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Checco Zalone, ormai-non-più-tanto-giovane rampollo di una famiglia pugliese con agganci vagamente mafiosi, trova lavoro come guardia giurata presso l´Arcivescovado milanese. La sua goffaggine fa decidere i capi della diocesi a “declassarlo” come vigilante alla Madonnina. Qui viene concupito da Farah, una bella marocchina, a Milano con il fratello per vendicare l´uccisione dei genitori con un attentato dinamitardo proprio sul Duomo…
Già il fatto che, finalmente, i cinepanettoni non siano stati campioni d´incasso a Natale ci ha fatto digerire meglio il panettone (e pazienza se a batterli è stata La banda dei Babbi Natale: pur nella pochezza del risultato, si tratta comunque di tutt´altro cinema). Ora che l´anno solare del cinema italiano è iniziato con il botto del nuovo film di Zalone, che ha incassato nei primi 3 giorni quanto Avatar e Harry Potter, possiamo forse sperare che possa avvenire una piccola svolta nel cinema comico nazionale. Perché di questo si tratta, sia chiaro: cinema comico, alla stregua dei Celentano, Villaggio e Pozzetto degli anni ´80 e dei primi film dei Vanzina. Chiunque parli di neo-commedia all´italiana, o è in malafede o dovrebbe tornare a scuola: non c´è il cinismo di un Monicelli e Risi, né l´attenzione al plot di uno Steno, e il collegamento all´attualità sociale (scontro fra religioni, ruolo della Chiesa e dell´esercito, favoritismi mafiosi) è solo il pretesto per una serie di gag, spesso riuscite ma a volte slegate fra loro (vedasi il viaggio per il matrimonio, appiccicato a bella posta per sfruttare le location offerte dalla Puglia Film Commission), di certo lontanissime dal desiderio di esprimere una denuncia o un messaggio civile; e tutto questo è testimoniato, fra l´altro, dal finale buonista, perfettamente in linea con il conformismo del protagonista stesso.
A parte tutto ciò, peraltro, si ride. E si ride parecchio, con trovate, alleluia, non volgari nonostante la sostanziale impresentabilità del protagonista, un bamboccione senza arte né parte che fa della sua ignoranza una bandiera, un maschilista mammone e piagnone, simulacro dei peggiori difetti italici. E ci si compiace della lieve “scorrettezza” con cui vengono presentate sia Chiesa (con un Tullio Solenghi arcivescovo sottilmente idiota) sia, soprattuto, esercito (peana di encomio per il cameo del sempre sottostimato Rocco Papaleo, irresistibile nella macchietta del padre sottufficiale che va in Iraq per pagarsi il mutuo). E pazienza se i vicini di poltrona rideranno perché, come Zalone, pensano anche loro che l´estasi sia una droga: non sarà certo un film a migliorare il livello culturale di questo povero paese, ma almeno potrà far divertire tutti quanti, senza scadere nello scatologico e nell´esaltazione del divismo televisivo.
Stra-consigliato: può perfino rendere piacevole il mini-soggiorno in uno squallido multiplex!


