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	<title>Nouvellevague &#187; Nouvellevague &#8211; Blog di cinema, musica e libri</title>
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	<description>Artisti, pazzi, visionari</description>
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		<title>Sta per piovere</title>
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		<pubDate>Sat, 11 May 2013 09:42:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Clara Arosio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>

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		<description><![CDATA[Regia: Haider Rashid. Con Lorenzo Baglioni, Mohamed Hanifi, Francesco Grifoni, Giulia Rupi, Amir Ati, Michael Alexanian. Sceneggiatura e montaggio Haider Rashid. Fotografia Alessio Valori Scenografia Matteo Cecconi, Gilda Dolmetta. Musica Tom Donald. Assistente alla regia Daniele Bernabei Produzione Haider Rashid, Abdullah Boushahri, Donald Ranvaud. Distribuzione Radical Plans. Drammatico, durata 110 min., Italia, Iraq 2013 Said [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nouvellevague.eu/2013/05/11/2271/sta-per-piovere/" rel="attachment wp-att-2272"><img src="http://www.nouvellevague.eu/wp-content/uploads/2013/05/sta-per-piovere.jpg" alt="sta per piovere Sta per piovere" width="275" height="183" class="alignleft size-full wp-image-2272" title="Sta per piovere" /></a><strong>Regia:</strong> Haider Rashid. <strong>Con</strong> Lorenzo Baglioni, Mohamed Hanifi, Francesco Grifoni, Giulia Rupi, Amir Ati, Michael Alexanian. <strong>Sceneggiatura e montaggio</strong> Haider Rashid.  <strong>Fotografia </strong>Alessio Valori <strong>Scenografia</strong> Matteo Cecconi, Gilda Dolmetta. <strong>Musica </strong>Tom Donald. <strong>Assistente alla regia</strong> Daniele Bernabei <strong>Produzione</strong> Haider Rashid, Abdullah Boushahri, Donald Ranvaud. <strong>Distribuzione </strong>Radical Plans. Drammatico, durata 110 min., Italia, Iraq 2013<br />
<span id="more-2271"></span><br />
Said è un ragazzo nato a Firenze, studia ingegneria meccanica, lavora part-time in una panetteria, ha una ragazza italiana, Giulia, che ama e vorrebbe in un futuro sposare. È appassionato di calcio, e segue con grande partecipazione la squadra italiana, dipingendosi il volto come il tricolore e cantando con passione l’inno di Mameli. Ma c’è un “piccolo particolare”: il padre di Said e Amir (il fratello minore) è algerino. Vive in Italia da trent’anni, in Italia ha costruito la sua famiglia con la moglie ormai scomparsa, in Italia ha trovato il lavoro e cresciuto i suoi figli, che si sentono italiani in tutto e per tutto, che l’Algeria non l’anno neanche mai vista. Ma c’è la crisi, il proprietario della ditta in cui Hamid lavora non sa cosa fare con i lavoratori che non percepiscono lo stipendio da mesi e la situazione che non migliora; e si suicida. Hamid rimane senza lavoro e a nulla vale la sua permanenza trentennale in Italia; la sua pratica per il rinnovo del permesso di soggiorno viene respinta: al contrario viene emesso un decreto di espulsione per la famiglia Mahran.<br />
I tre sono prima increduli, poi attoniti, in seguito arrabbiati e frustrati da una burocrazia in cui “non ci sono tempi lunghissimi, ci sono tempi ridicoli”. La domanda di cittadinanza dei due giovani è in stand-by da anni…e Said si indigna, insiste sul fatto che lui e suo fratello sono nati in Italia, si sentono italiani. Ma, nonostante la sua caparbietà nel cercare di far conoscere la sua situazione attraverso giornali, trasmissioni televisive, conferenze, lo stato di cose non cambia.<br />
Gli italiani di seconda generazione, dice Said, sono in realtà “italiani di seconda categoria”, vessati da “azioni retrograde, razziste e ingiuste”. Li si vorrebbe costringere a tornare nel loro paese, ma lo stesso verbo tornare non ha senso, perché Said e Amir non sono mai stati in Algeria, non hanno nulla laggiù, si sentirebbero dei nessuno, pur nella patria dei padri. E anche lo stesso Hamid, dopo trent’anni di vita in Italia dichiara malinconicamente: “Cosa torno a fare in Algeria? Ho i miei figli qui.”<br />
Sta per piovere è un film importante, perché porta alla luce un tema di sicura e grande attualità.<br />
Come si sente chi ha origini straniere ma è nato in Italia? Che elementi influiscono sulla costruzione dell’identità di questi italiani di seconda generazione? In quanta parte continua a caratterizzarli una sensazione di scissione fra due paesi, la consapevolezza interiore di non appartenere del tutto né all’una né all’altra cultura? E ancora, che magra figura ci fa l’Italia per quanto riguarda la legislazione sull’immigrazione! Anche un avvocato non può quasi niente contro l’ottusità delle leggi. E quello che colpisce di più è quanto gli italiani bistrattino e si lamentino (in questo periodo spesso giustamente) del loro Paese, quanti pochi sappiano peraltro per intero l’inno nazionale; quando invece Said e il fratello sono orgogliosi di essere italiani, e sono sicuri che la loro vita sia qui, pur con le innegabili difficoltà da affrontare.<br />
Il regista iracheno Haider Rashid, nato e cresciuto a Firenze da padre iracheno e madre italiana, sa di cosa sta parlando. E si vede. Il film è ben fatto, attuale, commovente. Da vedere.</p>
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		<title>Le streghe di Salem</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Apr 2013 09:21:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Cavalleri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>

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		<description><![CDATA[Regia: Rob Zombie &#8211; Soggetto e sceneggiatura: Rob Zombie &#8211; Interpreti: Sheri Moon,Bruce Davison,Ken Foree, Patricia Quinn, Maria Conchita Alonso &#8211; Montaggio: Glenn Garland &#8211; Fotografia: Brandon Trost &#8211; Produzione: Usa, 2012 &#8211; Distribuzione: Notorious Pictures &#8211; Durata: 101&#8242; Salem, ai giorni nostri. Heidi Hawtorne, apprezzata dj notturna con qualche problema di dipendenza non proprio [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nouvellevague.eu/2013/04/30/le-streghe-di-salem/streghe-7/" rel="attachment wp-att-2267"><img src="http://www.nouvellevague.eu/wp-content/uploads/2013/04/streghe6.jpg" alt="streghe6 Le streghe di Salem" width="600" height="400" class="alignleft size-full wp-image-2267" title="Le streghe di Salem" /></a>Regia: Rob Zombie &#8211; Soggetto e sceneggiatura: Rob Zombie &#8211; Interpreti: Sheri Moon,Bruce Davison,Ken Foree, Patricia Quinn, Maria Conchita Alonso &#8211; Montaggio: Glenn Garland &#8211; Fotografia: Brandon Trost &#8211; Produzione: Usa, 2012 &#8211; Distribuzione: Notorious Pictures &#8211; Durata: 101&#8242;<br />
<span id="more-2252"></span><br />
Salem, ai giorni nostri. Heidi Hawtorne, apprezzata dj notturna con qualche problema di dipendenza non proprio alle spalle, riceve una scatola di legno che contiene il vinile del misterioso gruppo rock &#8220;The Lords&#8221;. Una volta ascoltatolo, comincia a soffrire di allucinazioni via via più terrificanti che sembrano rimontare al terribile passato della cittadina, famigerata per la seicentesca caccia alle streghe. Periodo in cui si era ahimé distinto un giudice di nome Hawtorne, che aveva sgominato un congrega soprannominata &#8220;The Lords&#8221; e sulla cui stirpe era ricaduta una terribile maledizione&#8230;<br />
Già con il film d&#8217;esordio <em>La casa dei mille corpi</em> Rob Zombie era stato immediatamente salutato come il nuovo fenomeno del cinema horror americano. Investitura forse un po&#8217; frettolosa, e in effetti dopo il notevoleseguito <em>La casa del diavolo</em> erano seguiti titoli di buon incasso ma non proprio esaltanti. Indubbiamente, però, del talento c&#8217;è, e &#8211; cosa anche più importante &#8211; è un talento in crescita ed interessato a sperimentare nuove forme dell&#8217;horror. Nè è la riprova <em>Le streghe di Salem</em> (il titolo originale recitava <em>The Lords of Salem</em>, e sfugge perché non sia stato mantenuto vista la trama, ma transeat&#8230;). Dove il regista ha il coraggio di abbandonare la strada (e gli stilemi) che lo avevano contraddistinto fin qui (l&#8217;ossessione per il corpo e le sue ferite, il gore portato all&#8217;estremo) per rilanciare in una direzione del tutto diversa. Non solo e non tanto nella trama &#8211; di horror stregoneschi e/o demoniaci è piena la storia del cinema &#8211; quanto nei risultati. La direzione è quella del perturbante, come già in <em>Shining</em> e <em>Rosemary&#8217;s Baby</em>, evidenti numi tutelari dell&#8217;operazione, ma un perturbante comunque <em>carnale</em>, fatto di immagini potenti ed evocative, di invenzioni scenografiche e registiche, di movimenti della macchina da presa sempre pensati per provocare la massima attenzione &#8211; e il massimo disagio &#8211; possibile (e il dolly che chiude il film, tanto splendido quanto apparentemente privo di significato, ne è la migliore dimostrazione). Con una dichiarazione di poetica Che è in qualche modo anche una dichiarazione politica (la stregoneria come rivolta del sesso debole al potere maschile, il satanismo come ribellione ad un ordine imposto ma tutt&#8217;altro che perfetto). Ovviamente si può non essere d&#8217;accordo, e liquidare il tutto come un filmetto blasfemo la sua parte ma fondamentalmente derivativo &#8211; ed è inutile negare che le ingenuità visive e le aporie di sceneggiatura non mancano. Ma, per quel che conta l&#8217;avviso del recensore, può valere la pena di rischiare. Non un capolavoro, ma sicuramente qualcosa di diverso dal solito.</p>
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		<title>Il volto di un&#8217;altra</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Apr 2013 10:31:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Clara Arosio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
<category>alessandro preziosi</category><category>chirurgia estetica</category><category>il volto di unaLTRA</category><category>Laura Chiatti</category><category>Pappi Corsicato</category>
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		<description><![CDATA[Regia Pappi Corsicato. Con Laura Chiatti, Alessandro Preziosi, Lino Guanciale, Iaia Forte, Sceneggiatura Pappi Corsicato, Monica Rametta, Gianni Romoli. Montaggio Cristiano Travaglioli. Fotografia Italo Petriccione. Costumi Roberto Chiocchi. Suono Alessandro Rolla. Produzione R &#038; C Produzioni e Rai Cinema. Distribuzione Officine Ubu. Durata 84 min., Italia 2011. Bella e Renè, una coppia nella vita ma, [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nouvellevague.eu/2013/04/13/il-volto-di-unaltra/il-volto-di-unaltra/" rel="attachment wp-att-2248"><img src="http://www.nouvellevague.eu/wp-content/uploads/2013/04/il-volto-di-unaltra.jpg" alt="il volto di unaltra Il volto di unaltra" width="310" height="163" class="alignleft size-full wp-image-2248" title="Il volto di unaltra" /></a><strong>Regia</strong> Pappi Corsicato. <strong>Con</strong> Laura Chiatti, Alessandro Preziosi, Lino Guanciale, Iaia Forte,  <strong>Sceneggiatura</strong> Pappi Corsicato, Monica Rametta, Gianni Romoli. <strong>Montaggio</strong> Cristiano Travaglioli.  <strong>Fotografia</strong> Italo Petriccione.  <strong>Costumi</strong> Roberto Chiocchi. <strong>Suono</strong> Alessandro Rolla. <strong>Produzione </strong>R &#038; C Produzioni e Rai Cinema. <strong>Distribuzione</strong> Officine Ubu. <strong>Durata</strong> 84 min., Italia 2011.<br />
<span id="more-2247"></span><br />
Bella e Renè, una coppia nella vita ma, soprattutto, una coppia nello spettacolo: lei conduce un programma incentrato sulla chirurgia estetica, durante il quale il marito esegue operazioni in diretta. Ma la vita bella e perfetta della coppia bella e perfetta si incrina: Bella viene licenziata perché la sua faccia ha stancato e lei, incentrata totalmente sulla sua carriera, è furiosa e preoccupata per il suo futuro…</p>
<p>Così la tragicommedia ha inizio. Perché di tragicommedia si tratta, in effetti. Basta pensare all’incidente automobilistico grazie a cui Bella rinasce a nuova vita professionale, un miscuglio fra pochade surrealista e tragedia personale, con l’aggiunta della ambigua perfidia che trascolora da sempre i film di Corsicato; da quell’avvenimento nasce infatti l’idea di Renè e della moglie per una truffa colossale: i media vengono a sapere che il viso della attraente conduttrice è sfigurato e che sarà proprio il marito a ricostruirle un volto nuovo in diretta televisiva nella sua clinica, e lo spettatore viene introdotto nel prestigioso tempio dell’estetica dove donne e uomini, tutti fasciati in diverse parti del corpo, si aggirano in vestaglia nei corridoi dell’edificio confrontandosi sull’esito delle operazioni e su quanti anni ora dimostrano in meno, anche se magari non riescono più a pronunciare la s e la a, tanto la pelle è stata tirata. Uno spettacolo squallido, ma anche in questo caso trattato con decisa ironia. Idem avviene per quell’ibrido fra campeggio, fiera e reality che mettono in piedi i fans di Bella, accampati all’esterno della clinica.</p>
<p><em>Il volto di un’altra</em>  è nelle intenzioni del regista “una commedia spiritosa, brillante e ironica sul contemporaneo” in cui si vuole sottolineare che tutti (dalla celebre coppia ai sedicenti fans accampati) portano una maschera, recitano dei ruoli. L’apparenza, il circo mediatico, la non accettazione del sé che invecchia: tutto questo viene messo in campo nel film. È la società dell’involucro esterno, senza alcuna attenzione per una qualche sorta di profondità psicologica o esistenziale. Lo sguardo di Corsicato (aiutato dai corpi bellissimi, eleganti ma non banali di Laura Chiatti e Alessandro Preziosi) riesce però a non essere moralistico, e osserva con una certa pietà mista a cinico disgusto e sapido divertissement l’affanno esteriore dei suoi personaggi, dissacrandone la realtà in cui vivono, dibattendosi come pesci in un acquario. Resta forte, nonostante tutto, un profondo senso di tristezza: siamo anche noi come loro? Ci stiamo arrivando?  E cosa possiamo fare per fermarci in tempo? </p>
<h4>Incoming search terms:</h4><ul><li>volto un\altra corsicato</li><li>volto un altra corsicato</li></ul>]]></content:encoded>
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		<title>La madre</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Apr 2013 10:49:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide Verazzani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
<category>andy muschietti</category><category>Guillermo Del Toro</category><category>jessica chastain</category><category>la madre</category><category>mama</category>
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		<description><![CDATA[Mama Regia: Andy Muschietti Con: Jessica Chastain, Nikolaj Coster-Waldau, Megan Charpentier, Isabelle Nelisse Soggetto: Andy Muschietti, Barbara Muschietti Sceneggiatura: Neil Cross, Andy Muschietti, Barbara Muschietti Montaggio: Michele Conroy Fotografia: Antonio Riestra Produttori: Barbara Muschietti, J.Miles Dale, Cristina Lera Produttore esecutivo: Guillermo Del Toro Produzione: De Milo / Toma 78 Distribuzione: Universal Durata: 100 min Spagna, [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nouvellevague.eu/2013/04/01/la-madre/la-madre/" rel="attachment wp-att-2243"><img src="http://www.nouvellevague.eu/wp-content/uploads/2013/04/la-madre.jpg" alt="la madre La madre" width="303" height="166" class="alignleft size-full wp-image-2243" title="La madre" /></a><em>Mama</em> <strong>Regia:</strong> Andy Muschietti <strong>Con:</strong> Jessica Chastain, Nikolaj Coster-Waldau, Megan Charpentier, Isabelle Nelisse <strong>Soggetto:</strong> Andy Muschietti, Barbara Muschietti <strong>Sceneggiatura:</strong> Neil Cross, Andy Muschietti, Barbara Muschietti <strong>Montaggio:</strong> Michele Conroy <strong>Fotografia:</strong> Antonio Riestra <strong>Produttori: </strong>Barbara Muschietti, J.Miles Dale, Cristina Lera <strong>Produttore esecutivo:</strong> Guillermo Del Toro <strong>Produzione: </strong>De Milo / Toma 78 <strong>Distribuzione: </strong>Universal <strong>Durata:</strong> 100 min Spagna, 2013<br />
<span id="more-2242"></span><br />
Victoria e Lilly, due bimbe scomparse in seguito a un incidente automobilistico, vengono ritrovate vive 5 anni dopo in una baita fatiscente all’interno di un bosco. Lo zio Lucas, che non ha smesso di cercarle, le porta nella propria casa e cerca di farle rivivere un’esistenza normale, con l’aiuto maldestro della fidanzata Annabel, del tutto inadatta alla maternità. Ma una presenza malvagia accompagna le bambine: è quella che le ha fatte sopravvivere in stato ferino, e loro la chiamano con affetto “Mama”…<br />
Nel 2008 il cortometraggio argentino <em>Mama</em> fece incetta di consensi fra la comunità di cinefili appassionati all’horror: girato in un solo giorno nel 2006, postprodotto con rigore e attenzione, il corto si infilava in un filone arcinoto (presenze maligne, infestazioni di case, un passato da redimere) solleticando gli archetipi del genere con indubbia maestria. Un produttore attento a questo genere di effetti come Guillermo Del Toro non poteva lasciarsi sfuggire l’opportunità di dare il budget ai creatori di un tale manufatto per trasformarlo in un lungometraggio. Come spesso accade in questi casi, purtroppo, l’esito non è del tutto soddisfacente, e nemmeno alla lunga paragonabile alla compattezza dell’originale. Colpa di una trama che, allungata, si sfilaccia senza pietà. Di spaventi telefonati. Di un finale imbarazzante nella sua oggettività. Ma soprattutto della scelta (tipica di un produttore come Del Toro) di mostrare fin dall’inizio il Male con tratti antropomorfi, senza nascondersi dietro a sensazioni o ectoplasmi: inevitabilmente, ne soffre la coerenza narrativa e perfino la capacità di far sobbalzare lo spettatore dalla sedia. Nonostante lo straordinario apporto di Jessica Chastain (a suo agio anche con capelli corti corvini, tatuaggi in mostra e aria scazzata da rockstar), il film procede con stanche giustapposizioni, finendo per banalizzare un tema che invece possiede gli estremi di una spaventevole ancestralità.</p>
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		<title>Gli amanti passeggeri</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Mar 2013 21:22:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Clara Arosio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>

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		<description><![CDATA[Los amantes pasajeros. Regia: Pedro Almodóvar. Con: Antonio de la Torre, Hugo Silva, Miguel Angel Silvestre, Laya Martí, Javier Cámara Carlos Areces, Raúl Arévalo, José María Yazpik, Guillermo Toledo,José Luis Torrijo, Lola Dueñas, Blanca Suárez, Cecilia Roth, Antonio Banderas, Penelope Cruz, Paz Vega Sceneggiatura: Pedro Almodovar Montaggio: Josè Salcedo Fotografia: Josè Luis Alcaine Produzione: Augustin [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nouvellevague.eu/2013/03/24/gli-amanti-passeggeri/gli-amanti-passeggeri/" rel="attachment wp-att-2239"><img src="http://www.nouvellevague.eu/wp-content/uploads/2013/03/gli-amanti-passeggeri.jpg" alt="gli amanti passeggeri Gli amanti passeggeri" width="290" height="174" class="alignleft size-full wp-image-2239" title="Gli amanti passeggeri" /></a><em>Los amantes pasajeros.</em> <strong>Regia:</strong> Pedro Almodóvar. <strong>Con: </strong>Antonio de la Torre, Hugo Silva, Miguel Angel Silvestre, Laya Martí, Javier Cámara Carlos Areces, Raúl Arévalo, José María Yazpik, Guillermo Toledo,José Luis Torrijo, Lola Dueñas, Blanca Suárez, Cecilia Roth, Antonio Banderas, Penelope Cruz, Paz Vega <strong>Sceneggiatura:</strong> Pedro Almodovar <strong>Montaggio:</strong> Josè Salcedo <strong>Fotografia:</strong> Josè Luis Alcaine <strong>Produzione:</strong> Augustin Almodovar, Esther Garcia <strong>Distribuzione:</strong> Warner Bros <strong>Durata:</strong> 90 min. Spagna, 2013<br />
<span id="more-2238"></span><br />
La compagnia aerea Peninsula ha un aereo carico di passeggeri da condurre a Città del Messico. Poco dopo il decollo, un danno al carrello costringe l’aereo a cercare una pista di atterraggio adatta a gestire l’emergenza. Per non generare il panico, il personale di bordo ha narcotizzato tutti i passeggeri della classe turistica e le hostess. Ma in business class tutti sono ben svegli, e con steward e piloti danno vita a una ridda di situazioni comiche e paradossali.</p>
<p>Naturalmente, trattandosi di Almodòvar, non ci si può aspettare una rassegna di umanità per così dire “normale”. Tra i passeggeri della business spiccano una sensitiva molto quotata, dispiaciuta solo di essere ancora vergine, perché gli uomini si spaventano; una prostituta di alto bordo e ora, non più esattamente in età, organizzatrice di incontri di grandi uomini con sue “dipendenti”; un uomo non facilmente classificabile che si rivela un killer professionista (che però ha una sua etica: non ammazza le donne); un dongiovanni seriale che ha lasciato a terra una donna fragile sull’orlo del suicidio e un’altra giovane che lo ritiene la quintessenza dell’inaffidabilità.<br />
La fanno comunque da padroni gli assistenti di volo, tre gay che, per combattere l’incertezza della sorte, propria e dei passeggeri, non esitano a mescolare  alcool e droga per tenersi su e dimenticare. Per sdrammatizzare la situazione emerge come argomento principale il sesso, qualcosa  di cui si parla senza remore e con estremo interesse, muovendosi fra omosessualità, bisessualità, promiscuità. Non manca nemmeno la musica, pop e accompagnata da uno spassoso balletto coreografato dei tre assistenti. In sostanza le paure si sublimano in aspetti vitali e gioiosi, finchè la situazione si sblocca e si intravede finalmente una risoluzione dell’avventura.<br />
<strong>Gli amanti passeggeri</strong> è un film divertente, piacevole e senza drammi, che fa riaffiorare il ricordo delle prime commedie di Almodòvar. Nella sua visione gli amanti sono sempre passeggeri, e in questo caso sono anche i passeggeri di un aereo, lontani dal mondo reale, dalla terra. In una situazione estrema, perchè c’è anche un rischio di morte, il regista fa emergere gli aspetti più vivaci della personalità umana: la nevrosi, la logorrea, il sesso menzionato, analizzato e praticato senza pudori, l’ironia , il ballo. Si può supporre che per Almodòvar questi possano essere anche, in parte, gli antidoti alla crisi, reale e terrena, che ha toccato anche il suo Paese</p>
<h4>Incoming search terms:</h4><ul><li>scene di sesso film della nouvelle vague</li></ul>]]></content:encoded>
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		<title>Tutti contro tutti &#8211; conferenza stampa</title>
		<link>http://www.nouvellevague.eu/2013/03/12/tutti-contro-tutti-conferenza-stampa/</link>
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		<pubDate>Tue, 12 Mar 2013 17:25:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Clara Arosio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[L’ambiente chic e patinato della milanese Terrazza Martini stavolta stride con la realtà rappresentata dal film Tutti contro tutti, che narra una guerra fra poveri in una periferia urbana. Ma non si possono scegliere le location anche per le conferenze stampa, e così, dopo alcuni servizi fotografici, il regista e attore Rolando Ravello, la protagonista [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>L’ambiente chic e patinato della milanese Terrazza Martini stavolta stride con la realtà rappresentata dal film Tutti contro tutti, che narra una guerra fra poveri in una periferia urbana. Ma non si possono scegliere le location anche per le conferenze stampa, e così, dopo alcuni servizi fotografici, il regista e attore Rolando Ravello, la protagonista femminile Kasia Smutniak e il coprotagonista Marco Giallini si dispongono sul divano pronti a rispondere alle domande dei giornalisti.</p>
<p><strong>Da cosa prende spunto il soggetto del film?</strong></p>
<p>Ravello: il personaggio di Agostino esiste veramente; una volta mi telefonò dicendo che gli avevano occupato la casa. La realtà che mi ha descritto mi ha molto colpito e sono finalmente riuscita a trasporla in un film. Alcuni attori erano già miei amici e sono state scelte “automatiche”. Per il resto il cast è stato scelto per la qualità; abbiamo fatto molti provini. Tra queste scelte c’è stato Nonno Rocco (Stefano Altieri), che è stato poi bravissimo.</p>
<p><strong>Ravello, nel tuo film c’è sicuramente un dialogo con la commedia all’italiana ma anche elementi di neorealismo. Quali ritieni siano le tue influenze più importanti?</strong></p>
<p>Ravello: sicuramente il mio maestro è stato Ettore Scola, con lui ho fatto i miei primi tre film e siamo diventati molto amici. Lui è stato anche il mio testimone di nozze. Ha letto la sceneggiatura ed è stato presente ai provini. Ho voluto mantenere un registro che fosse tra il realismo e la favola, come se si fosse sotto un tendone da circo.</p>
<p><strong>Cosa avete portato delle vostra idea di famiglia nei personaggi?</strong></p>
<p>Ravello: In Italia c’è un grosso attaccamento alla famiglia, che però in questa fase storica viene messa in condizione di essere sfaldata per circostanze esterne ed avverse difficili da gestire.</p>
<p>Smutniak: Sì, quando ci sono problemi gravi ogni persona viene messa davanti al proprio orgoglio, alla dignità. Tra l’altro è da notare che i due coniugi in questo film hanno entrambi un lavoro ma ugualmente si trovano a non avere una casa. Lo stato in questo frangente è latitante; si viene a creare una guerra fra italiani e italiani.</p>
<p><strong>Il film mostra persone che faticano per avere una vita normale. Secondo voi serve faticare per poi ottenere qualcosa nella vita?</strong></p>
<p>Giallini: Può servire, ma non è così scontato. Io ho avuto un’infanzia povera, era una spesa importante comprarmi le scarpe in famiglia. Ma per uscire da una condizione precaria bisogna trovare il modo di incanalare nel modo giusto la rabbia. E non è facile. Io ho amici che ancora hanno problemi economici e vite difficili.</p>
<p><strong>Il film esce dai luoghi comuni: gli occupanti della casa di Agostino sono italiani, coloro che forniscono solidarietà e aiuto sono stranieri. Inoltre Agostino si indigna per l’incendio doloso nel campo dei Rom. Cosa avete voluto comunicare?<br />
</strong></p>
<p>Ravello: In fondo siamo tutti uguali, indipendentemente dalla razza. Penso che bisogna incominciare a guardarsi negli occhi, non badare solo al proprio orticello e prendere atto della realtà che ci circonda, che è multietnica. Agostino nel film empatizza  con gli zingari ma il nonno Rocco, della generazione precedente, è ancora razzista.</p>
<p><strong>Ci sono state delle scene di improvvisazione o gag dietro le quinte?</strong></p>
<p>Ravello: E’ stato lasciato spazio all’improvvisazione, e specialmente Giallini ne ha approfittato.</p>
<p>Giallini: Sì, mi sono molto divertito.</p>
<p>Smutniak: Diciamo che io ero molto preoccupata per l’interpretazione della scena di sesso in macchina con Rolando, e lui mi prendeva in giro dicendo che mi avrebbe baciato &#8220;veramente&#8221;; poi invece è stato divertente e meno imbarazzante di quanto pensassi.</p>
<p>Ravello: Sì, mi sono un po’ divertito a “terrorizzare” Kasia riguardo alla scena, ma poi è andato tutto bene.</p>
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		<title>Ci vuole un gran fisico</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Mar 2013 17:19:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Clara Arosio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Regia: Sophie Chiarello; Con: Angela Finocchiaro,Giovanni Storti, Raul Cremona, Elio, Jurij Ferrini, Antonella lo Coco, Laura Marinoni Soggetto e sceneggiatura: Angela Finocchiaro, Valerio Bariletti, Walter Fontana, Pasquale Plastino; Fotografia: Giovanni Fiore Coltellacci; Costumi: Rossano Marchi; Scenografia: Giada Calabria; Montaggio: Marco Spoletini a.m.c.; Musiche originali: Valerio Carboni; Produzione: Medusa Film; Durata: 90 min. Italia, 2012. Eva [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nouvellevague.eu/2013/03/12/ci-vuole-un-gran-fisico/ci-vuole-un-gran-fisico/" rel="attachment wp-att-2232"><img src="http://www.nouvellevague.eu/wp-content/uploads/2013/03/ci-vuole-un-gran-fisico.jpg" alt="ci vuole un gran fisico Ci vuole un gran fisico" width="270" height="187" class="alignleft size-full wp-image-2232" title="Ci vuole un gran fisico" /></a><strong>Regia:</strong> Sophie Chiarello; <strong>Con:</strong> Angela Finocchiaro,Giovanni Storti, Raul Cremona, Elio, Jurij Ferrini, Antonella lo Coco, Laura Marinoni <strong>Soggetto e sceneggiatura:</strong> Angela Finocchiaro, Valerio Bariletti, Walter Fontana, Pasquale Plastino; <strong>Fotografia:</strong> Giovanni Fiore Coltellacci; <strong>Costumi:</strong> Rossano Marchi; <strong>Scenografia:</strong> Giada Calabria; <strong>Montaggio:</strong> Marco Spoletini a.m.c.; <strong>Musiche originali:</strong> Valerio Carboni; <strong>Produzione:</strong> Medusa Film; <strong>Durata: </strong>90 min. Italia, 2012.<br />
<span id="more-2231"></span><br />
Eva (Angela Finocchiaro) è una donna moderna con una vita “normale” ma al tempo stesso piuttosto movimentata: vive con la figlia adolescente e ribelle e l’arzilla madre. Ha sulle spalle uno sfaticato ex-marito scroccone, e lavora in una profumeria alle dipendenze di un capo decisamente poco simpatico e comprensivo. A questo si aggiunge il fatto che è prossima alla temibile soglia dei cinquant’anni  e alla fase della menopausa. Eva è decisamente in ansia per il traguardo che sta per avvicinarsi così incomincia a guardarsi allo specchio con fare critico, ascolta gli esercizi di ginnastica facciale alla radio ed è decisamente preoccupata per il suo posto di lavoro, tanto più che la sua amica e collega dall’aspetto giovanile se la sta facendo con il capo e certo non sarà licenziata. Per fortuna l’amico Oscar, che lavora al Brico Center nel settore legnami, le offre ogni tanto una valvola di sfogo, e contestualmente le si presenta un improbabile Angelo della Menopausa, che le fa vedere un po’ più chiaramente cosa le stia succedendo.<br />
Con grande ironia e a autoironia viene affrontata in questo film una tematica non certo comune: quello della donna che inizia ad invecchiare ma non per questo è pronta a rinunciare al proprio lavoro, alle proprie pulsioni sessuali, insomma alla propria vita. La donna cinquantenne non è una donna da rottamare (come succede un po’ metaforicamente alla vecchia ma fida macchina di Eva), ma una donna da rispettare per la sua maturità e che può ancora essere amata da un uomo, in questo caso costantemente respinto per paura e disistima. <strong>Ci vuole un gran fisico </strong>è un film che parla di donne, ma non solo alle donne, bensì a tutti. Essendo il film quasi totalmente incentrato sulla Finocchiaro, dotata di indubbio talento comico, non mancano le gag e le scene divertenti, che scaturiscono spesso anche dal confronto con Giovanni Storti, nel film l’Angelo della Menopausa.<br />
Film vedibile, godibile, ma decisamente non imperdibile</p>
<h4>Incoming search terms:</h4><ul><li>laura marinoni è un trans</li></ul>]]></content:encoded>
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		<title>Educazione siberiana</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Mar 2013 11:22:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide Verazzani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
<category>educazione siberiana</category><category>gabriele salvatores</category><category>mauro pagani</category><category>nicolai lilin</category><category>Petraglia</category><category>rulli</category>
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		<description><![CDATA[Regia: Gabriele Salvatores Con: Arnas Fedaravicius, Vilius Tumaravicius, John Malkovich, Eleanor Tomlinson Sceneggiatura: Stefano Rulli, Sandro Petraglia, Gabriele Salvatores Tratto dal romanzo omonimo di Nicolai Lilin Fotografia: Italo Petriccione Montaggio: Massimo Fiocchi Musica: Mauro Pagani Produttore: Riccardo Tozzi Distribuzione: 01 Distribution Durata: 110 min. Italia, 2013 Kolima e Gagarin sono i rampolli più brillanti della [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nouvellevague.eu/2013/03/07/educazione-siberiana/educazione-siberiana/" rel="attachment wp-att-2228"><img src="http://www.nouvellevague.eu/wp-content/uploads/2013/03/educazione-siberiana.jpg" alt="educazione siberiana Educazione siberiana" width="276" height="182" class="alignleft size-full wp-image-2228" title="Educazione siberiana" /></a><strong>Regia:</strong> Gabriele Salvatores <strong>Con:</strong> Arnas Fedaravicius, Vilius Tumaravicius, John Malkovich, Eleanor Tomlinson <strong>Sceneggiatura:</strong> Stefano Rulli, Sandro Petraglia, Gabriele Salvatores <em>Tratto dal romanzo omonimo di Nicolai Lilin</em> <strong>Fotografia:</strong> Italo Petriccione <strong>Montaggio:</strong> Massimo Fiocchi<strong> Musica:</strong> Mauro Pagani <strong>Produttore:</strong> Riccardo Tozzi <strong>Distribuzione:</strong> 01 Distribution <strong>Durata:</strong> 110 min. Italia, 2013<br />
<span id="more-2227"></span><br />
Kolima e Gagarin sono i rampolli più brillanti della comunità Urka, un insieme di criminali siberiani legati dal sangue e da regole non scritte, esiliati da Stalin in Transnistria, una porzione dell’attuale Moldavia. Due amici per la pelle, cresciuti insieme fra la neve e gli insegnamenti di nonno Kuzja (sorta di guida spirituale della comunità), accomunati dallo sprezzo del pericolo, dal disgusto per l’ordine statale costituito, e da un periodo trascorso nelle galere russe. Ma se Kolima è più attento alla tradizione, Gagarin è attratto dai soldi facili e dalla violenza fine a se stessa. Quando Xenia, una giovane ragazza semi-demente, entrerà nelle loro vite, tutto cambierà, e dieci anni dopo, durante la guerra cecena, ci sarà modo di fare i conti con il passato…<br />
Chi ha amato il fortunato romanzo di Nicolai Lilin da cui Salvatores ha tratto il film, sarà forse sobbalzato sulla sedia leggendo questa trama. Possibile che tutta la vicenda si riduca a uno scontro fra due ragazzi per via di una donna? Non è proprio così, a dire il vero, e la sceneggiatura di Rulli e Petraglia assorbe molto della densità umida del romanzo di Lilin, peraltro suddiviso in scene difficili da riassemblare. Purtroppo però lo fa come standosene in disparte, senza entrare nel profondo delle vicende narrate, ed è per questo che dà risalto a un personaggio come Gagarin (del tutto secondario nel romanzo) e non sfrutta l’unica storia narrata con pienezza, e cioè il viaggio alla ricerca di chi ha fatto del male a Xenia. Agendo con una perizia libresca, sceneggiatori e regista confezionano un prodotto agevole da piazzare sul mercato, attento a non urtare troppo la sensibilità di ogni tipo di spettatore, ma inevitabilmente esangue. La truce ambiguità dei siberiani, il rispetto delle tradizioni nello stravolgimento dei canoni di buon senso comune, la vendetta come elemento catartico, la giustizia salomonica di una comunità ancestrale contrapposta alla burocrazia statalista, la purezza e l’integrità interiore che fanno accettare la sofferenza e anche la morte con uno sguardo fiero, l’irriducibilità a qualsiasi tipo di modernità e quindi l’inesorabilità dell’emarginazione e del fallimento: questi temi avevano bisogno di ben altra scrittura, per diventare cinema. Quel che ha saputo fare, per esempio, Garrone con <em>Gomorra</em>, non riesce affatto a Salvatores, cui non basta l’usuale perizia tecnica, che messa al servizio di uno script di così scarso livello diventa solo inutile virtuosismo (si vedano i lanci delle colombe, la devastazione dell’alluvione, o anche solo gli abbracci degli amici ripresi dall’alto, per citare alcuni esempi). Perfino i tatuaggi, di cui si fa un gran sfoggio nella locandina del film, sono un elemento non spiegato, mentre rappresentano invece patrimonio comune di chi interpreta la realtà con occhi diversi e orribilmente affascinanti.<br />
Un film sbagliato, che otterrà un grosso successo. Non è la prima volta, ma spiace che arrivi da uno dei più famosi e talentuosi registi italiani, cui nonostante tutto rimaniamo affezionati.  </p>
<h4>Incoming search terms:</h4><ul><li>gagarin e xenia</li></ul>]]></content:encoded>
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		<title>Tutti contro tutti</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Mar 2013 09:29:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Clara Arosio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
<category>Kasia Smutniak</category><category>rolando ravello</category><category>tutti contro tutti</category>
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		<description><![CDATA[Regia: Rolando Ravello. Con Rolando Ravello, Kasia Smutniak, Marco Giallini, Stefano Altieri, Raffaele Iorio, Agnese Ghinassi, Lidia Vitale, Flavio Bonacci, Antonio Gerardi, Hedi Krissane, Zahira Berrezouga, Luca Lombardi, Lorenza Indovina, Ivano de Matteo, Paolo Sassanelli Soggetto: Agostino Cordì, Rolando Ravello, Massimiliano Bruno; Sceneggiatura: Massimiliano Bruno, Rolando Ravello; Fotografia: Paolo Carnera; Scenografia: Alessandro Vannucci; Costumi: Sonu [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nouvellevague.eu/2013/03/07/tutti-contro-tutti/tutti-contro-tutti/" rel="attachment wp-att-2224"><img src="http://www.nouvellevague.eu/wp-content/uploads/2013/03/tutti-contro-tutti.jpg" alt="tutti contro tutti Tutti contro tutti" width="276" height="182" class="alignleft size-full wp-image-2224" title="Tutti contro tutti" /></a><strong>Regia:</strong> Rolando Ravello. <strong>Con</strong> Rolando Ravello, Kasia Smutniak, Marco Giallini, Stefano Altieri, Raffaele Iorio, Agnese Ghinassi, Lidia Vitale, Flavio Bonacci, Antonio Gerardi, Hedi Krissane, Zahira Berrezouga, Luca Lombardi, Lorenza Indovina, Ivano de Matteo, Paolo Sassanelli <strong>Soggetto:</strong> Agostino Cordì, Rolando Ravello, Massimiliano Bruno;  <strong>Sceneggiatura:</strong> Massimiliano Bruno, Rolando Ravello;  <strong>Fotografia:</strong> Paolo Carnera;  <strong>Scenografia:</strong> Alessandro Vannucci; <strong>Costumi:</strong> Sonu Mishra;  <strong>Suono:</strong> Valentino Giannì;  <strong>Montaggio:</strong> Clelio Benevento; <strong>Musiche: </strong>Alessandro Mannarino e Tony Brundo; <strong>Prodotto da:</strong> Domenico Procacci  Una produzione FANDANGO in collaborazione con WARNER BROS ENTERTAINMENT ITALIA; Durata: 100 min. Italia, 2013.<br />
<span id="more-2223"></span><br />
Giorni nostri, periferia urbana. Una normale famiglia italiana è pronta per vivere una giornata importante: la prima comunione di Lorenzo, figlio di Agostino e Anna e fratello di Erica. Naturalmente c’è anche il nonno Rocco e la famiglia del cognato Sergio con la moglie Romana e i figli Rossana e Luca. Finita però la giornata e tornati festanti verso casa la famiglia di Agostino si trova di fronte a una realtà che sulle prime ha semplicemente dell’assurdo: la serratura di casa loro è stata cambiata e la casa è stata occupata da altre persone, italiane. Che fare per riottenere ciò che si considerava proprio?</p>
<p><strong>Tutti contro tutti </strong>parla di una guerra tra poveri, che si svolge in una periferia urbana costellata di palazzoni popolari in cui italiani poveri convivono con stranieri immigrati di varie etnie. I proprietari degli appartamenti spesso sono sconosciuti o sono stati espropriati dei loro beni da qualche delinquente. Di conseguenza Agostino e Anna hanno pagato l’affitto a un losco figuro non proprietario dell’immobile per anni e ora non hanno nessun diritto di riprendersi quella casa “di nessuno”. Cercando di restare uniti provano ad inventarsi una serie di escamotage per riavere la casa. Il cognato Sergio non li può ospitare a lungo, sono già in quattro in 30 metri quadrati. Così Agostino, con un entusiasmo quasi infantile, induce la famiglia ad occupare il pianerottolo di casa, sperando di spingere gli occupanti ad andarsene. Ma il piano sembra non funzionare e Anna e i figli progressivamente si sfiniscono, conducendo uno stile di vita così precario: il bambino non riesce più a scuola e Anna rischia di perdere il lavoro perché si addormenta. Di fronte a un problema così grave e apparentemente irrisolvibile la famiglia si sfalda.<br />
Il tema trattato in questo film è coraggioso e probabilmente non conosciuto da molti. Anche in una città come Milano (e meno in periferia di quanto si possa pensare) esistono situazioni di questo tipo; case occupate, gente che dorme sui pianerottoli, appartamenti e cantine in stati di degrado che è difficile persino immaginare. E, come dice giustamente Smutniak intervistata, lo stato latita, fa finta di non vedere.<br />
Il film di Ravello tuttavia vuole mantenere  un tono tragicomico senza sconfinare nel dramma. Nelle sue intenzioni il racconto vuole avere dei toni addirittura favolistici e in effetti <strong>Tutti contro tutti</strong> non è un film greve, ma dotato di una certa levità, nonostante l’argomento. C’è amore in questo racconto e anche solidarietà fra italiani e immigrati, che sono più o meno nella stessa barca. Anche se non si può dar per scontata la fiducia nei confronti di nessuno, perché ognuno è in lotta per la propria sopravvivenza e alla fine si è davvero tutti contro tutti.<br />
Consigliato.</p>
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		<title>Studio illegale &#8211; conferenza stampa</title>
		<link>http://www.nouvellevague.eu/2013/02/28/studio-illegale-conferenza-stampa/</link>
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		<pubDate>Thu, 28 Feb 2013 18:47:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Clara Arosio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[Terrazza Martini, Milano. Ultimo piano di un palazzo di uffici in pieno centro. Sarebbe il luogo ideale per lo svolgimento delle vicende narrate in Studio illegale, il nuovo film con Fabio Volo protagonista. E invece ci si trova qui, in un ambiente stiloso e ovattato, a parlarne con regista (Umberto Carteni), interpreti (Fabio Volo e [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Terrazza Martini, Milano. Ultimo piano di un palazzo di uffici in pieno centro. Sarebbe il luogo ideale per lo svolgimento delle vicende narrate in Studio illegale, il nuovo film con Fabio Volo protagonista. E invece ci si trova qui, in un ambiente stiloso e ovattato, a parlarne con regista (Umberto Carteni), interpreti (Fabio Volo e Marina Rocco) e autore del romanzo omonimo da cui la pellicola è tratta (Federico Baccomo)<br />
<span id="more-2219"></span><br />
I<strong>l look di Fabio Volo è piuttosto particolare. Chi l’ha scelto e che significato ha all’interno del film? Si parla inoltre molto della colonna sonora del film; che particolarità ha?</strong></p>
<p><em>Carteni:</em> il look di Fabio Volo è stato pensato un po’ sullo stile degli anni Cinquanta/Sessanta, con vestiti stretti, baffi e occhiali da sole. Uno degli obiettivi era anche quello di allontanare il personaggio Andrea Campi il più possibile dal personaggio Fabio Volo.</p>
<p><em>Volo:</em> Sì, ho dovuto sopportare i baffetti e i vestiti stretti, ma in effetti lo stile di Andrea Campi è molto diverso dal mio. Tuttavia ci sono dei punti di contatto tra il personaggio che interpreto e gente che mi è capitato di conoscere nella mia vita.</p>
<p><em>Carteni:</em> Per quanto riguarda la colonna sonora, c’è stato un grosso investimento in questo campo perché molti brani fanno parte della musica di repertorio del grande cantante argentino Maxi Trusso, e sono risultati quindi molto costosi. La colonna sonora è uno dei punti forti del film perché le musiche sono volte a caratterizzare al meglio ambienti e situazioni.</p>
<p><em>Volo:</em> Sì, non vedo l’ora che esca la colonna sonora, perché è veramente bellissima!</p>
<p><strong>Come spieghereste la tematica del film?</strong></p>
<p><em>Carteni:</em> Il film è certamente contro un certo tipo di ambiente, peraltro non molto conosciuto.</p>
<p><em>Baccomo:</em> Sì, non molti conoscono l’ambiente degli avvocati d’affari oppure pensano che sia molto cool mentre ci sono anche tanti aspetti negativi. Nel film comunque è anche più presente l’aspetto sentimentale rispetto al mio libro. Trovo che questo rappresenti un’evoluzione e sono molto soddisfatto del film.</p>
<p><strong>Carteni, come vede la situazione attuale del cinema italiano?</strong></p>
<p><em>Carteni:</em> Il cinema italiano è un po’ in difficoltà ed è comunque un mercato piccolo. Sicuramente bisognerebbe limitare nei film italiani l’aspetto provinciale e rappresentativo sempre dei soliti problemi nostrani o familiari e dare invece ai film un respiro più internazionale. Penso con Studio Illegale di essermi messo su questa strada, lavorando specialmente su costumi, scenografia, fotografia.</p>
<p><strong>Come è stato lavorare con un attore navigato come Ennio Fantastichini?</strong></p>
<p><em>Carteni:</em> Fantastichini è un bravissimo attore e un grande professionista. È stato un piacere lavorare con lui.</p>
<p><strong>Cosa dire dell’aspetto sentimentale del film?</strong></p>
<p><em>Carteni:</em> sicuramente c’è un tradimento del romanticismo, è presente un occhio cinico sull’amore che diventa anch’esso una sorta di contrattazione tra concessione di sé e trattenimento dei sentimenti dato dall’abitudine alla non fiducia nell’altro.</p>
<h4>Incoming search terms:</h4><ul><li>maxi trusso</li><li>scenografia gangster</li></ul>]]></content:encoded>
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