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Algeria, città di Setif, 8 maggio 1945. Mentre in Europa si festeggia la fine della seconda guerra mondiale, una manifestazione pacifica degli algerini per reclamare pari diritti rispetto ai coloni francesi viene repressa nel sangue. L’evento segnerà a fondo tre fratelli la cui terra è già stata espropriata vent’anni prima. Uno finirà in carcere e diventerà attivista dell’ FLN. Un altro cercherà fortuna, con mezzi non sempre onesti, a Pigalle. Il terzo si arruolerà nell’esercito francese e parteciperà alla guerra di Indocina. Quando si ritroveranno in una Parigi che comincia a essere scossa dalla lotta per l’indipendenza algerina, saranno tutti chiamati a delle tragiche scelte…
Uomini senza legge è stato uno dei casi dell’anno in Francia: guadagnandosi l’onore di un’anteprima a Cannes, di una candidatura all’Oscar come miglior film straniero e realizzando ottimi incassi. Suscitando però Oltralpe feroci polemiche per il tema trattato. Cosa forse non nuova per Rachid Boutareb, regista e co-sceneggiatore, già autore di quel Days of Glory praticamente inedito in Italia ma che seguì lo stesso percorso guadagnandosi anche una Palma per il miglior cast nel 2006. Vincendo nel frattempo un Orso d’Argento per London River – altro bel film praticamente svisto dalle nostre parti. Insomma, fuor di dubbio che siamo di fronte a un cineasta di quelli da tenere a mente: va però detto che quest’opera, probabilmente la sua più ambiziosa, è però un po’ meno riuscita delle altre. Sarà per il tema, ancora bruciante a distanza di cinquant’anni nell’Hexagone (che, non va dimenticato, proibì a lungo la visione di capolavori come Orizzonti di gloria e La battaglia di Algeri in quanto troppo irriverenti nei confronti della voglia di grandeur del paese), che lo spinge a raffreddare la possibile (e peraltro inevitabile) lettura politica in una commistione – dall’ action alla ricostruzione storica fino al noir – più innocua che polisemica e talvolta stridente. O per una qualche scivolata nel genere più di maniera che realmente meditata e costruita. O, infine, per una serie di ispirazioni e suggestioni – tutte dichiaratissime, da L’armata degli eroi di Melville (di cui è citata letteralmente più di una sequenza) al Leone di C’era una volta in America al Coppola del Padrino su su fino a un finale in metropolitana che rimanda inevitabilmente a Carlito’s way di De Palma – che sembrano più atto di citazione e d’amore scopofilico che realmente necessarie alla sequenza del narrato. Detto questo, un film che si segue con piacere nonostante una durata piuttosto impegnativa (oltre 130′) e che sa regalare qualche momento di cinema vero, dalla strage di Setif all’esecuzione del commissario sino a un finale concitatissimo e disperato. Sicuramente sul tema Pontecorvo aveva saputo dirci di più, e sicuramente Boutareb è capace di ben altre sfumature. Ma, in tempi di cinema quando va bene divertente, un titolo come questo – pur tra mille difetti – vale sicuramente la visita. Capita di pensare, e male non fa: e capita di ricordare con qualche vergogna la storia dei colonialismi europei, cui qualche mentecatto guarda con nostalgia. Forse non riuscitissimo, ma sicuramente utile.
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