Sidney Prescott, unica sopravvissuta dei massacri di Woosboro, è diventata una scrittrice di successo, e 15 anni dopo ritorna nella città natale per presentare il suo nuovo libro autobiografico. Parallelamente, alcuni studenti del college organizzano una maratona notturna per visionare tutti gli episodi di Stab (“Squartati”), la serie horror ispirata dai fatti di sangue accaduti nella tranquilla cittadina. Un nuovo Ghostface ricompare all´improvviso, e turba i sonni quieti dello sceriffo Riley e della moglie Gale, ex giornalista pronta a tornare in pista, fino a coinvolgere, inevitabilmente, la stessa Sidney…
La saga creata dal genio di Wes Craven e Kevin Williamson sembrava destinata a concludersi con il terzo episodio (non a caso, il più fiacco della serie); dopo undici anni, però, il ritorno non è affatto peregrino: usi e costumi degli adolescenti americani sono mutati radicalmente, si è diffuso internet, il social networking e l´uso delle webcam per riprendere e trasferire in tempo reale sui tablet quel che accade intorno a ognuno di noi, ma l´incomunicabilità e la solitudine regna ancora sovrana. Per giunta, il consumo di horror, amplificato dalla banalizzazione del genere, è diventato roba da fast food, e le scene splatter, lungi dallo spaventare, altro non fanno che urlare trionfanti e ridanciane legioni di ragazzini. E´ qui che si pone la cesura tra vecchia e nuova modernità : i nerd che organizzano maratone notturne di film horror si nutrono di clonazioni del genere, e la domanda fatidica al telefono (“Qual è il tuo film horror preferito?”) ha una risposta che potrebbe perfino non andar indietro di più di 15 anni. Il “real time” consuma tutto come i popcorn ingurgitati dai ragazzini, e non permette di riflettere. La seriosità degli abiti da signora di Neve Campbell, splendida protagonista della saga, è il segno del cambiamento: nonostante un´età non certo avanzata, la protagonista appartiene già a un altro mondo, a un´altra epoca, in cui le regole seguivano un corso diverso (e infatti, alcune convenzioni verranno sovvertite nel succedersi degli omicidi). Lo sguardo di Craven, e soprattutto del suo sceneggiatore Williamson, è insieme divertito e cupo; non manca l´ironia, il gusto citazionista del divertissement, la presa in giro auto-sbeffeggiante, marchi di fabbrica della serie, ma dopo tanti anni non si può non vedere, nello sguardo triste di Sidney, un´amarezza per una crescita disordinata, per un cambiamento che distrugge molto senza costruire pressocchè nulla.
Un film di gran gusto cinefilo, per ogni palato ed età . Quasi rifondativo, se non ci fosse, in agguato da qualche parte, qualche imberbe registucolo che prima o poi ne farà un´irrispettosa parodia.


