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Emma è una scrittrice di successo in procinto di sposarsi con Michael, il suo editore, e conduce una rubrica radiofonica di consigli sentimentali. Durante una puntata risponde alle incertezze di un´ascoltatrice, consigliandole di lasciare il suo fidanzato Patrick. Questi, grazie all´aiuto del nipote hacker, si vendica facendo figurare all´anagrafe che Emma è già sposata con lui; la donna così si mette alla sua ricerca, per cancellare quello che lei crede sia una banale errore del computer…
Vorrebbe essere una screwball comedy, questo nuovo film di Griffin Dunne (indimenticato protagonista dello scorsesiano Fuori orario e co-protagonista di Un lupo mannaro americano a Londra, lustri or sono): una sceneggiatura scoppiettante ma ligissima ai clichè più consueti, protagonisti a loro agio negli equivoci e sempre pronti a tirar fuori il loro repertorio di facce buffe o perplesse, un cotè alto-borghese che si scontra con il proletariato urbano (la coppia editore-conduttrice da una parte, che vive in case da sogno e lavora nei caldi uffici di un grattacielo, un pompiere di origine indiana dall´altra, che vive nel retro di un ristorante etnico gestito da amici e parenti); e, soprattutto, New York, mostrata in tutte le salse, dall´alto (estenuanti inquadrature di Manhattan stile National Geographic), dal basso (quant´è bella la Big Apple in fiore, come se non ci fossero bastati decenni di film di Woody Allen), magari anche di lato (il ristorante indiano sta nel Queens, vagamente fuori mano rispetto ai luccicanti esterni/interni dove trascorrono l´esistenza Emma e Michael).
Vorrebbe essere, e in un certo senso lo è: divertente al punto giusto, sfrontata al punto giusto, banale al punto giusto. Un frappè zuccheroso ma non troppo delizioso, scritto con un occhio al botteghino e l´altro ai manuali di sceneggiatura. Forse, chi adora questo genere di film avrà qualche momento di solluchero. Nemmeno troppo ingiustificato, per giunta. Resta il fatto che ogni scena è già stata vista mille volte, il lieto fine ha un´ovvietà elementare e le incongruenze sono piuttosto fastidiose. Inoltre, Uma Thurman è del tutto fuori parte in un ruolo che sarebbe andato a genio alla Meg Ryan prima-della-cura (e il physique du role delle due attrici è nettamente diverso a occhio nudo). Molto meglio Colin Firth in un ruolo in cui fa risaltare la sua abituale eleganza al limite dell´ingessatura, e l´astro nascente Jeffrey Dean Morgan, un simil-Bardem più romantico e dal sorriso, se possibile, più gaglioffo.
Per coppiette in vena di pseudo-autoanalisi prenatalizia. Speriamo siano poche, per la verità .
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