Venezia 64 - Vincitori e vinti
di Davide Verazzani
Ora che qualche giorno è passato, si possono fare considerazioni sui premi distribuiti alla 64° Mostra del Cinema che si è conclusa sabato scorso che non siano improntate a catastrofismi o indignazioni a volte puerili; tali sono sembrate la polemica sterile innescata dal francese Kechiche, che ha ritenuto il Premio Speciale un riconoscimento modesto alla sua opera, accettato solo perché consegnatogli dalle mani della connazionale Breillat (gli vorremmo solo ricordare che anni fa Zhang Ymou accettò con gioia un “semplice” Leone d’Argento a La storia di Qiu Ju, così come, anche se un po’ più ironicamente, fece qualche anno dopo Kusturica con Gatto nero, gatto bianco, che avrebbe certo meritato maggior fortuna), e le levate di scudi di molta stampa contro il Leone d’Oro assegnato a Lust, caution di Ang Lee, e soprattutto contro la gestione di Muller, noto sinologo, che in 4 anni ha consegnato tre massimi premi ad autori di origine cinese (di cui due allo stesso, per l’appunto Ang Lee).
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Un’inedita recensione in coppia, per accomunare due film italiani che sono stati presentati a Venezia, in concorso, un giorno dopo l’altro, che hanno ben poco a che spartire l’uno con l’altro ma che si possono considerare le due facce di una stessa medaglia.
Che giornata, sabato scorso! Nel giorno tendenzialmente con la maggior affluenza nelle sale, il Festival propone scelte per tutti i gusti, grandi divi ed un evento davvero speciale, per non dire “finale”. In occasione del 25° anniversario dell’uscita di Blade Runner, infatti, in Sala Grande è stata proiettata a mezzanotte l’ennesima rivisitazione del capolavoro di Ridley Scott: Blade Runner – Final Cut.
