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Eva (Alexandra Pirici) dopo aver perso il lavoro in fabbrica , decide di abbandonare l’uggiosa Bucarest per recarsi a Melfi, il cui paesaggio agricolo e medievale contrasta nettamente con il massiccio polo industriale della Sata. Qui conosce Anna (Erica Fontana) giovane che lavora proprio presso il grande complesso, che decide di ospitarla a casa sua.
Una ragazza di Bucarest senza più un lavoro, che scappa dalla sua città forse sperando in un futuro migliore ma, soprattutto, per ritrovare a Melfi una madre che è ormai una sconosciuta; poi una giovane italiana, introversa e solitaria, che vive in funzione del lavoro, alienata e isolata da ciò che la circonda, tenera e disponibile solo con la sua amata nonna, non più autosufficiente. E così tra intensi primi piani e lunghi piani sequenza, diveniamo sempre più coscienti del fatto che l’Europa dell’est e il sud Italia non sono poi così diversi e che Eva e Anna sono più vicine che mai.
Il caratteristico stile documentario di Massimo Coppola infatti, ci accompagna minuziosamente nel mondo delle due protagoniste, così diverse nel loro modo di relazionarsi ma anche profondamente complementari: una malinconia comune le accompagna nella loro quotidianità fatta di solitudine, di attese, di stanchezza ma anche e soprattutto di tenacia. Già perchè le due ragazze sono solo all’inizio del loro percorso di crescita, ma si rivelano essere da subito forti e caparbie. Eva desidera ritrovare se stessa, dare un senso alla sua esistenza, ma prima ha una questione da risolvere: in un duro faccia a faccia sputa tutta la verità nei confronti di una donna che è stata solo capace di spedirle soldi lasciandola sola nelle tappe fondamentali della sua adolescenza, ripugna il vissuto della madre ritrovata, vittima del maledetto stereotipo della donna dell’est che non può far altro che prostituirsi. Sulle spalle di Anna pesa invece la difficile condizione della sua famiglia, senza soldi e piena di problemi. E le sue giornate scorrono tutte uguali, tra una dormita e un’ennesima alienante giornata di lavoro. Fino a che due avvenimenti la scuoteranno: l’incendio in fabbrica e la conseguente perdita del suo impiego e la morte dell’amata nonna. Da quel momento la sua vita non sarà più la stessa.
Coppola, come un cronista, segue le protagoniste raccontandocele senza giudicare, senza spiegarcele a pieno, lasciando ampio spazio all’interpretazione personale e soggettiva dello spettatore, e facendoci solo immaginare, quindi, le reazioni emotive dei personaggi agli avvenimenti.
Un film scarno di dialoghi che non ha la pretesa di insegnare ma solo di raccontare e che riesce a prendere vita grazie a un ‘ottima fotografia, capace di creare efficaci contrasti tra la realtà umana e reale delle attrici e gli asettici panorami industriali che squarciano silenziosamente il verde paesaggio di Melfi.
Un’opera generatrice d’ interessanti spunti di riflessione.
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