Venezia 67 - Black Swan. Alla ricerca della perfezione
di Ludovica Gazzè
Nina è una ballerina ambiziosa e perfezionista in una compagnia di danza classica. Finalmente le viene offerta la parte da protagonista in una nuova versione de Il lago dei Cigni. In cambio, però, il regista pretende da lei che si superi, interpretando il doppio ruolo di cigno bianco e nero, ruolo che però, almeno nella seconda parte, non le si confà. Leggi articolo completo…
Anche quest’anno, Nouvellevague parteciperà all’assegnazione del Mouse d’Oro e del Mouse d’Argento relativi ai film presentati alla 67a Mostra del Cinema di Venezia.


Sophie, aspirante giornalista del New Yorker, trascorre una pre-luna di miele con il fidanzato Victor a Verona. Lui però è molto impegnato nella selezione dei fornitori del suo futuro ristorante italiano di Manhattan, per cui Sophie girovaga per la città da sola, e si imbatte in un gruppo di donne che rispondono alle “lettere a Giulietta” lasciate dalle turiste sul muro della sua presunta casa. Sophie scopre, negli interstizi del muro, una lettera rimasta lì da 50 anni, la legge e decide di rispondere. Pochissimi giorni dopo, la donna (un’inglese ricca ed eccentrica), insieme al nipote, giunge a Verona come tappa iniziale di un viaggio simile a quello di 50 anni prima. Sophie, lasciata di nuovo sola dal fidanzato, si aggrega….
Pietro e Francesco sono fratelli. Vivono nella casa lasciata loro dai genitori, morti da tempo. Pietro è leggermente ritardato, cammina e ragiona lentamente, ma ha un lavoro (distribuisce volantini) e mantiene sé e il fratello. Francesco invece è un tossico, non lavora e frequenta il bar dove staziona la compagnia di Nikiniki, il suo pusher, davanti a cui fa esibire il fratello in numeri da cabaret. Pietro conosce una ragazza che fa il suo stesso lavoro, forse qualcosa sta per cambiare nella sua vita, ma la spirale di squallore e violenza in cui è inserito non smette di tormentarlo. E allora c’è una sola cosa da fare…
L’ultimo aggiornamento da Locarno, in attesa dei verdetti di sabato sera, riunisce tre film che più diversi non si potrebbe: l’uno che gioca con le sperimentazioni concesse dal digitale, l’altro che fa del rigore formale di sapore “antico”una bandiera, il terzo che tenta di costruire un blockbuster fantascientifico low cost .
C’e’ un’Italia capace, studiosa, geniale, che si perde nei meandri della propria intelligenza ma che e’ in grado di sfornare capolavori, di precorrere mode, di essere alla pari con i numeri uno. E c’e’ un’Italia cialtrona, ipocrita e moralista, che fa dell’ignoranza sbandierata e della retorica pomposa il suo marchio di fabbrica, e che impedisce al Paese di crescere oltre a farsi ridere dietro dagli stranieri. E’ questa seconda Italia quella che troppo spesso vince, che sta imperando come modello sociale ancor prima che político. Ma quando vediamo qualcuno che rappresenta il primo tipo di Italia, il cuore ci si apre e la rabbia covata sfocia in un’indignazione talmente forte che vien quasi voglia di urlare. E’ l’Italia di Tony Scott, che ci viene raccontata con perizia calligrafica da Franco Maresco in un documentario di oltre due ore, presente a Locarno nella sezione dei Fuori Concorso.
Eran Riklis torna sul “luogo del delitto”. Fu proprio il Festival di Locarno a dare una scossa forte alla sua carriera, decretandogli il Premio del Pubblico per La sposa siriana, nel 2004. E in Piazza il regista isrealiano ritorna con un film dal titolo, The human resources manager, che potrebbe apparire bizzarro perche’ sembrerebbe di argomento vagamente “aziendale”. Nulla di tutto questo, invece. Riklis segue il responsabile del personale del piu’ importante panificio industriale di Gerusalemme, una cui dipendente, di origini rumene, e’ fra le vittime di un attentato suicida nel centro citta’. Il manager, per tacitare una campagna diffamatoria di un tabloid nei confronti del panificio, viene costretto dai suoi capi ad accompagnare la salma della ragazza nel suo luogo di provenienza.