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The town

Posted by Marco Cavalleri | Posted in Cinema | Posted on 04-10-2010

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town The townCharlestown, periferia di Boston. Luogo di storia – vi si combatté la battaglia di Bunker Hill fondamentale per l’indipendenza statunitense – e di cronaca: più di 300 rapine all’anno, con il “mestiere” che passa di padre in figlio. Tra questi Doug MacCray, figlio di un reputatissimo ergastolano e architetto di colpi audacissimi compiuti con la stessa banda di amici di sempre. Finché, nel corso di una rapina, non si imbatte in Claire, direttrice di banca tenuta brevemente in ostaggio. All’inizio lo scopo è solo quello di sorvegliarla per impedire che riveli particolari probatori all’ FBI: ma..

Ben Affleck è tornato. Se ne erano avute le avvisaglie con Hollywoodland – per cui conquistò una meritata Coppa Volpi nel 2006 – e col discreto Gone Baby gone, sua prima regia. Poi, qualche anno di silenzio, tanto da rubricarlo nella categoria degli has been, il brutto anatroccolo della covata dei Damon e Di Caprio. Ma questo progetto che lo vede nella tripla veste di regista, sceneggiatore e protagonista è stato un inaspettato successo al botteghino statunitense: e, lo si riconosce volentieri, con qualche merito. Non sarà  un grande attore, ma di certo è migliorato rispetto ai tempi di Michael Bay. E gli è rimasta quella buona vena di sceneggiatore che lo portò a condividere un Oscar con Matt Damon per Will Hunting. Muovendosi sempre all’interno dei generi, ovviamente, ché non siamo in presenza di un Eastwood quanto piuttosto di un artigiano. Ma un artigiano solido, di quelli che fanno – se non la storia – almeno la cronaca di una stagione cinematografica. E The Town è esattamente questo: una solidissima opera di artigianato, senza fronzoli ma senza nemmeno il sospetto di una sbavatura. Due ore di durata in cui non si guarda l’orologio. Dialoghi serrati e non banali, nonostante la storia – banda di criminali che incappa nel colpo sbagliato – sia tra le più fruste e rischiose, visti i precedenti illustri da Huston a Kubrick. Attori magari non notissimi ma semplicemente giusti, e potrebbe esserci qualche candidatura agli Academy. E una regia di quelle robuste, capaci di regalare almeno un paio di sequenze – la rapina iniziale e l’inseguimento dopo il colpo al furgone portavalori – non indegne di un Siegel o di un Hill. Più che sufficiente per divertirsi: e magari per riflettere su come il cinema/cinema, sempre più raro in stagioni di 3D più o meno raffazzonati, sappia ancora emozionare anche partendo dagli elementi più basici. Godibile, e non stupido: merita la segnalazione.

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