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Quella sera dorata

Posted by Davide Verazzani | Posted in Cinema | Posted on 09-10-2010

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quella sera dorata Quella sera dorataIl giovane e ingenuo ricercatore universitario di origine iraniana Omar Razaghi vede in pericolo la borsa di studio concessagli dall´Università  del Colorado per scrivere una biografia dello scrittore uruguiano Jules Gund, a causa degli eredi di quest´ultimo che, dopo un primo interessamento, gli negano l´autorizzazione alla stesura del libro. Sollecitato dalla pragmatica fidanzata Deirdre, Omar si reca nella tenuta del defunto scrittore, dove rimane invischiato nei contorti legami di una famiglia molto poco convenzionale, in cui sono presenti una vedova, un´amante, un fratello gay, un fattore prestante, una bambina sensibile, all´ombra del caldo tropicale e di piogge colossali…

I film di James Ivory, nella maggior parte dei casi, hanno lo stesso pregio e lo stesso difetto: sono ineccepibili, da un punto di vista estetico, di direzione degli attori e di sceneggiatura (e spesso vengono tratti da libri affascinanti ed esotici), ma risultano quasi del tutto inutili, ovvero smuovono ben poco nella pancia dello spettatore e di rado fanno uscire dalla sala pensando che quello che si è visto potrebbe cambiare la nostra vita o renderla anche solo un po´ migliore. Una bella visione, onesta e sicura, e poco più, che finisce presto in un dimenticatoio, colmo di ottima compagnia peraltro. Questa sua ultima creazione non smentisce quanto detto poc´anzi. Ci troviamo di fronte a un bel libro di Peter Cameron, uscito in Italia per Adelphi, a una sceneggiatura perfetta in ogni snodo, affidata alla fidatissima Ruth Prawer Jhabvala (giunta alla 24esima collaborazione con il regista inglese, un record!), a un parco attori del tutto straordinario, diretti con maestria (su tutti, a parte l´icona Anthony Hopkins che con Ivory ha sempre dato il meglio, si sottolineano una cinica Laura Linney e un´Alexandra Maria Lara ormai non più promessa ma splendida realtà ), e a un´ambientazione esotica in una natura lussureggiante e in un´antica magione di gusto coloniale immersa in una giungla ai bordi dell´oceano. Può bastare per far scattare la scintilla dell´emozione? Purtroppo no. Il tema della vicenda, che ruota tutto intorno alla capacità  di togliersi di dosso i propri fantasmi per cambiare vita ed essere davvero felici, sarebbe anche capace di smuovere lo spettatore, che invece rimane incollato alla poltrona a seguire le vicende di persone il più delle volte orribili (si va dal cinismo della vedova all´ignavia del fratello alla stupidità  dell´amante) che si sono autorelegate in uno spicchio di mondo che ha senso solo per il buon ricercatore, che lì crede di trovare la soluzione di ogni suo problema. Le parole che si dicono l´un l´altro, le vicende che costruiscono, sono lineari e logiche ma in fin dei conti interessanti solo per chi è nello stesso mood; e questo, ovviamente, rende difficilmente universale la pellicola.
Consigliabile solo per chi ha il coraggio di cambiare. O per chi ama sorseggiare cocktail su terrazzi umidicci. Una percentuale di pubblico che temiamo sia piuttosto di bassa entità .

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