0
C´è Chiara che fa l´infermiera ambientalista ed è il desiderio “obbligato” (si scoprirà perché) del vicino di casa sciupafemmine Diego, che è padrone di un locale notturno in cui lavora Francesca che piace sia a Marta che ad Andrea, due universitari coinquilini che giungono a contendersela in vacanza in un campo di nudisti. La mamma di Andrea, Nicoletta, viene tradita dal marito Vittorio (presidente di una squadra di pallavolo il cui allenatore, Walter, tradisce la moglie Monica che ha appena partorito con Eva, la bella schiacciatrice) e supera la crisi di mezz´età grazie alle attenzioni del collega Renato…
Ma che bella trama, eh? Tutto quanto può essere racchiuso in un bigino sconcertante sugli psicologismi spiccioli e i sociologismi da supermercato, viene raccontato in questa nuova “fatica” di Fausto Brizzi di estenuante lunghezza (quasi 2 ore, e d´altronde i personaggi sono talmente tanti…) e di semplicistica banalità . Già il titolo, Maschi contro femmine (che prelude a un seguito, di tautologica imbecillità , Femmine contro maschi, in uscita a febbraio: come a dire, al peggio non c´è mai fine…), non promette nulla di buono. Da quando (circa a metà degli anni ´70, con qualche lodevole eccezione) il cinema italiano che vorrebbe essere seriamente comico ha dimenticato i padri nobili, che negli anni ´50 e ´60 sapevano raccontare le trasformazioni sociali di un Paese mutevole, la china discendente ha saputo trovare una tacca ulteriore a ogni opera sfornata, fino a non fare intravedere l´abisso in cui è sprofondato; per dar conto del titolo scelto, ci vengono sfornati una serie impressionante di luoghi comuni, che vorrebbero essere una sorta di breviario della cattiveria del maschio italico, ma che riescono solo a raffigurare il più becero conformismo (la bella bisex alla fine sceglie l´uomo, non la donna; la donna cinquantenne alla fine va col bruttino intelligente; la pallavolista, dopo strepiti da Attrazione fatale, fa riunire la coppia in crisi e salva la panchina del mister) all´insegna di un volemose bene raffazzonato che sa solo far vedere un´Italia che non c´è.
Specchio dei tristi tempi odierni è la collaborazione alla sciagurata sceneggiatura di Pulsatilla, autrice di libri/saggi dai titoli pittoreschi (e pazienza se un tempo i giovani li scandagliavano gente come Pasolini e Tondelli: oggi ci toccano le sentenze di questa pseudo-intellettuale pugliese). Idem per la partecipazione di attori che altrove ci hanno fatto divertire ed emozionare (e ciò vale non solo per De Luigi, Cederna, Solfrizzi, Cortellesi, Signoris, ma anche per le “bellone” Wurth e Felberbaum) e che ora si trovano costretti ad accettare ruoli di sconfinata bassezza come quelli che interpretano qui.
Volgare come e più dei cinepattoni, che almeno hanno una loro dignità estetica nel non voler sembrare diversi da ciò che sono. E per di più, senza una sola battuta divertente. Da starsene lontani, non sia mai sia roba contagiosa.


