Berlinale quarto giorno: il messaggero della contessa di Londra
di Davide Verazzani
Ah, le frenetiche giornate festivaliere. Un film, poi una conferenza stampa, poi un altro film, poi un’altra conferenza stampa, e le foto, e le interviste, e i saluti ai “colleghi”, e un caffè rubato in uno spazio non concesso, e i pranzi saltati. Sempre meglio che lavorare, direbbe qualcuno, e noi sottoscriviamo. Ma a volte il tempo manca, anche per rielaborare ciò che si è appena guardato. E per pensare che stavolta, ahimè, il tempo è concluso. Il volo per Milano ci attende rollando sulla pista di Schonfeld, e un piccolo nevischio saluta la nostra partenza. C’è ancora sufficiente spazio per commentare le ultime visioni, però.
Leggi articolo completo…
Se una domenica mattina vi capita di passare (così, per caso) da Potsdamer Strasse, evitate pure di entrare da Starbucks: la folla è tanta, il caffè costosissimo e pure abbastanza cattivo. Ma se proprio non potete esimervi dal trascorrere una decina di minuti nella multinazionale dei bar, almeno portatevi qualcosa da leggere e piazzatevi in vetrina: fa molto turista cool, vi sentirete parte del mood trendy del centro di Berlino e magari vi capiterà di fare qualche simpatica conoscenza. Detto questo, un caffè è servito all’intrepido cronista per spezzare in 2 una mattinata iniziata ottimamente e terminata in malo modo.
Il week end berlinese comincia placido con una nebbiolina milanese, i bar ancora chiusi e la metropolitana miracolosamente semi-vuota. Ciondolando verso il Palast alle 9 del mattino, mentre intorno a noi la città dorme ancora, ci si chiede se ne sarà valsa la pena: domanda che spesso risuona fra gli appassionati cinefestivalieri, quelli che il viaggio se lo pagano di tasca propria, mica con la diaria redazionale.
La Berlinale cala l’asso in anticipo: commercialmente parlando, infatti, l’anteprima fuori concorso di The international, blockbusterone diretto dal tedesco Tom Tykwer (che dopo Lola corre ne ha imbroccate ben poche) e reso stravendibile dalla presenza di Clive Owen e Naomi Watts, farà parlare molto della 59esima edizione di uno dei Festival più interessanti del panorama internazionale. Non che la Berlinale abbia bisogno di presentazioni, ma qualche luce negli occhi porta l’attenzione di molta stampa e, soprattutto, di un pubblico più folto. D’altronde l’edizione 2009 si caratterizza per una scelta di nomi, almeno nel Concorso , che attraggano schiere di appassionati oltrechè le sparute file dei cinefili, così da rinvigorire il tradizionale red carpet, concetto finora un po’ frivolo per i rigori germanici.