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Da qualche parte tra Francia e Belgio esiste una clinica del tutto particolare, visto che tra i suoi protocolli teraupetici include quello relativo al suicidio assistito. A gestirla grazie a un contributo governativo elargito per ridurre i costi sociali del suicidio (!) il bonario dottor Kruger, che cerca di far desistere gli squinternati pazienti dal proposito estremo ma accetta di buon grado le loro insistenze. Finché un incidente non provoca una morte e, quel che è peggio, lo svuotamento della dispensa. Le conseguenze, tra l’isterismo dei degenti volontari e la rabbia montante degli abitanti del vicino villaggio, saranno tragiche ed esilaranti.
Kill me please, fresco vincitore dell’ultima Festa del Cinema di Roma, arriva dal Belgio. Paese cinematograficamente ai margini dell’Europa, ma qua e là capace di proporre pellicole che fanno il giro del mondo. Successe con Totò le heròs, con Il Cameraman e l’assassino: succede anche in questo caso, e va detto con pieno merito. Il regista Olias Barco sarà anche un semiesordiente – siamo all’opera seconda – ma evidentemente conosce benissimo tempi e modi della commedia nera, e li declina alla perfezione in un racconto dall’umorismo atrabiliare ma qua e là irresistibile. Merito anche di una fotografia in bianco e nero sporco che sembra una seconda regia, e di attori non molto noti da noi ma tra i migliori delle cinematografie francese e belga (da Aurelien Recoing all’ ormai quasi onnipresente Bouli Lanniers di Eldorado e Mammuth). Il tutto per un’ora e mezza tramata da un divertimento nerissimo, capace di qualche passaggio di pura inquietudine alla Carpenter (l’assedio della clinica e la conseguente strage) ma anche di momenti di memorabile cinismo. Per approdare nel finale a una dichiarazione di principio tutt’altro che banale nell’occidente ossessionato dalla fitness e dalla dolce morte quanto dalla dolce vita: la Nera Signora ha comunque i suoi tempi e le sue ragioni, e pensare di domarne l’impeto è impossibile nonostante denaro e assistenza medica. Non per tutti, e si astengano i deboli di stomaco: ma gli altri, distribuzione permettendo, non se lo lascino mancare.


