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We Want Sex

Posted by Tullio Di Francesco | Posted in Cinema | Posted on 04-12-2010

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we want sex.miniatura We Want SexDagenham, 1968, anno fatale per la controcultura, la liberalità  dei costumi, il femminismo e le rivendicazioni salariali. È proprio in una fabbrica inglese della Ford che 187 donne, partendo da una controversia con l´azienda che non vuole riconoscere loro il titolo di operaie specializzate, alzano il tiro fino ad arrivare a chiedere l´uguaglianza sessuale in fatto di salario. Il Paese è in subbuglio: i mariti operai non possono continuare a lavorare perché le donne hanno interrotto la catena, i dirigenti della Ford minacciano di chiudere e spostare altrove la produzione, i sindacati sono più conniventi con i padroni che con le operaie, l´Inghilterra sta a guardare tra il divertito e l´incredulo, tanto che perfino il Segretario di Stato per il Lavoro e la Produttività  (donna) deve intervenire. Grazie alla caparbietà  della leader del gruppo, Rita, e all´onestà  di Albert, unico sindacalista al di fuori del coro, le donne non riescono nell´intento ma ci vanno molto vicino. E poi, in fin dei conti, è solo questione di poco tempo prima che l´uguaglianza diventi legge statale…

Nigel Cole non ha certo bisogno di presentazioni, basti dire che è il regista di L´erba di Grace e Calendar Girls, entrambi film che hanno ottenuto discreti premi e che si sono fatti conoscere da un pubblico alieno ai blockbuster di stagione ma non solo di nicchia. Dopo un´infelice parentesi negli Stati Uniti, Cole torna in patria con questa ennesima commedia che trae spunto da un fatto (ormai) storico realmente accaduto, e che ha più di qualche punto di contatto con l´ultima delle pellicole prima citate. Con un occhio attento a ciò che succede nell´industria e nell´economia mondiale di oggi, il regista si rende perfettamente conto che la vicenda accaduta una quarantina d´anni fa è tornata prepotentemente d´attualità , e le battute messe in bocca ai quadri dirigenziali e agli uomini di potere non fanno che sottolinearlo.

Tuttavia il film non calca mai la mano sulla moraletta e sullo “spiegone” espliciti, e gioca piuttosto sul piano della leggerezza come già  ci avevano insegnato i titoli precedenti, con humour tipicamente inglese che, dato l´argomento, può far tornare in mente l´ultimo Ken Loach meno impegnato. Punto di forza del film è la presenza della deliziosa e proletaria Sally Hawkins (Rita) che ancora non siamo riusciti a toglierci dagli occhi dopo lo splendido La felicità  porta fortuna di Mike Leigh. Come contorno nomi noti e di razza come Bob Hoskins, Miranda Richardson e Rosamund Pike, ma anche tanti volti veri che sono una delle cifre stilistiche della cinematografia inglese.

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