é molto altro nel film di Zhang Ymou: una donna maltrattata dal marito, e il suo amante, che peró é una mezza tacca e nel titolo non andava bene, una pistola comprata per riscattarsi, forse, e il ristoro dove vivono, una costruzione nel nulla di montagne che sembrano finte.
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