Il Noir in Festival premia Headhunters, il Mouse d’Oro In time di Andrew Niccol
Posted by Davide Verazzani | Posted in Cinema | Posted on 13-12-2011
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Segnatevi questi due titoli: Headhunters e In time. Il primo ha vinto alla grande il 21esimo Noir in Festival, che si è svolto in una spettrale Courmayeur senza neve nella settimana di Sant’Ambrogio. Il secondo si è aggiudicato, con giudizi altalenanti, il prestigioso Mouse d’Oro, premio della critica on line cui anche noi abbiamo partecipato con il nostro voto.
Già a Locarno Headhunters, film norvegese tratto dall’omonimo bestseller (in patria: in Italia uscirà per Einaudi a febbraio 2012) di Jo Nesbo, aveva ben impressionato, ma nella cornice valdostana ha trovato la sua giusta consacrazione. D’altronde, possiede tre caratteristiche che lo rendono vincente in un festival consacrato al noir e al thriller: ritmo giusto, sceneggiatura impeccabile, casting accurato; un film ben fatto, in equilibrio tra furti d’arte, equivoci amorosi, doppi giochi tra multinazionali, condito da efferati omicidi e pesante ironia, che non si vergogna di essere quello che è, ovvero intrattenimento intelligente.
Non così unanime invece il giudizio su In time, il nuovo lavoro di Andrew Niccol, regista dell’osannato Gattaca (vincitore a Courmayeur del premio del pubblico nel 1997): la rappresentazione di una società futura in cui i soldi sono sostituiti dai minuti di vita, e la divisione fra ricchi e poveri misura la distanza fra chi è immortale e chi lotta ogni giorno per la sopravvivenza, convince nella forma ma non nella sostanza, diventando una patinata caricatura di Bonnie e Clyde e l’occasione per mostrare i bei volti di Justin Timberlake e Amanda Seyfried, due attori che avrebbero bisogno di ben altri copioni per mostrare le loro doti.
A parte questi due film, hanno ben impressionato Don’t be afraid of the dark (vincitore del premio del pubblico), un horror classico con giovane coppia più bimba alle prese con casa infestata da creature malvagie, che molto deve alle atmosfere del suo produttore e cosceneggiatore, Guillermo Del Toro, ma che è diretto con bel brio dall’esordiente fumettista canadese Troy Nixey; e soprattutto il francese De bon matin (secondo noi vincitore morale del Festival), una drammatica e tesissima parabola sui disastri di un capitalismo finanziario senza etica né rispetto, basato su un fatto di cronaca avvenuto nella Svizzera tedesca, e che si avvale della splendida interpretazione di Jean-Pierre Darrousin e di un’impalcatura autoriale fatta di silenzi e incastri impeccabili.
Mezza delusione per Martha Marcy May Marlene (in uscita in Italia con il titolo La fuga di Martha), che annega una vicenda di violenza psicologica e sottomissione in un’estetica povera da Sundance, e notevole delusione invece per l’atteso We need to talk about Kevin (tratto dal romanzo di Lionel Shriver), nonostante la presenza nel cast di Tilda Swinton e John C. Reilly, dove le disgrazie e i problemi della maternità, per una volta vista non in modo edulcorato, si risolvono in banalità demoniache (il figlio poco voluto e male amato ha occhi e cattiveria da anticristo dei poveri) e scivoloni drammaturgici.


