Kyle (Alex Pettyfer) è un liceale bello, ricco e spavaldo che un bel giorno decide di fare un brutto scherzetto alla sua compagna di classe Kendra(Mary-Kate Olsen) ragazza dark e isolata da tutti. Peccato che lei si rivelerà essere una streghetta che deciderà di vendicarsi sul superficiale giovane con un incantesimo, facendolo diventare brutto e ripugnante. Tutto questo avrà fine solo se Kyle riuscirà a far innamorare di lui una ragazza entro un anno, se no la bruttezza rimarrà la sua unica compagna per il resto della vita. L’unica ragazza che potrebbe che potrebbe andare oltre le apparenze è la dolce Lindy (Vanessa Hudgens) e l’incontro tra i due darà vita a esiti inaspettati…
Beastly, che nasce come una rivisitazione cinematografica dell’omonimo romanzo per ragazzi di Alex Flinn, presenta la più classica e disneyana vicenda della Bella e la Bestia in versione aggiornata, con liceali per cui l’apparenza è tutto, dark, emo, feste, musiche chiassose e vestiti alla moda. E al posto della teiera e del candelabro, ci ritroviamo in compagnia di un insegnante ceco e una donna delle pulizie che si accingono a sopportare per un lungo anno le nevrosi del frustrato Kyle, che al posto della folta chioma bionda e boccolosa si ritrova una testa tirata a lucido e qualche tatuaggio piazzato qua e la. E già scattano i primi dubbi, che ti portano a pensare perchè mai la bruttezza debba essere rappresentata da un pelato tatuato che tanto invece piace ai giorni nostri. Più va avanti il film più ci si rende conto di quanto sia meravigliosamente curato e lustro il tutto: ragazzi belli e tirati, il protagonista più affascinante da brutto che da bello, vestiti perfetti, fotografia impeccabile con colori e inquadrature a regola d’arte, una direzione attenta a non annoiare il pubblico, con stacchi musicali e fotografici strategici che ci ricordano che siamo nel ventunesimo secolo e soggettive deliranti da post-sbronza. E Kyle corre corre, ossessionato unicamente dal fatto di rimanere brutto tutta la vita; d’altronde lui ha un unico desiderio: tornare bello, punto. Rapisce la giovane Lindy e fa di tutto per conquistarla, crea di proposito i fatidici momenti in cui lei possa finalmente pronunciare le fatidiche parole: “Io ti amo”. Costruisce una serra di rose rosse, scarica dal caro amico Google una poesia per far colpo, scrive romantiche lettere a mano e tenta il tutto per tutto organizzando un week-end romantico. Insomma il suo scopo è quello di far innamorare una ragazza, non per un naturale evolversi dei sentimenti ma per esasperazione. E in noi si fa sempre più strada l’irritante sensazione di un film che vorrebbe trasmettere ai fanciulli, ormai completamente offuscati da zoomate repentine e messe a fuoco palpitanti di emozioni, quanto sia buono e giusto vivere in pace con se stessi, brutti e belli, ricchi e poveri, quanto l’apparenza sia solo superficie e niente più, ma che in realtà , nei fatti, mostra tutt’altro. Sembra quasi, infatti, che l’impostazione stessa del film, il protagonista e le atmosfere a dir poco perfette, trasmettano più che altro un estrema voglia di bellezza e esteriorità in tutto.
Una fiaba fantastica monca, incapace di trasmettere il messaggio che l’ha generata, sicuramente piacevole per i teenagers grazie all’esplosione di colori e un montaggio dinamico e avvincente ma poco adatto agli adulti, che capirebbero subito l’inganno.
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