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The next three days

Posted by Marco Cavalleri | Posted in Cinema | Posted on 25-04-2011

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the next The next three daysJohn Brennan sta tranquillamente facendo colazione con il figlio Luke quando irrompe la polizia ed arresta la moglie Lara. Motivi – e prove apparenti – non mancano: Lara aveva litigato con la vittima, ci sono le sue impronte sull’arma del delitto e una macchia di sangue sul suo impermeabile. Ma John, testardamente convinto della sua innocenza, cerca in ogni modo di farle ottenere un appello. Quando sarà  rifiutato, cambierà  strategia: non più adxire le vie legali, ma farla evadere. Ma come può un tranquillo professore universitario trasformarsi in una mente criminale in grado di far scappare qualcuno dalla più grande prigione del mondo?

The next three days segna il ritorno alla regia di Paul Haggis dopo Nella valle di Elah, tra l’altro bellissimo e largamente sottovalutato da critica e pubblico. Probabilmente per il tema – una incursione disperata negli Usa in guerra con l’Iraq e in piena sindrome 11/09 – che è costato caro anche a De Palma con l’ottimo ma mai distribuito Redacted. Nel mezzo qualche sceneggiatura e la bella serie televisiva Crash. Sarà  per questo che, per il ritorno al grande schermo, preferisce andare sul sicuro e proporre il remake di un buon thriller francese, Pour elle, aggiungendo allo scudo rappresentato dal genere un divo come Russel Crowe nella parte del protagonista (per una volta dopo tanto tempo alla sua ltezza, ma questo è un inciso) e comprimari di lusso assoluto come Liam Neeson e Brian Dennehy. Ma il risultato finale non convince totalmente. Non che si voglia insistere sulla presunta reazionarietà  dell’opera, col suo (apparente) elogio della famiglia: in realtà  basterebbe guardar bene il finale per comprendere come a trionfare sia il dubbio, se non proprio il disincanto. E nemmeno sulla scelta fin troppo facile del film escapista, che da sempre garantisce grandi emozioni (e si pensi a Dassin, Becker, o all’indimenticabile e purtroppo dimenticato Don Siegel). A difettare, curiosamente visto che a firmare lo script è Paul Haggis, è proprio la sceneggiatura. Che dapprima si adatta fin troppo pedissequamente all’originale (ed è la parte sicuramente migliore) ma poi svacca in un’ultima mezz’ora di colpi di scena a buon mercato e in un’ orgia di sottofinali talmente insistiti da mettere a dura prova lo star del credere di qualunque spettatore mediamente avvertito. Il tutto per una durata francamente eccessiva rispetto agli assunti (122′), appena appena sollevati da qualche brandello di ironia che si può cogliere tra i fin troppo intelligenti e sfigati poliziotti che si oppongono ai fuggiaschi. Per carità , per vedere si vede, e il ritmo passa dal pausato all’ottovolante senza quasi accorgersene. Ma alla fine si consulta spesso l’orologio, e qualcosa vorrà  pur dire. Buono per riempire le festività , non per molto altro.

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