Teatro: Dignità autonome di prostituzione
di Davide Verazzani
C’è un bordello dove si agitano “una” vistosa maitresse, con un fratello cerebroleso, una sorella frigida e una fidanzata oca giuliva. Ci sono una gran varietà di prostitute e prostituti (fra cui maitresse e famiglia), che si danno in pasto ai clienti senza posa, garantendo qualche minuto di piacere in cambio di un pagamento prestabilito e, chissà mai, di un’adeguata mancia. C’è “una” cantante che intrattiene i clienti attingendo a un repertorio generalmente caro alle comunità gay. E in mezzo a loro, uno strombazzante amministratore che, nel casino (è proprio il caso di dirlo) detta i tempi della rappresentazione. Vista così, l’ultima piece diretta dal regista laziale Luciano Melchionna (coadiuvato nella stesura da Elisabetta Cianchini) potrebbe sembrare una rivisitazione delle commedie degli equivoci alla Marivaux o dei drammi libertini del Settecento francese. Ma non è proprio così, e dietro al velo di Maia dell’illusione scenica si cela la forza di uno degli spettacoli più coinvolgenti della stagione italiana.
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