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I ragazzi stanno bene

Posted by Nerina Fiumanò | Posted in Cinema | Posted on 08-03-2011

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i ragazzi stanno bene I ragazzi stanno beneNic e Jules (Julianne Moore e Annette Bening), una coppia di lesbiche losangeline, dopo un ventennio di matrimonio e due figli avuti con l’inseminazione artificiale si ritrova ad avere un problema tutto sommato prevedibile ma a quanto pare non affrontato fino a quel momento: uno dei due figli vuole conoscere il proprio padre naturale…

La nostra “del tutto non convenzionale famiglia” aveva vissuto felicemente – o almeno con le normali dinamiche che la felicita’ familiare puà³ avere – fino al compimento del diciottesimo anno di età¡ di Joni la figlia maggiore. Fino al momento in cui, cioe’, il fratello quindicenne Laser non chiede a Joni di indagare sull’identita’ del loro padre naturale, il donatore di sperma che anni prima aveva reso possibile il concepimento dei due giovani. Ed ecco comparire nella vita dei protagonisti la figura di Paul (Mark Ruffalo), dal fascino indiscreto e dalla vita maliziosamente selvatica, che coltiva pomodori nel bel mezzo della metropoli piຠgrande del mondo, guida una Harley degli anni ’70 e vive circondato da donne pronte a cadere ai suoi piedi. Il tipo di uomo che piace a tutte, persino alle lesbiche. Da qui una serie di eventi piຠo meno (piຠpiຠche meno, in realtà¡) prevedibili, una serie di accidenti che i quattro protagonisti tentano di risolvere secondo le dinamiche tradizionali della famiglia americana, a metà¡ fra il cliché festaiolo e un pà³ sessuomane e il melodramma melenso con abbraccio e lacrima finale. E questo é esattamente il problema di questa pellicola, che pur affrontando un tema originale e ancora quasi del tutto inesplorato (la famiglia gay), lo risolve nella maniera piຠclassica possibile. E non soltanto nelle conclusioni un pà³ posticce e affrettate, ma anche proprio nel tipo di domande che il film stesso pone allo spettatore. Un film che non scava nella miniera che avrebbe davanti a sé. Un film che si ferma in superficie. Un pilota che siede al volante di una Ferrari, col motore acceso, e il piede sul pedale. Ma non parte. I dialoghi sono piuttosto sempliciotti, i personaggi tagliati con l’accetta, la struttura narrativa piuttosto scontata. Anche da un punto di vista attoriale, le due protagoniste rimangono sottotono, non acquistano spessore e si perdono nel vagore di questa promettente ma poco risolta pellicola. Peccato. Occasione sprecata.

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