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Diego (Alessandro Gassman), sposato con Lisa (Ksenia Rappoport), è il padre di un bambino gravemente disabile, Giacomino. Walid (Amr Waked), siriano, ha anch´egli un figlio malato, Yusef. I due uomini si conoscono al centro di riabilitazione dove i loro due bambini sono in cura e fra di loro nasce un´amicizia, nonostante l´iniziale diffidenza e chiusura di Diego, che non è a proprio agio sia nel centro che nella propria vita, da quando la disgrazia lo ha colpito. Walid invece sembra avere una visione più serena delle cose, e insegna all´amico a riappropriarsi della sua vita e ad amare Giacomino, nonostante tutto. Tuttavia Walid ha molti segreti da nascondere e Diego si trova suo malgrado coinvolto in un intrigo molto più grande di lui.
Il padre e lo straniero è stato smontato dalla critica, e non ha resistito molto nelle sale cinematografiche. Il motivo principale del suo insuccesso è quasi sicuramente la non chiara identificazione in un genere e la confusione che ne deriva. Se il postmoderno è ibridazione e commistione di generi, qui ci troviamo davanti a un´operazione che mette in campo il dramma psicologico, il tema dell´amicizia virile, il tema delle differenze culturali il giallo e lo spionaggio senza riuscire ad amalgamare il tutto. Lo spettatore esce dalla sala un po´ incredulo chiedendosi “ma che tipo di film ho visto?”.
Ed è un peccato; perché la tematica da cui si origina la storia è di sicuro e grande interesse. La disabilità di un figlio è un dramma, inequivocabilmente. Ma la madre ha dalla sua il fatto che quella creatura, sebbene malata, sia comunque uscita da lei. “Lisa lo guardava e lo amava già . Io non sono riuscito a toccarlo, sono scappato via”, racconta Diego a Walid. Invece un padre, che ha una fisicità meno immediata con i propri figli, è spaventato, disorientato, e si vergogna. Il film fa intendere che Diego non abbia mai accompagnato Giacomino al centro, e mostra come quando lo porta in giro in sedia a rotelle quasi lo nasconda sotto il berretto di lana e sia circospetto nei movimenti, inquieto. La disabilità del figlio ha gelato anche il rapporto fra i due coniugi: l´uno, appunto, spaventato e incredulo, l´altra totalmente dedita alla propria creatura, tanto da annullare se stessa, i propri interessi e i propri desideri. Lo straniero, invece, comunica a Diego una grande forza d´animo e una grande gioia, nonostante tutto; e introduce l´amico in ambienti e atmosfere orientaleggianti che lo riportano alla vita. In questi ambienti nasce però l´intrigo internazionale in cui Diego rimane invischiato, tanto da essere persino convocato dai servizi di sicurezza. à‰ qui che la trama inizia a zoppicare, appunto perché il passo è più lungo della gamba: parlare di disabilità e differenze culturali contemporaneamente non è poca cosa.
à‰ indubbio, tuttavia, che ci siano alcune scene di grande effetto e che la progressiva nascita dell´attaccamento di Diego al figlio sia trattata con dolcezza e delicatezza. L´italiano, aiutato dal siriano, alla fine ritiene di aver trovato per merito dell´amico “la forza di essere padre dei miei figli”.
Piuttosto buone le prove attoriali, anche se Gassman è a tratti un po´ troppo “ingessato”.
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