E´ il 1966, siamo negli Stati Uniti. Kristen, affascinante ventenne, dopo aver dato fuoco, senza apparente motivo, a una casa di campagna disabitata, viene rinchiusa nel reparto speciale di un ospedale psichiatrico. Lì fa amicizia con le altre 4 coetanee recluse, e si sottopone alle cure gentili del dottor Stringer e a quelle, più rozze, dei due infermieri. C´è un´atmosfera sinistra nei corridoi del reparto, che sembrano infestati da una presenza, resa più pericolosa dal fatto che, ad una ad una, le ospiti scompaiono. Kristen, allora, lotta per scoprire la verità …
L´attesa che i cinefili ripongono ogni volta che sta per venire alla luce un film di John Carpenter è pari solo a quella, ben più di massa ormai, che c´è per ogni creazione di Clint Eastwood. E forse non è un caso, dato che entrambi sono rimasti forse gli unici veri esponenti di un cinema “classico”, nonostante i paradigmi dei generi di riferimento. The ward nasce dopo 8 anni di distanza di Carpenter dal grande schermo, ed è il frutto di un lavoro su commissione scritto dalla coppia Michael e Shawn Rasmussen. Logico quindi che la storia sia la parte più debole di tutto il film: un classico horror in un luogo infestato, una riflessione sui metodi usati nei manicomi pre-68 e sulle nuove metodologie di coinvolgimento del paziente ai fini della sua guarigione, una sequenza di colpi di scena per lo più telefonati che, al giorno d´oggi, fanno meno paura di un telegiornale.
Ma la genialità di un maestro come Carpenter sta nel ricavare oro dal ferro. Una materia così scontata diventa, nelle sue mani, la possibilità di mettere di nuovo a fuoco i suoi temi di fondo: l´ambiguità del Bene, la bellezza stessa (oltre che la “arendtiana” banalità ) del Male, l´impossibilità di fuga da un luogo che è al contempo uno spazio fisico (la mente corre verso la metafisica de Il signore del male), la propria mente allucinata (tornano agli occhi le sequenze di Il seme della follia), il Potere deviato (ed ecco i mostri di Essi vivono). Con i movimenti di macchina lineari che gli sono consoni, senza virtuosismi e con un pauperismo elevato a meraviglioso canone, Carpenter infila un altro capitolo della sua personalissima saga con cui riflette, da 40 anni, sulla superbia dell´animale Uomo e sulla sua infinitesimalità nell´Universo. Come mosche sotto vetro si aggirano i suoi personaggi, ognuno correndo per un obiettivo che qualcuno (noi, spettatori, o le Forze che ci governano) , all´esterno, sa irraggiungibile, ma che nonostante tutto (nonostante quindi che qualcuno dei personaggi se ne renda conto) è, e non può essere altrimenti, il motore dell´esistere, senza cui non potrebbe esserci vita.
Anche The ward è cinema politico nel suo più elevato concetto, nel senso carpenteriano del termine però; cioè, un cinema che mette alla berlina le certezze consolidate, lotta contro il perbenismo di chi comanda (anche quando è ammantato di apparente dolcezza, come i nuovi metodi del dottor Stringer sembrano essere), instilla il dubbio all´interno di ogni inquadratura. Anarchico fino al midollo, decisamente poco incline al compromesso, originale anche quando sembra derivativo (e d´altronde, molti degli attuali canoni del genere thriller e horror vengono da sue intuizioni), Carpenter è l’ultimo Maestro di un cinema che, ormai, non ha più eguali. Anche per questo motivo, questo suo film è imperdibile.



Messer Verazzani sono perfettamente d’accordo con lei. Questo film è davvero un piccolo gioiello. Grazie John per essere tornato!