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La bellissima Elise Ward riceve a Parigi un biglietto dal suo amante, il banchiere d´affari Alexander Pearce, ricercato in mezza Europa dall´Interpol per evasione fiscale milionaria e da un gangster inglese cui ha sottratto 2 miliardi di sterline. Pearce le chiede di andare in treno a Venezia, di far innamorare di sé un turista qualsiasi facendo credere a tutti che è lui (Il criminale infatti si è fatto una plastica facciale e nessuno ne conosce le fattezze), e di attendere altre istruzioni. Il malcapitato è Frank Tupelo, un professore di matematica americano in vacanza in Italia per dimenticare un amore finito, che si affeziona a Elise fino a scombussolare ogni suo piano…
Se non ci fosse scritto, nei titoli di testa e di coda e nei press-book, che il regista di questo spy-movie è Florian Henckel von Donnersmarck, lo stesso de Le vite degli altri, non ci crederebbe nessuno. Non solo: la sceneggiatura, cui ha collaborato lo stesso regista, è stata realizzata da chi ha scritto nel 1995 I soliti sospetti (Cristopher McQuarrie) e nel 2002 Gosford Park (Julian Fellowes), due script giustamenti vincitori di un Oscar per la complessità delle trame e la capacità di tenere in ansia lo spettatore. Infine: i due protagonisti, Angelina Jolie e Johnny Depp, oltre ad essere fra gli attori più cool del momento (e questo non costituisce necessariamente un pregio) hanno saputo quasi sempre scegliere con cura i loro copioni, prediligendo film in cui il loro divismo venisse usato in maniera creativa e non semplicemente in quanto tale.
Il guazzabuglio che ne risulta, di mortale noia, di quasi totale assenza di suspence, di colpi di scena telefonati, è un mediocre concatenarsi di scene in cui i dialoghi hanno una certa compattezza e sanno evitare la deriva dell´involontariamente comico, ma non riescono a scongiurare alcune incongruenze importanti (fra le tante, che ci fa a Venezia il capo dell´Interpol se l´operazione è ufficialmente chiusa? E poi, è possibile non ferire nemmeno il conducente di un motoscafo, che procede con la velocità di una chiatta fra le calli, quando gli si spara ben piantati da un ponte cui il motoscafo passa sotto?). I personaggi non legano fra loro come ci si aspetterebbe: la chimica fra Depp e la Jolie, motore immobile di tutta la pubblicità inerente alla pellicola, è pressocchè inesistente, e le figure secondarie sono o sfocate (il capo dell´interpol inglese, il gangster) o banalissime caricature (il carabiniere stupido, il commissario corrotto, il nobile italiano casanova. Tutti interpretati da attori italiani, rispettivamente Frassica, De Sica e Bova, che non ci fanno una gran figura).
Da italiani, poi, non possiamo non notare che l´approdo del Danieli introduce alla reception del Gritti che si apre poi su un balcone del Canal Grande (su cui nessuno dei due hotel ha finestre), e che l´aeroporto di Venezia sembra essere a fianco alla Punta della Salute; va bene i clichè, va bene la magia del cinema, ma così si esagera: allora forse è meglio girare in studio con i fondali, come faceva Fellini.
Poteva essere interessante la scelta operata da Henkel von Donnersmarck: la sua capacità di penetrare nelle relazioni interpersonali attraverso sguardi, volti, silenzi, che ci aveva incantato nella sua opera d´esordio, poteva conciliarsi con un film d´azione che si basa su inganni e depistaggi (in fin dei conti, anche La vita degli altri era, lato sensu, un film di spionaggio); ma ci sarebbero voluti ben altro piglio, un´altra vicenda, una diversa capacità di generare emozioni. Forse, anche altri attori.



Sono pienamente d’accordo