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L’ultimo terrestre

Posted by Davide Verazzani | Posted in Cinema, Venezia 2011 | Posted on 11-09-2011

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ultimo terrestre Lultimo terrestreIn un’Italia in cui è prossima l’invasione degli alieni (che giungono da chissà dove con intenti non chiari), Luca, un goffo e timidissimo impiegato di una sala Bingo, cerca di vivere la sua vita solitaria, fra gli scherni dei colleghi di lavoro, l’amore impossibile che prova per la bella vicina di casa e l’affetto per l’anziano padre contadino. Unico amico di vecchia data, Roberto, un travestito costretto a prostituirsi, che Luca vede ogni sera per infiniti discorsi nel buio dell’auto. Finchè gli alieni arrivano davvero, e tutto cambia…

La bella notizia è che un grande artista di graphic novel esordisce al cinema, dirigendo un’opera che si basa sul libro di fumetti di Giacomo Monti “Nessuno mi farà del male”, dimenticandosi di essere un disegnatore e volendo con tutte le sue forze mostrare una storia per immagini, grottesca e fuori moda. La brutta notizia è che non basta la volontà per creare un film che rimanga memorabile. Il tema dell’alienazione è svolto in maniera impeccabile: esterni di villette a schiera modernissime cui si accede da uno sterrato passando sotto un pacchiano cartello pubblicitario, piscine condominiali intasate, schiere di giocatori d’azzardo all’ultimo stadio, sex addiction e machismo come foce della nullità esistenziale, piccoli truffatori di bassa lega che abusano della credulità popolare, e in mezzo la dolcezza estraniata di un protagonista dal viso postmoderno. Ma tutto diventa programmatico, e la recitazione straniante, la sceneggiatura che procede per accumulo, i momenti di divertimento e quelli di angoscia paiono posticci, quasi rivolti a sostenere una tesi più che a supportare il dipanarsi della vicenda. Per tacere, poi, di alcune situazioni abbastanza fuori luogo (la spiegazione della morte della madre del protagonista, l’avvicinamento di questi alla bella vicina di casa). Resta così in secondo piano l’arrivo di una razza aliena (la cui iconografia è di una sognante naiveté), le cui implicazioni sociali e politiche vengono fin troppo spiegate ma come se fossero in secondo piano rispetto agli avvenimenti che vediamo scorrerci davanti agli occhi.
L’ingenuità dell’esordio (anche se Gipi, in realtà, ha prodotto alcuni cortometraggi e un paio di “lunghi”, clandestini per volontà dello stesso autore) è alla base di tali imprecisioni, e nulla toglie alla sua freschezza. E’ per questo che attendiamo Gipi alla seconda prova; per ora, il film è consigliabile solo per la sua particolarità e perché è nettamente un corpo estraneo nel panorama italiano.

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