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Super 8

Posted by Tullio Di Francesco | Posted in Cinema | Posted on 09-09-2011

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super8 Super 8Lillian, Ohio, fonda la sua forza sulle acciaierie ma procura anche lutti improvvisi e profonde ferite nascoste. Eppure gli anni Settanta stanno volgendo al termine, sui muri delle camerette degli adolescenti campeggia la locandina di Halloween, girato da un promettente regista di horror, ed è il momento in cui ogni ragazzino con la sua cinepresa super 8 è convinto di poter sfondare nel mondo del cinema. È così anche per Joe che, con un gruppo di amici, spera di vincere a un festival con un film di zombi che è un continuo omaggio al cinema di George A. Romero, se non fosse che, durante un esterno notte, l’intera troupe è testimone di uno spaventoso incidente ferroviario. Da quel momento la cittadina è funestata da scomparse misteriose e eventi inspiegabili, oltre che dalla presenza dell’esercito che getta una luce inquietante sull’incidente. La risposta sta forse impressa nella cinepresa amatoriale, e ancora una volta sarà un gruppo di ragazzini a salvare il mondo da una mostruosa creatura che i grandi non vogliono comprendere…

La forza prorompente della narrazione di J.J. Abrams è molto più potente sul piccolo che sul grande schermo. Se le sospensioni macchinose di una serie come Lost (giusto per citare quella che l’ha reso internazionalmente noto e ha contribuito a spalancare le porte a una valanga di serie televisive) hanno contribuito a ridisegnare il concetto di suspense interattiva in televisione e a trasformare le serie in happening più attesi e riusciti di quelli cinematografici, al cinema Abrams ha sfornato pellicole più convenzionali, se non addirittura irrisolte (Mission: Impossible III, Star Trek, Cloverfield). Con Super 8 il nostro tenta l’ambiziosa operazione di lanciare un ponte tra un personale amarcord del ragazzino che fu e quel cinema escapistico-sentimental-favolistico degli anni Settanta, in senso lato, che tanto ha nutrito la sua fantasia: strettamente parlando, il cinema di Steven Spielberg (che qui non disdegna il ruolo di produttore). Un cinema patchwork, quindi, che più che un calco sembra un’emanazione diretta, una variazione genetica di opere come Lo squalo, Incontri ravvicinati del terzo tipo ed E.T. (oltre a numerosi altri inside joke all’intera generazione di registi generati dalla New Hollywood), ma che, in controtendenza al triste e contemporaneo fenomeno degli innumerevoli reboot, in un colpo solo funziona, affascina e raggiunge al cento per cento l’obiettivo che si era prefissato.

Proprio qui sta la differenza tra un Abrams che pensa onestamente al suo cinema e una schiera di (spesso) ignoti rebootisti (chiedo venia ma mi si passi il termine) che autoalimentano il vampirizzante baraccone hollywoodiano sfruttando all’inverosimile idee già preconsumate e predigerite. Perché la tecnica di Abrams assomiglia piuttosto all’arte medievale del centone, dove il ricalco dell’autore amato è in primis un segno di rispetto e di onore verso chi, prima di noi, ha saputo risvegliare emozioni e alimentare sogni ad occhi aperti. O, se si vuole, un’idea di cinema pressoché rinascimentale, dove l’aspetto umanistico è il centro dell’attenzione e il rispetto dell’individuo e dell’innocenza che esso porta con sé prevale su ogni altra cosa. Un cinema artigianale, quasi fatto “a bottega”, perché non va dimenticato che il cinema dei signori Spielberg e Lucas – già per loro conto amanti e cultori di un invidiabile classicismo cinematografico – è sempre stato (come quello di Meliès) fatto in piccolo, costruito artigianalmente dal basso; solo in un secondo momento ha finito per generare quelle grandi tecnologie ora sfruttate da quei parvenu che del cinema degli effetti speciali hanno compreso (forse) solo la parte più superficiale ed estetizzante. Occasionalmente capita di accorgersi che Abrams si fa prendere la mano, ma sono molti di più i momenti sublimi di questa pellicola (basterebbe solo il triste inizio innevato, esemplare per l’economia del discorso) che ci persuadono che Abrams ha firmato la sua opera finora più matura e riuscita.

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