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Venezia 65 – Il concorso non è bello se non è litigarello

Continua il concorso, e non passa giorno che non si discuta. I film fanno parlare di sé, dividono quasi nettamenta la platea. Pochi i giudizi unanimi, se non che non ci sono film che fanno impazzire. Il più chiacchierato degli ultimi giorni è decisamente Vegas: Based on a true story, dell´iraniano...

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The artist

Posted by Marco Cavalleri | Posted in Cinema | Posted on 07-12-2011

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the artist The artistHollywood, 1927: George Valentin è uno dei divi del cinema muto. Basta che una comparsa come Peppy Miller lo baci perché possa iniziare una carriera verso la celebrità. Hollywood, 1929: l’avvento del sonoro e un orgoglio malriposto spingono Valentin verso l’oblio, Peppy verso la celebrità. Ma tra i due era scoccata non invano una scintilla…

The artist è stato la “sensation” dell’ultimo Festival di Cannes: stampa entusiasta, a lungo in predicato per la Palma d’Oro, comunque omaggiato di un premio (incontestabile) al miglior attore Jean Dujardin. E adesso sembra aver la strada spianata (complici i semionnipotenti e comunque intenditori fratelli Weinstein della Miramax) verso qualche Oscar. Film da vedere, quindi? Senz’altro. Pellicola indimenticabile, come ha azzardato qualcuno? Pur nella piacevolezza complessiva, direi di no. Certo, l’idea di un film (quasi) muto e in bianco e nero non può che intrigare: certo, il sapiente mélange di generi e pellicole comunque entrate nell’immaginario (da Cantando sotto la pioggia a E’ nata una stella, non dimenticando La folla e L’uomo ombra cui sembra far riferimento la spettacolare performance di un cagnolino promosso al ruolo di coprotagonista) soddisfa anche lo spettatore appena appena avvertito. Ma su tutta l’operazione spira una consapevolezza fin troppo insistita, un approccio tutt’altro che nostalgico o ingenuo. In realtà si vede il film di un regista – Hazanavicius – che, dopo due bellissimi e purtroppo inediti in Italia pastiches sulla superspia Oss-117 ha deciso di fare il salto di qualità cinefilo. Ma più con furbizia che con autentica ispirazione, dando in pasto al pubblico quello che già sa accettabile e riconoscibile da chiunque (le innumerevoli citazioni, lo svolgimento piano e per certi aspetti trito e ritrito) senza osare nulla più del necessario a rendersi piacevole. In qualche modo, se si consente il termine, una gran bella paraculata: destinata alle masse ma con qualche pretesa in più giustificata dalla forma assai più che dal contenuto. Poi, per le feste natalizie è perfetto: ma, film muto per film muto, mi sia consentito di preferire Juha di Kaurismaki o il volgare ma autenticamente sovversivo Silent Movie di Mel Brooks. Lì almeno c’era un rischio più o meno calcolato, qui il calcolo è tutto. E del cinema muto, della sua romantica e folle pretesa di dir tutto senza nula poter dire, resta solo qualche citazione visiva e (falsamente) contenutistica.

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