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The iron lady

Posted by Davide Verazzani | Posted in Cinema | Posted on 28-01-2012

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iron lady The iron ladyThe Iron Lady – Regia: Phyllida Lloyd – Con: Meryl Streep, Jim Broadbent, Olivia Colman – Sceneggiatura: Abi Morgan – Montaggio: Justine Wright – Fotografia: Elliott Davis – Scenografia: Simon Elliott – Costumi: Consolata Boyle – Produttori: Damian Jones, con Anita Overman e Colleen Woodcock – Distribuzione: BIM – Durata: 104 min. – Gran Bretagna, 2011

Oggi Margaret Thatcher è un’anziana e ricca signora, insignita del titolo di baronessa dal 1992, che conduce vita ritirata e solitaria, dopo la morte del marito avvenuta nel 2003, e combatte contro l’Alzheimer. Ma ci fu un tempo in cui tutto il mondo guardava a lei con ammirazione, rispetto oppure odio. Erano i favolosi anni ’80, e la “lady di ferro” stava riuscendo a riportare il Regno Unito fra le grandi potenze mondiali, dopo la depressione del decennio precedente. Tra lunghi flashback e sprazzi su un presente difficile, la fotografia di una donna che è partita dal nulla e ha dominato un mondo creato a misura di maschio.
Ritrarre un leader davvero “bigger than life”, che ha saputo attrarre l’amore e l’odio in egual misura, e per giunta a soli 20 anni dal suo ritiro dalla politica attiva, fa correre un rischio duplice: da un lato quello di esaltarne le caratteristiche negative, dall’altro quello di produrre, anche solo per amor di polemica, una stucchevole agiografia. La sceneggiatrice Abi Morgan, reduce dai fasti di Shame, ha intelligentemente scelto una terza via: raccontare il fascino del Potere, come lo si cerca, lo si ottiene e lo si perde, insieme alla decadenza fisica, che rende il ferro simile al burro, e a una storia d’amore rimasta per il mondo intero sottotraccia fino a scomparire, qui invece motore della storia fin dalle prime scene. Il risultato è un film dalle tinte shakespeariane, che sa essere leggero quanto basta per appassionare il grande pubblico ma sufficientemente esaustivo nel tratteggiare a tutto tondo una personalità dura e sfaccettata, dall’ego ipertrofico e dal decisionismo cosmico; una donna circondata da lacchè politicanti di bassa lega (che infatti la tradiranno in nome di una realpolitik che li porterà al fallimento), dura e convinta ma mai cinica, disprezzata tanto quanto rispettata; una donna il cui volto è quello di una Meryl Streep che, al di là del pesante make-up, fornisce un’interpretazione di straordinaria aderenza, in grado di farle vincere il terzo Oscar della carriera; una donna che viene indagata dalla regista Phyllida Lloyd, di sano impianto teatrale ma prestata al cinema già per la commedia musicale Mamma mia!, con pudore misto a realismo (l’inserimento di spezzoni di filmati di repertorio, anche riguardanti la sciagurata guerra delle Falkland, dà il giusto spessore storico alla pellicola).
Un ritratto fiammeggiante e senza infingimenti, che sa interessare e coinvolgere, senza mai intenerire. Una sfida difficile, ma vinta a pieni voti.

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