0
Risorgimento Italiano. Tre ragazzi nati sulla stessa piccola isola incrociano i loro destini giurando di servire gli ideali della Giovine Italia mazziniana. Domenico è il più rigoroso dei tre, fervente repubblicano nemico dei compromessi. Angelo, invece, è il più impulsivo, una testa calda che si lascia convincere da ogni nuova idea. Salvatore, infine, di umile nascita a differenza degli altri due, sembra seguirli più per emulazione che per sincera convinzione. Ognuno con le proprie motivazioni, i tre vivono sulla loro pelle le più importanti vicende che hanno portato all´unità d´Italia, dai falliti attentati ai danni dei sovrani all´incontro con personaggi illuminati come Cristina di Belgiojoso.
Affrescare in un film, seppure lungo più di tre ore, l´intera vicenda risorgimentale italiana è un´ambizione non da poco. Tanto più se si vuole spaziare dai problemi del sud alle divisioni interne alle elite intellettuali del nord. E in effetti l´esperimento di Mario Martone non è riuscito. Il suo film sa di fiction televisiva a puntate, ma con arie da gran film corale. Le tre ore che dura l´opera paiono più lunghe di tutti i decenni rappresentati sullo schermo, perché le vicende narrate non riescono a scorrere fluide.
L´unico merito del regista è di essere riuscito a dare un´idea di come funzionasse il movimento risorgimentale a chi non l´ha studiato a fondo. La cospirazione era un metodo logorante: si era in pochi e completamente isolati dal mondo reale, dal popolo, come si diceva. Le idee in campo erano molte, ma molto confuse. Ed era difficile mettersi d´accordo. Tutto questo emerge con chiarezza nel racconto di Martone. Ma finisce qui.
Per il resto, infatti, le vicende personali dei protagonisti risultano artificiose, con punti di svolta del film che ricordano davvero i finali delle puntate delle soap in costume. I dialoghi non funzionano, sono didascalici e spesso pleonastici. Non riesce a risolvere la situazione nemmeno un cast comunque di rilievo, che annovera il solito Luigi Lo Cascio impegnato e un Toni Servillo che può aggiungere anche Mazzini alla lista di personaggi illustri, e molto particolari che ha interpretato. Anche loro, infatti, così come tutti gli attori, risultano piuttosto rigidi e inamidati.
Insomma, dei quattro italiani in concorso questo si è rivelato di gran lunga il peggiore. La superbia viene punita, e quel titolo così pretenzioso nel voler riassumere la pluralità di una nazione alla fine suona retorico e pesante come il resto del film.


