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Il cigno nero

Posted by Davide Verazzani | Posted in Cinema | Posted on 17-02-2011

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il cigno nero Il cigno neroNina, ballerina in una compagnia di balletto a New York, ha una vita del tutto assorbita dal ballo, spinta com´è dall´ambizione e dallo spirito di competizione dell´ansiosa madre, ex ballerina in pensione. Scelta dal direttore artistico per il ruolo di protagonista nell´allestimento de Il lago dei cigni, al posto della prima ballerina Beth, Nina è perfetta nel ruolo di Cigno bianco, ma deludente in quello del Cigno nero, dove invece è eccelsa Lily, un “nuovo acquisto” della compagnia, sfrontata e sensuale tanto quanto Nina è perfezionista e fredda….

Se qualcuno pensava che il Leone d´Oro vinto da Darren Aronofsky a Venezia con The wrestler fosse un´operazione nostalgia per il ritorno sulle scene di Mickey Rourke, pensiamo si debba ricredere vedendo questo nuovo film del regista newyorkese. C´è amore per la bellezza dell´inquadratura, ricerca formale sullo sguardo e capacità  di creare atmosfere di suspence. C´è cinema, puro cinema. In una vicenda che ha poco di veramente sorprendente, stretta com´è fra gli stilemi del thriller psicologico e i deja-vu di invidie e rivalità  delle scuole di ballo, spicca la capacità  di trattare un tema scottante come quello dell´interpretazione. Il cigno nero è un apologo dell´attore, con le sue miserie e i suoi sconforti, le sue ansie e le sue consapevolezze, in una lotta continua verso gli altri per mascherare la guerra che ha dentro.
Se fosse solo questo, se Aronofsky avesse solo voluto descrivere gli abissi, anche mentali, in cui può cadere un attore mentre si confronta con le motivazioni del personaggio che interpreta, questo film sarebbe un vero e proprio capolavoro. Però ben presto il thriller si trasforma in incubo, la vicenda prende pieghe paranormali, la follia da shakespeariana diviene dozzinale (e la si inframmezza con una scena lesbo che da mesi impazza sul web, titillante per i maschietti ma fuori fuoco rispetto al tema trattato), e le splendide immagini sono solo il contorno di una storia scapicollata, scritta alla bell´e meglio e con un finale tremendo che grida vendetta.
La Portman, la cui aderenza al ruolo è sorprendente e straordinaria (brava così l´abbiamo vista poche volte, se non vince un Oscar adesso non lo vincerà  mai più), avrebbe meritato di meglio. E lo stesso dicasi per la rediviva Winona Ryder, sulfurea nel ruolo di Beth, per Barbara Hershey, ambigua nel ruolo della madre. Bellona di turno Mila Kunis, una Lily “telefonata”, cui pronostichiamo copertine sulle riviste e una carriera luminosa ma non necessariamente memorabile; fuori parte Vincent Cassel, ma frustrato da battute degne di una scuola di scrittura adolescenziale.
Aronofsky sa girare, e ce l´ha dimostrato vieppiù. Se solo avesse maggiore continuità  nella scrittura, entrerebbe di diritto nel nostro personalissimo pantheon. Film da vedere, certo, per la magniloquenza delle scene; se poi lo si dimentica poco dopo, non c´è nulla di strano però.1

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Comments (1)

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Non sono d’accordo. Anzi, al di là, è vero, di qualche metafora forse troppo sottolineata, il film ha una forza evidentissima.
Cast d’attrici davvero perfetto. La Ryder a momenti non la riconoscevo!

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