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Alice, coatta arricchita con villa ai Parioli, rimane vedova all´improvviso, e scopre che il marito era pieno di debiti. Per ripagarli, sceglie di fare la escort d´alto bordo, affidandosi a Eva, una trentenne bellissima con appartamento vista Colosseo, e nascondendo naturalmente questa “attività ” al figlioletto e ai nuovi conoscenti che abitano il palazzo periferico dove è costretta a trasferirsi: una coppia di vicini chiassosi e inopportuni, un portinaio razzista, il fascinoso responsabile dell´internet point del quartiere…
Finalmente a Paola Cortellesi viene affidato il ruolo della protagonista in un film. La sua filmografia è già ricca, così come le sue comparsate televisive (rimpolpate, quest´anno, dalla presenza come spalla di Bisio a Zelig), ma mai nessun regista aveva provato a mettere sulle sue spalle l´esito di tutto il film; doveva provarci proprio Massimiliano Bruno, suo compagno di teatro per lunghi anni, coautore di molti dei suoi successi in palcoscenico. Sarà autolesionismo, sarà una spiacevole coincidenza, ma l´esito pressocchè disastroso del film rischia di compromettere la futura carriera della Cortellesi, quantomeno a livello artistico (auguriamo un gran successo di pubblico, naturalmente, anche se non apprezziamo granchè il successo italico delle commedie di bassa lega).
La banalità dei personaggi, con escort dal cuore d´oro e dall´animo puro, extra-comunitari contenti del poco che hanno, padroni di negozio generosi che, pur pieni di debiti, regalano la connessione internet a chi ne ha bisogno, fa sembrare un qualsiasi film dei Vanzina simile a un trattato sociologico di Zygmunt Bauman. L´unico a salvarsi è Rocco Papaleo nel ruolo del portinaio razzista, non solo per la sua bravura ma soprattutto perché, finalmente, quella tipologia di persona esiste davvero, a differenza di tutte le altre che vediamo.
Il finto progressismo di maniera comporta un buonismo di fondo è insopportabile, così come un lieto fine zuccheroso che grida vendetta. Non è realismo, non è sogno, è solo un pout-pourri di semi-sketch legati insieme da una trama ridicola. E, per giunta, montati con l´incapacità di un esordiente (quale in effetti Bruno è): i raccordi fra una scena e l´altra lasciano facce buffe in sospeso, luci discordanti, movimenti che non si riescono a incastrare.
E´ chiaro che la presunta rinascita del cinema italiano passa solo dalla commedia, la cui scrittura impone però l´unione fra rigore e inventiva e la cui regia richiede mano salda e sguardo esperto. Massimiliano Bruno, ottimo autore teatrale, ha qui fatto il passo più lungo della gamba, e inevitabilmente è cascato. Fossimo maliziosi, potremmo incolpare Fausto Brizzi, coautore del film, ma riteniamo che progettualmente una simile pellicola non stia in piedi, e fa tornare la commedia all´italiana al tempo dei Poveri ma belli, quando però ingenui lo si era davvero e non per finta.
Guardatevi il Sei Nazioni di rugby, anziché questo filmucolo: lì, almeno, ci sono uomini veri.



Buondì,
letto l’articolo dico che è tutto vero. Tutto, tutto, tutto.
C.A.