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Gil, sceneggiatore di successo ma scrittore alle prime armi e assai tremebondo, si trova a Parigi con la futura (e insopportabile) promessa sposa Inez e coi genitori di lei. Per un caso si trova a passeggiare per la città che adora fino a mezzanotte: una macchina d’epoca lo carica, e si troverà negli anni ’20 circondato da molti dei suoi miti letterari e non da Cole Porter a Hemingway a Picasso. Con in più l’atout dell’incontro con la bellissima Adriana, innamorata della belle epoque. Ma il quotidiano preme…
Midnight in Paris, apertura fuori concorso dell’ultimo Festival di Cannes, è probabilmente il film di maggior successo di Woody Allen: e l’ accoglienza entusiastica ricevuta in Italia sembra confermarlo. Con qualche ragione, ché Woody é pur sempre Woody, e se forse il periodo dei capolavori assoluti è passato (ma quanti cineasti si accontenterebbero della metà?), la mano resta felice. Sarà Parigi, cui il nostro dedica una dichiarazione d’amore nei primi minuti che ricorda quella tributata a Manhattan nel film omonimo, sarà una scrittura lieve e lieta che non si preoccupa di disegnare possibili stereotipi pur di regalare un sorriso o un’emozione. Sarà infine un cast come sempre molto azzeccato, con un Owen Wilson finalmente pronto per il salto di qualità e una Cotillard mai così sensuale. Di fatto, la pellicola si segue che è un piacere, senza una pausa nel ritmo nonostante le non molte situazioni comiche, con un filo di nostalgia per la Parigi che fu e con la consapevolezza che la cosa giusta è comunque cercare di vovere e creare nel presente. In qualche modo speculare a La rosa purpurea del Cairo, forse meno travolgente ma ugualmente se non più meditato. Non si rinuncia al sogno per dovere o impossibilità: lo si fa perché la vita quotidiana merita di essere vissuta. Sarà banale, come pure ha detto qualcuno, sarà che Woody non migliora invecchiando come ha fatto notare qualcun altro. Ma si mantiene sempre al suo livello, che è quello di un grande. Da vedere, non solo per il clima natalizio.
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