In evidenza

Il dubbio

A St. Nicholas, nel Bronx, è l´anno 1964 e tutto pare andar bene. Padre Flynn è un prete carismatico e un uomo gioviale, che prende sotto la sua ala Donald, il primo studente di colore della scuola. Il vento del cambiamento sembra non scuotere la coscienza di Sorella Aloysius Beauvier, che svolge...

Continua a leggere...

Another year

Posted by Marco Cavalleri | Posted in Cinema | Posted on 06-02-2011

0

Un anno nella vita di Tom e Gerry (proprio così), coniugi di avanzata mezza età , lui geologo lei psicologa. Quattro stagioni e quattro week end in cui si incontrano amici e parenti, si festeggiano nascite e si piangono lutti, si cerca di rispondere all’insoddisfazione degli uni e al senso di perdita degli altri. Con qualche bella sorpresa e qualche amara scoperta. Nel frattempo un altro anno, scandito dalle stagionali visite all’orto di loro proprietà , è passato. E la vita continua: come ammoniva Karl Kraus, non senza conseguenze.

Another year è stato a lungo tra i favoriti assoluti della scorsa edizione del Festival di Cannes, senza per questo portare a casa alcun premio. Ma in fondo non ce n’era bisogno: ci sono pellicole che si impongono a prescindere dai premi ricevuti o ricevendi, e questa rientra a pieno titolo nel novero. Giù il cappello, quindi, per l’ennesima e speriamo mai ultima volta, davanti a Mike Leigh. Che prosegue, con undestatement tutto britannico, ma determinazione ferrea, nello sforzo di porsi alla testa di un cinema europeo veramente d’autore, capace di rifiutare insieme facile spettacolarità  ed intellettualistiche involuzioni più o meno arty per raccontare un quotidiano non necessariamente condiviso ma sempre plausibile. Senza per questo scadere nel bozzettistico. Cui la vicenda, volendo, si sarebbe prestata benissimo: in mano a qualcun altro la storia di questa coppia anzianotta circondata da stralunati personaggi avrebbe potuto risolversi, anche felicemente ma semplicisticamente, in simpatica commediola o farsaccia tout court. Se non avviene è merito di tanti fattori. A partire da una sceneggiatura e dialoghi assolutamente perfetti, che riescono nell’impresa – tutt’altro che facile in epoca di effetti speciali e colpi allo stomaco o al cuore – di tenere avvinto lo spettatore a 129′ minuti parlatissimi ma mai noiosi. A un gruppo di interpreti di famiglia, tutti già  visti in altre sue pellicole, la cui naturalezza sottotono riempie lo schermo più di qualunque prova mattatoriale. A una regia sottilmente pudica, dove le inquadrature sembrano sempre pensate ma mai studiate, quasi un prolungamento ben più consapevole e meno fastidiosamente autoriale della camera-stylo così cara alla Nouvelle Vague di cui Leigh sembra sempre più, nonostante l’origine anglosassone, il vero e più maturo epigono. Il tutto a comporre un racconto minimale ma mai minimo, dove l’apparente quotidianità  di eventi e situazioni mette capo a una morale leggera ma irrefragabile: per essere felici bisogna confrontarsi con la realtà  quotidiana, con le sue gioie e le sue avversità , senza perdersi in sterili recriminazioni o progetti inutilmente ambiziosi. Continuando – Candide insegna – a coltivare il proprio giardino, e concedendo o rifiutando la spalla su cui piangere a seconda delle situazioni. C’è sempre speranza: ma c’è sempre il dolore, e sta solo a noi cercare di combatterlo sapendo che è battaglia maledettamente impegnativa. Come testimoniato da un primo piano finale che da solo vale una dichiarazione di poetica. Se c’è un Cechov in giro, o un Goldoni, cercatelo in Inghilterra. Potreste trovarlo.

VN:R_U [1.9.10_1130]
Rating: 0.0/5 (0 votes cast)
VN:F [1.9.10_1130]
Rating: 0 (from 0 votes)

Write a comment

i migliori Annunci Escort e Trans d'Italia