E’ abbastanza pacifico il giudizio che negli ultimi due giorni si sia visto il primo vero titolo papabile di quest’edizione. Se poi sia solo un nome da bruciare non è dato saperlo. Resta il quasi unanime parere sulla bellezza di un film che sa narrare la storia di un uomo che lotta per i propri ideali senza trasformarlo in un facile eroe.
Chi è finalmente riuscito a emozionare è Teza, dell’etiope Haile Gerima, da sempre impegnato nella produzione di opere, soprattutto documentaristiche, sulla storia del proprio paese. Questa volta, invece Gerima si presenta con un film narrativo, che segue il percorso di Anberber, nome che significa guerriero, da attivista politico impegnato nella lotta per instaurare una repubblica socialista in Etiopia, a dissidente costretto all’esilio in Germania, a scienziato che vuole dedicare la propria vita alla cura di tutte le malattie che affliggono la sua patria. Per questo è disposto a tornare e rischiare anche la pelle, mettendo in discussione ciò che di buono era riuscito a costruirsi in terra straniera. E il ritorno significa anche confronto con l’immobilità del mondo rurale in cui è nato, un mondo ancora patriarcale e superstizioso, oppresso da millenni di cicli ripetitivi oltrechè dal nuovo regime che vuole portare i suoi figli in un’ennesima guerra civile. Leggi articolo completo…