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	<title>Nouvellevague &#187; Nouvellevague &#8211; Blog di cinema, musica e libri</title>
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	<description>Artisti, pazzi, visionari</description>
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		<title>Dark shadows</title>
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		<pubDate>Sun, 13 May 2012 14:11:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide Verazzani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
<category>chloe grace moretz</category><category>dark shadows</category><category>eva green</category><category>helena bonham carter</category><category>Johnny Depp</category><category>Michelle Pfeiffer</category><category>tim burton</category>
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		<description><![CDATA[Dark Shadows – Regia: Tim Burton – Con: Johnny Depp, Michelle Pfeiffer, Eva Green, Chloe Grace Moretz, Bella Heatache, Helena Bonham Carter, J.E. Haley, J.L. Miller – Tratto dall’omonima serie tv di Dan Curtis – Soggetto: John August, Seth Grahame Smith – Sceneggiatura: Seth Grahame Smith – Montaggio: Chris Lebenzon – Fotografia: Bruno Belbonnel – [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nouvellevague.eu/wp-content/uploads/2012/05/dark-shadows.jpg"><img src="http://www.nouvellevague.eu/wp-content/uploads/2012/05/dark-shadows.jpg" alt="dark shadows Dark shadows" title="dark shadows" width="275" height="183" class="alignleft size-full wp-image-2113" /></a><em>Dark Shadows</em> – Regia: Tim Burton – Con: Johnny Depp, Michelle Pfeiffer, Eva Green, Chloe Grace Moretz, Bella Heatache, Helena Bonham Carter, J.E. Haley, J.L. Miller – Tratto dall’omonima serie tv di Dan Curtis – Soggetto: John August, Seth Grahame Smith – Sceneggiatura: Seth Grahame Smith – Montaggio: Chris Lebenzon – Fotografia: Bruno Belbonnel – Musiche: Danny Elfman – Costumi: Collenn Atwood – Scenografia Rick Heinrichs – Produttori: Richard D.Zanuck, Graham King, Johnny Depp, Christi Dembrowski, David Kennedy – Distribuzione: Warner Bros – Durata: 115’ – USA, 2012<br />
<span id="more-2111"></span><br />
Nel 1972, a Collinsport, sperduta città costiera del Maine che prende il nome dalla famiglia che, diventata ricca grazie al commercio del pesce, la fondò 270 anni prima, viene ritrovata una bara di metallo sepolta. All’interno c’è Barnabas Collinso, rampollo della famiglia Collins, lì sotterrato vivo nel 1770 dopo esse3re stato trasformato in vampiro dal maleficio di una strega, innamorata respinta. I suoi discendenti se la passano male, osteggiati come sono da un’azienda concorrente, guarda caso gestita dalla discendente della strega. Barnabas dovrà ingraziarsi i pronipoti, combattere contro l’eterna rivale e, soprattutto, riconquistare il cuore del suo vero amore, reincarnatasi nella tata del piccolo David…<br />
Dopo la delusione di Alice, Burton ha pensato bene di riprendere trama e sviluppo di una soap opera americana celebre alla fine degli anni ’60 (da qui l’ambientazione in quel periodo), che con lungimiranza aveva mischiato amore e morte, sconvolgimenti familiari e spirito dark ante litteram; deve aver pensato che non ci fosse nulla di più “burtoniano” in una favola simile, al cui interno ci sono le eterne suggestioni del regista, dall’horror fantasmatico di Sleepy Hollow alla tenera diversità di Edward mani di forbice alla saga familiare di Big fish. E in effetti è così, ma il risultato non è molto di più di una divertente baracconata, in cui Burton gioca a “fare” il Burton così come possono volerlo i milioni di fans sparsi per il mondo, Johnny Depp è un Edward attualizzato ma meno tenero, e le scenografie virano di continuo fra il gotico e il circense. La scoppiettante sceneggiatura segue a ruota le grottesche vicende di questa sorta di famiglia Addams suo malgrado, e nulla ci è risparmiato, con battute che paiono continue autocitazioni (e quando Depp/Barnabas ipnotizza uno sprezzante Cristopher Lee viene più che da sorridere) e una messinscena greve e fine a se stessa, anche se mai pesante né banale. Insomma, il ritorno alla narrazione come ce lo si poteva aspettare, e forse però pure la pietra tombale definitiva di ogni ulteriore ambizione autoriale: Burton è come Jagger quando oggi canta Satisfaction, lucidissimo e impeccabile ma troppo vicino all’essere un clown che offre quel che ci si aspetta e nulla di più. Di rilievo le interpretazioni della Moretz, adolescente inquieta da incubo erotico, e di Eva Green, una strega simil-Crudelia Demon di seducente corporeità. E fulminante l’apparizione di Alice Cooper, anch’egli da 40 anni uguale a se stesso, ma che “se stesso”, signori! Quanto a Johnny Depp, timbra il biglietto come sul tram, e questo gli succede troppo spesso ultimamente.<br />
Splendido per i fans, simpatico per molti, deludente per chi si aspetta una risalita o anche solo un colpo di coda. Comunque, godibile.  </p>
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		<title>DanteSka</title>
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		<pubDate>Wed, 09 May 2012 13:36:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Heiko H. Caimi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
<category>DanteSka</category><category>Giuseppe Ciarallo</category>
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		<description><![CDATA[DanteSka &#8211; Autore: Giuseppe Ciarallo &#8211; con illustrazioni di: Manlio Truscia &#8211; Brossura 96 Pagine &#8211; Editore: PaginaUno &#8211; Anno: 2011 ISBN: 9788890496226 Sorprende come si possa scrivere in versi e in rima con una tale scioltezza e una tale modernità, parlando dei malanni del nostro presente, in cui impantanati arranchiamo. Le tematiche sono molteplici: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nouvellevague.eu/wp-content/uploads/2012/05/danteska_IMG.jpg"><img src="http://www.nouvellevague.eu/wp-content/uploads/2012/05/danteska_IMG.jpg" alt="danteska IMG DanteSka" title="danteska_IMG" width="250" height="381" class="alignleft size-full wp-image-2108" /></a><em>DanteSka</em> &#8211; Autore: Giuseppe Ciarallo &#8211; con illustrazioni di:  Manlio Truscia &#8211; Brossura 96 Pagine &#8211; Editore: PaginaUno &#8211; Anno: 2011<br />
ISBN: 9788890496226<br />
<span id="more-2105"></span><br />
Sorprende come si possa scrivere in versi e in rima con una tale scioltezza e una tale modernità, parlando dei malanni del nostro presente, in cui impantanati arranchiamo. Le tematiche sono molteplici: dalla caduta di fede nella politica, che in ogni schieramento ha tradito i propri ideali, all&#8217;attualità di sopraffazione in cui gli ultimi fanno le scarpe agli ultimi. Il tutto espresso con un linguaggio diretto in sette canti suddivisi in quartine, con impeccabili versi rimati, rendendo evidente la modernità di una poesia basata su stilemi antichi. Non a caso il sottotitolo del libro è “ApocriFunk – Hip Hopera in sette canti”, con allusione al rap e a generi musicali sempreverdi.<br />
Un&#8217;opera satirica densa di umorismo e di affermazioni non banali nella quale vengono stigmatizzati, con indocile ironia, il nostro modus vivendi e la deriva della politica e nella quale non sarà difficile riconoscere attori del nostro presente come del nostro passato. Da leggere assolutamente.<br />
Per chi volesse saperne di più:</p>
<p>Intervista all&#8217;autore:</p>
<p>http://latinoamericaexpress.blog.unita.it/danteska-di-giuseppe-ciarallo-1.347925</p>
<p>La presentazione ufficiale:</p>
<p>http://www.edizionipaginauno.it/Danteska-Giuseppe-Ciarallo.php</p>
<p>Video Lettura di DanteSka di Giuseppe Ciarallo:</p>
<p>http://lamericalatina.net/2011/12/23/video-lettura-di-danteska-di-giuseppe-ciarallo/</p>
<h4>Incoming search terms:</h4><ul><li>libri da leggere assolutamente</li></ul>]]></content:encoded>
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		<title>Gli infedeli</title>
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		<pubDate>Tue, 08 May 2012 15:37:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ilaria Loiacono</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
<category>Aina Clotet</category><category>Alexandra Lamy</category><category>Charles Gerard</category><category>Cherry Vercher</category><category>Clara Ponsot</category><category>David Allen Cluck</category><category>Geraldine Nakache</category><category>Gilles Lelouche</category><category>Gli infedeli</category><category>Guillaume Canet</category><category>Isabelle Nanty</category><category>Jean Dujardin</category><category>Johanna Nizard</category><category>Juliene Leprise</category><category>Lionel Abelanski</category><category>Luca Lombardi</category><category>Maeva Pasquali</category><category>Manu Payet</category><category>Mathilda May</category><category>Partha Majumder</category><category>Sandrine Kiberlain</category>
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		<description><![CDATA[Les infidèles &#8211; Regia: Jean Dujardin &#038; Gilles Lellouche, Emmanuelle Bercot, Fred Cavayé, Alexandre Courtès, Michel Hazanavicius, Eric Lartigau &#8211; Con: Jean Dujardin, Guillaume Canet, Mathilda May, Sandrine Kiberlain, Alexandra Lamy, Gilles Lelouche, Charles Gerard, Isabelle Nanty, Lionel Abelanski, Manu Payet, Geraldine Nakache, Clara Ponsot, Aina Clotet, David Allen Cluck, Luca Lombardi, Cherry Vercher, Maeva [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nouvellevague.eu/wp-content/uploads/2012/05/gli-infedeli.jpg"><img src="http://www.nouvellevague.eu/wp-content/uploads/2012/05/gli-infedeli.jpg" alt="gli infedeli Gli infedeli" title="gli infedeli" width="194" height="260" class="alignleft size-full wp-image-2101" /></a><em>Les infidèles</em> &#8211; Regia: Jean Dujardin &#038; Gilles Lellouche, Emmanuelle Bercot, Fred Cavayé, Alexandre Courtès, Michel Hazanavicius, Eric Lartigau &#8211; Con: Jean Dujardin, Guillaume Canet, Mathilda May, Sandrine Kiberlain, Alexandra Lamy, Gilles Lelouche, Charles Gerard, Isabelle Nanty, Lionel Abelanski, Manu Payet, Geraldine Nakache, Clara Ponsot, Aina Clotet, David Allen Cluck, Luca Lombardi, Cherry Vercher, Maeva Pasquali, Johanna Nizard, Partha Majumder, Juliene Leprise &#8211; Sceneggiatura: Jean Dujardin, Gilles Lellouche, Stephane Joly, Philippe Caveriviere &#038; Nicolas Bedos &#8211; Fotografia: Guillaume Schiffman &#8211; Durata: 109 min &#8211; Distribuzione: BIM &#8211; Francia, 2012<br />
<span id="more-2099"></span><br />
Gli infedeli e l&#8217;infedeltà. Argomento scottante. Drammatico? Divertente? La coppia formata dal premio Oscar Jean Dujardin e da Gilles Lellouche sceglie la seconda opzione, non rinunciando ad accenni patetici e lacrimevoli. Operazione non facile specie se il progetto si fa ardito e punta ad essere un film a episodi formato da 6 cortometraggi e 3 brevi sketch con ben 7 registi diversi al timone. Il filo conduttore è uno, il tradimento, colto negli aspetti più ironici e grossolani ma anche in quelli più tristi e riflessivi. Ma è il tono comico e ridanciano a fare da padrone con, purtroppo, scarsi risultati. Mariti annoiati e sessodipendenti, mogli che pretendono risposte e verità e un minuto dopo se ne pentono, padri di famiglia invaghiti di lolite universitarie: storie accomunate dal medesimo argomento ma estremamente scollegate nonostante il monotema affrontato. Le avventure si succedono con tono petulante e monotono e per di più appaiono forzate e poco credibili. E quando lo sbadiglio sembra avvicinarsi ecco gli sketch demenziali salva-sonno firmati<br />
da Alexandre Courtès, che ci regala vere e proprie freddure cinematorafiche capaci di strappare sincere risate dopo interminabili minuti di torpore. E&#8217; come se si intuisse un lontanissimo richiamo alla rassicurante commedia all&#8217;italiana, con le sue risate e le sue tenere riflessioni, ma sfortunatamente questa impressione lentamente scompare in un marasma di filmetti scollegati e piuttosto banali. Peccato perchè la fine ci regala momenti di comicità non indifferenti a cui ormai però si fatica a far caso dopo la tortura dell&#8217;ora e mezza sopportata poco prima; e poi, diciamolo, la coppia Dujardin e Lellouche con la loro irresistibile faccia da schiaffi funziona, la loro mimica è gradevole così come l&#8217;interpretazione, sebbene sia penalizzata dal doppiaggio.<br />
Sicuramente i due daranno il meglio di loro in altri film, magari meno sbilanciati e scombinati. Un merito va però all&#8217;interessante episodio intitolato “La domanda”, diretto da Emmanuelle Bercot (che ha collaborato con Maiwenn in <em>Polisse</em>), la cui regia fatta di ellissi e intensi primi piani ci regala minuti intensi e pieni di ritmo nonostante il tema sentimentale affrontato. L&#8217;unico tocco femminile in tutto il film si nota, eccome.</p>
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		<title>The hunger games</title>
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		<pubDate>Sun, 06 May 2012 17:16:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Cavalleri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
<category>Battle Royale</category><category>Contenders: Serie 7</category><category>Donald Sutherland</category><category>Gary Ross</category><category>Hunger Games</category><category>Peter Watkins</category><category>Richard Bachman</category><category>Stephen King</category><category>Suzanne Collins</category>
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		<description><![CDATA[Titolo originale: idem -Regia: Gary Ross &#8211; Sceneggiatura: Gary Ross, Suzanne Collins, Billy Ray &#8211; Fotografia: Tom Stern &#8211; Scenografia: Philip Messina &#8211; Musica: James Newton Howard &#8211; Interpreti: Jennifer Lawrence, Josh Hutcherson, Liam Hemsworth, Woody Harrelson, Stanley Tucci, Donald Sutherland -Nazionalità: USA, 2012 &#8211; Produzione: Lionsgate -Distribuzione: Warner Bros &#8211; Durata: 142&#8242; In un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nouvellevague.eu/wp-content/uploads/2012/05/hunger.jpg"><img src="http://www.nouvellevague.eu/wp-content/uploads/2012/05/hunger.jpg" alt="hunger The hunger games" title="hunger games" width="600" height="391" class="alignleft size-full wp-image-2093" /></a>Titolo originale: idem -Regia: Gary Ross &#8211; Sceneggiatura: Gary Ross, Suzanne Collins, Billy Ray &#8211; Fotografia: Tom Stern &#8211; Scenografia: Philip Messina &#8211; Musica: James Newton Howard &#8211; Interpreti: Jennifer Lawrence, Josh Hutcherson, Liam Hemsworth, Woody Harrelson, Stanley Tucci, Donald Sutherland -Nazionalità: USA, 2012 &#8211; Produzione: Lionsgate -Distribuzione: Warner Bros &#8211; Durata: 142&#8242;<br />
<span id="more-2091"></span><br />
In un futuro non precisato gli Sati Uniti sono diventati la nazione di Panem. E, come da proverbio, il panem richiede circenses. Al non grato compito sono chiamati 24 adolescenti dei due sessi, una coppia per ciascuno dei distretti in cui è diviso il paese, sorteggiati per essere pronti a morire nel corso degli Hunger Games, gara/reality che prevede la sopravvivenza di un unico concorrente. Katniss, offertasi volontaria al posto della sorellina, dovrà conquistarsi una popolarità che la aiuti ad arrivare fino in fondo&#8230;<br />
Dodicesimo posto nel box office statunitense di tutti i tempi, con non poche probabilità di entrare a fine corsa nei primi dieci: <em>The hunger games</em> si presenta con queste credenziali. Purtroppo, va detto, non con molto altro, e non sarà un caso che il successo nel mondo sia &#8211; pur con numeri di tutto rispetto &#8211; decisamente più tiepido. Tratto da una serie di romanzi di Suzanne Collins, che collabora anche alla sceneggiatura, non si discosta molto dalla saga di Twilight, di cui sembra la versione survivalista. E sì che il materiale, pur non nuovissimo (di adolescenti condannati a morire si nutre già il mito greco da Teseo in poi, per non parlare di <em>Battle Royale</em>: e il reality come mostra di violenza era già presente nel romanzo di King/Bachman <em>L&#8217;uomo in fuga</em> piuttosto che in film come <em>Contenders: serie 7</em>)  &#8211; si prestava a qualche approfondimento interessante, a qualche sviluppo di carattere politico/sociologico non banale. Ma qui si preferisce andare sul sicuro e narrare una interminabile (si sfiorano le due ore e mezza) saga dagli esiti scontatissimi, oltretutto piuttosto ipocrita nel suo annuciare una violenza che viene poi appena mostrata e nel suggerire spunti politici (la genesi del tutto deriverebbe da una rivolta soffocata nel sangue da parte dei super ricchi che abitano la capitale) lasciati poi rapidamente cadere. Restano una regia non malvagia &#8211; e del resto Gary Ross qualcosa di bello con <em>Pleasantville</em> l&#8217;aveva fatto vedere &#8211; qualche invenzione scenografica, marchettoni comunque spiritosi di attori famosi (la palma a Sutherland, con la sua battuta &#8220;Lei ama gli svantaggiati? Io no&#8221;) e il sicuro carisma di Jennifer Lawrence, sempre più destinata a una fulgida carriera. Il resto, parafrasando il Bardo, è rumore. Abbastanza per un pomeriggio piovoso, ma non molto di più. </p>
<h4>Incoming search terms:</h4><ul><li>the hunger games svantaggiati</li></ul>]]></content:encoded>
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		<title>Yossi senza Jagger</title>
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		<pubDate>Sun, 06 May 2012 15:53:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ludovica Gazzè</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
<category>eytan fox</category><category>ohad knoller</category><category>yossi</category><category>yossi e jagger</category>
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		<description><![CDATA[Per chi ha visto Yossi e Jagger, non c’è bisogno di presentazioni. Per chi non l’ha visto, questa recensione contiene spoiler. E’ caldamente consigliata la visione di entrambi i film, anche se Yossi è un opera a sé. Dopo dieci anni dal servizio militare, (e quasi altrettanti dopo il primo film) Yossi è diventato un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nouvellevague.eu/wp-content/uploads/2012/05/tribeca.jpg"><img src="http://www.nouvellevague.eu/wp-content/uploads/2012/05/tribeca.jpg" alt="tribeca Yossi senza Jagger" title="tribeca" width="259" height="194" class="alignleft size-full wp-image-2088" /></a>Per chi ha visto <em>Yossi e Jagger</em>, non c’è bisogno di presentazioni. Per chi non l’ha visto, questa recensione contiene spoiler. E’ caldamente consigliata la visione di entrambi i film, anche se <strong>Yossi</strong> è un opera a sé.<br />
<span id="more-2086"></span><br />
Dopo dieci anni dal servizio militare, (e quasi altrettanti dopo il primo film) Yossi è diventato un cardiologo stimato. Un giovane cardiologo che rifiuta ogni proposta di uscire dei colleghi, che non prende ferie e che si masturba davanti a film porno e resti di cena take-away. Ci vuole un incontro fortuito a sbloccarlo.<br />
La pena nel cuore di Yossi è grande, ed Eytan Fox, che più volte ha ripetuto quanto questo sia la sua opera più personale, gli lascia tutto il tempo che gli serve per mettersi in pace con se stesso. In un film molto più profondo e introspettivo del primo, il regista si sofferma sul senso di vuoto e di inadeguatezza che riempie il protagonista, e lo fa con una regia più attenta ai dettagli. E solo nella seconda parte, quando Yossi si lascia andare, Fox lascia andare lo spettatore, e ritorna alla leggerezza di Yossi e Jagger, alle battute spensierate, e ai momenti di intimità più semplici e al tempo stesso più dolci.<br />
Il regista ha dichiarato che in questo film voleva salvare Yossi. Ma ancora una volta, lo fa sfuggendo agli stereotipi “dei film americani”. Certo, i deus ex machina ci sono, la trama è tutta un susseguirsi di coincidenze, ma i personaggi non sono solo strumenti della storia. C’è un integrità in loro che li fa risaltare a tutto tondo. E se Tom ricorda Jagger, pur essendone intrinsecamente diverso, eccoci a riflettere sulle dinamiche di elaborazione del lutto.<br />
In concorso, il film non ha ricevuto premi, dopo che Ohad Knoller (Yossi) aveva riscosso quello per miglior attore proprio al Tribeca Film Festival.</p>
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		<title>The Avengers</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Apr 2012 17:43:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Cavalleri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
<category>Buffy lammazzavampiri</category><category>marvel</category><category>popcorn</category><category>stan lee</category><category>Whedon</category>
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		<description><![CDATA[Di:Joss Whedon &#8211; Con: Robert Downey Jr, Scarlett Johansson, Mark Ruffalo,Samuel Jackson &#8211; Sceneggiatura: Joss Whedon &#8211; Fotografia: Seamus McGarvey &#8211; Montaggio: Jeffrey Ford, Lisa Lassek -Scenografia: James Chinlund &#8211; Musica: Alam Silvestri &#8211; Produzione:Kevin Feige &#8211; Durata: 135&#8242;- USA, 2012 Il malvagio semidio caduto Loki ha deciso di impadronirsi del Tesseract &#8211; cubo capace [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nouvellevague.eu/wp-content/uploads/2012/04/locandna-the-avengers.jpg"><img src="http://www.nouvellevague.eu/wp-content/uploads/2012/04/locandna-the-avengers.jpg" alt="locandna the avengers The Avengers" title="locandina the avengers" width="150" height="222" class="alignleft size-full wp-image-2081" /></a> Di:Joss Whedon &#8211; Con: Robert Downey Jr, Scarlett Johansson, Mark Ruffalo,Samuel Jackson &#8211; Sceneggiatura: Joss Whedon &#8211; Fotografia: Seamus McGarvey &#8211; Montaggio: Jeffrey Ford, Lisa Lassek -Scenografia: James Chinlund &#8211; Musica: Alam Silvestri &#8211; Produzione:Kevin Feige &#8211; Durata: 135&#8242;- USA, 2012<br />
<span id="more-2079"></span><br />
Il malvagio semidio caduto Loki ha deciso di impadronirsi del Tesseract &#8211; cubo capace di sviluppare un&#8217;energia illimitata ed aprire la porta dell&#8217;Universo &#8211; per poter conquistare la Terra. Per tentare di fermarlo il colonnello Fury, capo dello Shield, decide di riunire una squadra di supereroi quale il mondo non ha mai conosciuto. Tentativo rischioso, visto che le frizioni caratteriali non mancano, ma inevitabile di fronte a un&#8217;invasione dallo spazio profondo&#8230;<br />
<em>The Avengers</em> era indubbiamente uno dei film più attesi dell&#8217;annata. Se non altro per la sua promessa di sintetizzare l&#8217;infinita continuity dei vari personaggi Marvel, factory sterminata da cui sono scaturiti alcuni dei maggiori successi planetari degli ultimi anni. Va detto che la missione è sostanzialmente riuscita, e la spesa del biglietto è meritata. Sarà che il regista e sceneggiatore Joss Whedon &#8211; nome non proprio conosciutissimo, ma al suo attivo quantomeno la serie di <em>Buffy l&#8217;ammazzavampiri</em> &#8211; oltre a tanta palestra televisiva, è stato anche scrittore per la Marvel, e conosce la materia. Sarà che il cast, per quanto ridotto a dar corpo a figure originariamente (e necessariamente)bidimensionali, risponde con partecipazione e divertimento. Sarà che. a differenza di non poche pellicole del genere, ci si prende tutto il tempo (e forse, se c&#8217;è un limite, è che se ne prende anche troppo) per raccontare la genesi della squadra senza voler per forza salire sull&#8217;ottovolante dal primo all&#8217;ultimo minuto. Qualunque siano i motivi, la pellicola scorre senza sforzo per tutto il pur potenzialmente sfiancante metraggio, con qualche sapido tocco autoironico e carichi di adrenalina quando serve. E, se i giovanissimi applaudono, anche gli adulti quantomeno sorridono. Popcorn movie? Senza alcun dubbio. Ma almeno stavolta vale davvero la pena di comprarli, stante la (ormai consueta) benedizione di Stan Lee che stavolta si concede un cameo nella parte di se stesso.. A suo modo, ed essendo perfettamente consci di scomodare un termine più adatto ad altre (e maggiori) opere, epocale. </p>
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		<title>I revisionisti</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Apr 2012 10:51:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ludovica Gazzè</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In Texas un organo elettivo, e quindi politico, ha il compito ogni dieci anni di riscrivere gli standard per i libri di testo usati nello stato. Nessun libro che non sia conforme può essere adottato. E questo, che insieme alla California, è il mercato più grande degli Stati Uniti per i libri di testo, detta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nouvellevague.eu/wp-content/uploads/2012/04/tribeca5.jpg"><img src="http://www.nouvellevague.eu/wp-content/uploads/2012/04/tribeca5.jpg" alt="tribeca5 I revisionisti" title="tribeca" width="259" height="194" class="alignleft size-full wp-image-2074" /></a>In Texas un organo elettivo, e quindi politico, ha il compito ogni dieci anni di riscrivere gli standard per i libri di testo usati nello stato. Nessun libro che non sia conforme può essere adottato. E questo, che insieme alla California, è il mercato più grande degli Stati Uniti per i libri di testo, detta legge in tutta la nazione.<br />
Scott Thurman ci porta dietro le quinte delle ultime due grandi revisioni, dominate dall’ala più estremista del partito conservatore, il Tea Party (sì, quello di Sarah Palin, per intenderci).<br />
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Se qualcuno  pensa che in Italia ci siano troppe ingerenze della Chiesa, o che la discussione di qualche anno fa sui libri di testo faziosi perché scritti solo da comunisti fosse eccessiva, beh, non ha visto nulla. La Commissione per l’Educazione del Texas è stata guidata per anni da Don McLeroy, un dentista creazionista che crede nella teoria della terra giovane (meno di 10000 anni). E che pontifica su come uomini e dinosauri camminassero insieme sulla terra qualche tempo fa mentre i suoi inermi pazienti non possono ribattere.<br />
Come lui, gli altri membri della Commissione non sono esperti nelle materie per cui si trovano a dover scrivere gli standard (scienze e scienze sociali sono le due materie su cui si concentra il documentario). Ma degli esperti veri non si fidano. Il qui pro quo da cui parte la discussione sulla teoria dell’evoluzione sta proprio nello standard che impone ai libri di testo di riportare punti di forza e di debolezza di ogni teoria. “Ma non ci sono prove che confutano la teoria evoluzionista” dicono gli esperti. “La teoria evoluzionista non è un fatto. Quindi ha dei punti deboli” ribattono i membri della Commissione. E le case editrici tremano al pensiero di cosa dovranno inventarsi per sottostare ai Dieci Comandamenti, pardon agli standard. Ecco allora intervenire alcune associazioni non governative che perorano la causa evoluzionista, battendosi perché la dicitura “punti di forza e di debolezza” venga abolita. Mozione approvata. Salvo poi reintrodurla dalla finestra alla voce “analisi e verifica” delle teorie. Cambiare tutto per non cambiare nulla.<br />
Così, questo film finisce per documentare il funzionamento della politica, fatto di compromessi, di persone incompetenti che non lasciano il posto agli esperti per questioni ideologiche, o, ancora peggio, per non perdere la poltrona. Il caso degli standard diventa un pretesto, importantissimo di per sé, certo, per parlare di come la società si struttura e si dà le regole.<br />
In concorso, questo documentario non tocca a fondo come fanno altri, ma diverte (si ride per non piangere, e perché, per una volta c’è qualcuno che sta peggio di noi) e fa riflettere.</p>
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		<title>Booker&#8217;s Place: a Mississippi story</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Apr 2012 10:45:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ludovica Gazzè</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
<category>booker wright</category><category>bookers place</category><category>raymond defelitta</category><category>tribeca festival</category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nouvellevague.eu/wp-content/uploads/2012/04/tribeca4.jpg"><img src="http://www.nouvellevague.eu/wp-content/uploads/2012/04/tribeca4.jpg" alt="tribeca4 Bookers Place: a Mississippi story" title="tribeca" width="259" height="194" class="alignleft size-full wp-image-2071" /></a>Quando, nel 1965, Frank De Felitta approda a Greenwood, Mississippi, per girare un documentario sulla segregazione razziale dal punto dei vista dei bianchi, succede qualcosa di inaspettato. Booker, un cameriere afroamericano dal sorriso aperto, invece di limitarsi a snocciolare il menu infinito davanti alle telecamere per un po’ di folklore, mette in scena una sua serata tipo. “Hey negro, guarda che non ti do la mancia”. E poi ci sono i clienti buoni : “Non chiamarlo negro, si chiama Booker. Lui è un buon negro, è il mio negro”. E anche se fa male, Booker continua a sorridere. Oggi, Raymond De Felitta torna sulle orme del padre, e fa i conti con gli effetti di quel documentario.<br />
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<strong>Booker’s Place: a Mississippi Story</strong> è tante cose. E’ un omaggio a un documentario, che seppure andato in onda solo tre o quattro volte in televisione, provava a scavare sotto il professato amore dei bianchi per i neri, per le loro mamme nere che li hanno cresciuti, e per i compagni di giochi nelle piantagioni. Per trovarci storie che forse abbiamo già sentito, di abusi della polizia e di oltraggi, ma che qui sono narrate in maniera personale e intima. Anche nello stile delle riprese, Raymond richiama “l’originale”, usando il bianco e nero e gli interni come compaiono nel film del 1965.<br />
E’ un omaggio a Booker Wright, qualcosa di più di un attivista per caso, che per quel breve spezzone, che qui ricorre come un mantra, a sottolinearne l’importanza, perse il lavoro e la benevolenza dei bianchi. E’ un tentativo di mettere insieme cause ed effetti, per arrivare a interrogativi etici fondamentali nella professione di giornalista o di documentarista. Mettere in pericolo una vita per la verità. E se quella vita vuole darsi per la verità? Bisogna permetterglielo?<br />
Non da ultimo, il rapporto padre-figlio, pur non venendo mai indagato esplicitamente, rimane come un filo conduttore in tutto il film. E’ il motivo principale che ha fatto nascere l’opera, e la permea per tutti i 90 minuti, rimanendo in sottofondo. E in parallelo, i racconti dei famigliari di Booker chiudono il cerchio di questa riflessione sulla famiglia e sull’eredità culturale che ognuno di noi si porta dietro.<br />
Questo documentario in concorso ha il pregio di fondarsi su una grande storia personale che parla ad ogni spettatore in modo diverso. Un’altra riconferma dell’attenzione dei selezionatori al mondo dei documentari.</p>
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		<title>The rum diary: Cronache di una passione</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Apr 2012 09:58:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ilaria Loiacono</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
<category>aaron eckhart</category><category>amber heard</category><category>bruce robinson</category><category>hunter thompson</category><category>Johnny Depp</category><category>the rum diary</category>
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		<description><![CDATA[The rum diary &#8211; Di: Bruce Robinson Con: Johnny Depp, Aaron Eckhart, Michael Rispoli, Amber Heard, Richard Jenkins, Giovanni Ribisi, Bill Smitrovich &#8211; Sceneggiatura: Bruce Robinson &#8211; Fotografia:Dariusz Wolski &#8211; Scenografie:Chris Seagers, Rosemary Brandenburg &#8211; Montaggio:Carol Littleton &#8211; Musiche: Christopher Young &#8211; Produzione: Johnny Depp, Christi Dembrowski, Graham King, Robert Kravis, Anthony Rhulen &#8211; Durata:120&#8242; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nouvellevague.eu/wp-content/uploads/2012/04/the-rum-diary.jpg"><img src="http://www.nouvellevague.eu/wp-content/uploads/2012/04/the-rum-diary.jpg" alt="the rum diary The rum diary: Cronache di una passione" title="the rum diary" width="258" height="195" class="alignleft size-full wp-image-2067" /></a><em>The rum diary</em> &#8211; Di: Bruce Robinson Con: Johnny Depp, Aaron Eckhart, Michael Rispoli, Amber Heard, Richard Jenkins, Giovanni Ribisi, Bill Smitrovich &#8211; Sceneggiatura: Bruce Robinson &#8211; Fotografia:Dariusz Wolski &#8211; Scenografie:Chris Seagers, Rosemary Brandenburg &#8211; Montaggio:Carol Littleton &#8211; Musiche: Christopher Young &#8211; Produzione: Johnny Depp, Christi Dembrowski, Graham King, Robert Kravis, Anthony Rhulen &#8211; Durata:120&#8242; &#8211; Distribuzione: 01 Distribution &#8211; USA, 2011<br />
<span id="more-2065"></span><br />
Prendete un giornalista mezzo alcolizzato di nome Paul Kemp (Jhonny Depp) che un bel giorno decide di trasferirsi a Puerto Rico per rilanciare le sorti di un quotidiano locale in pieno fallimento; aggiungeteci un uomo d&#8217;affari ricco e corrotto, Sanderson (Aaron Eckhart), che inevitabilmente cercherà di portarlo sulla cattiva strada, e la sua bella fidanzata dall&#8217;occhio languido Chenault (Amber Heard) a cui il nostro Kemp tutto può meno che resisterle. Shakerate il tutto con quel pizzico di pazzia visionaria alla <em>Paura e delirio a Las Vegas</em> ed otterrete il nuovo film &#8220;alla Depp&#8221;. Sempre matterello ovvio ma meno convincente del solito, poco esuberante, un pò più noioso del previsto. Sudore, tanti soldi, pochi soldi, musica, belle macchine, Cinquecento scassate, allucinazioni, rum e ancora rum. Ma il mix è un pò scombinato, poco incisivo, la trama è a tratti cedevole se si pensa alle menti esuberanti che l&#8217;hanno tirata fuori: regia di Robinson (autore nell&#8217;87 di un gioellino come <em>Shakespeare a colazione</em>) e racconto tratto dal romanzo di Hunter S. Thompson. Un pochino di più ce lo aspettavamo. Ma poi eccole, le espressione di Johnny, deliranti e meravigliose, quelle che solo lui riesce a regalarci senza deluderci mai. Un marchio di garanzia. E poi la fotografia firmata Dariusz Wolski, la macchina a spalla così tremante e così vera, le luci così realistiche e allo stesso tempo calde ed esotiche, quell&#8217;atmosfera così anni &#8217;50 e la decisione di girare in 16 mm. Insomma un racconto che in questo caso quasi diventa secondario innanzi all&#8217;effervescenza dell&#8217;esecuzione.</p>
<h4>Incoming search terms:</h4><ul><li>dariusz wolski</li></ul>]]></content:encoded>
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		<title>Bel ami &#8211; Storia di un seduttore</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Apr 2012 09:48:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ilaria Loiacono</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
<category>bel ami</category><category>Christina Ricci</category><category>guy de maupassant</category><category>Kristin Scott Thomas</category><category>robert pattinson</category><category>uma thurman</category>
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		<description><![CDATA[Bel Ami &#8211; Regia: Declan Donnellan e Nick Ormerod &#8211; Con: Robert Pattinson, Uma Thurman, Kristin Scott Thomas, Christina Ricci, Colm Meaney, Philip Glenister, Holliday Grainger &#8211; Sceneggiatura:Rachel Bennette &#8211; Direttore della fotografia: Stefano Falivene &#8211; Montaggio: Masahiro Hirakubo &#8211; Costumi: Odile Dicks-Mireau &#8211; Scenografia: Attila Kovacs &#8211; Produttore esecutivo: Simon Fuller &#8211; Prodotto da: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nouvellevague.eu/wp-content/uploads/2012/04/bel-ami.jpg"><img src="http://www.nouvellevague.eu/wp-content/uploads/2012/04/bel-ami.jpg" alt="bel ami Bel ami   Storia di un seduttore" title="bel ami" width="299" height="168" class="alignleft size-full wp-image-2063" /></a><em>Bel Ami</em> &#8211; Regia: Declan Donnellan e Nick Ormerod &#8211; Con: Robert Pattinson, Uma Thurman, Kristin Scott Thomas, Christina Ricci, Colm Meaney, Philip Glenister, Holliday Grainger &#8211; Sceneggiatura:Rachel Bennette &#8211; Direttore della fotografia: Stefano Falivene &#8211; Montaggio: Masahiro Hirakubo &#8211; Costumi: Odile Dicks-Mireau &#8211; Scenografia: Attila Kovacs &#8211; Produttore esecutivo: Simon Fuller &#8211; Prodotto da: Uberto Pasolini &#8211; Distribuzione: 01 Distribution &#8211; Durata:103 min &#8211; GBR, Francia, Italia, 2012<br />
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Georges Duroy (Robert Pattinson) è un giovane e affascinante ex soldato squattrinato che un bel giorno capisce che la strada più semplice per arricchirsi e arrivare al successo è quella di sedurre e sfruttare le donne dell&#8217;alta società nella Parigi di fine Ottocento. E così basta un semplice sguardo a far sua la dolce Clotilde (Christina Ricci), ricca donna estremamente sensibile che fino alla fine rimarrà accanto al nostro bel giovane, e basta attendere il momento propizio per riuscire a sposare l&#8217;affascinante e forte Madeleine (Uma Thurman), ben inserita nei circoli politici che contano. Il film, tratto dall&#8217;omonimo romanzo di Guy de Maupassant del 1885, ci racconta quindi di un arrampicatore sociale che altro non ha in mente se non il successo personale e la ricchezza e che ben poco si allontana da tante sanguisughe dei nostri giorni. Una storia universale e tanto vicina alla realtà, ovviamente difficile da rappresentare al cinema senza cadere in immagini e atmosfere banali e straviste. Peccato per il bel Pattinson che proprio non riesce a staccarsi di dosso una monoespressione vampiresca da anima in pena, fortunatamente bilanciata dalla buona interpretazione di tutto il cast femminile. Ma la regia di Declan Donnellan e Nick Ormerod, da trent&#8217;anni legati al mondo teatrale e ora al loro esordio cinematografico, è riuscita a confezionare un film che, anche se piuttosto monco nello svolgimento, risulta non noioso e tutto sommato piacevole nell&#8217;esecuzione, grazie a immagini ben tagliate e stacchi di montaggio capaci di regalare all&#8217;insieme un buon ritmo. </p>
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