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Non si può dire che Nicola abbia avuto vita facile…da bambino era curato dalla nonna, perché la mamma era in manicomio e il papà e i fratelli erano troppo impegnati tra il lavoro dei campi e lo svago con qualche prostituta per occuparsi di un ragazzino sensibile e pericolosamente simile alla madre “matta”. La madre muore, presumibilmente non tanto per la sua malattia psichica, quanto per i troppi elettroshock subiti. E la sistemazione migliore che si possa offrire a Nicola è rimanere in quello stesso manicomio (che è il padiglione 18 del Santa Maria Pietà di Roma) fino a data da destinarsi, cioè per il momento (il presente del film è il 2005) per 35 anni.
Il lasso di tempo va quindi dal 1975 al 2005, con frequenti salti temporali tra l´attualità e gli avvenimenti di Nicola bambino, che è la voce narrante, così come poi continua ad esserlo nei suoi anni da adulto. Il manicomio è un posto che si regge su regole precise, su orari precisi, su muri e cancelli: “Il disordine del cervello si cura con l´ordine dell´istituto; i matti non hanno nessuno orario nella testa”, dice la suora responsabile dell´istituto. Il cervello dei “matti” è disordinato e pieno di buio…ma “Il buio fa paura e si può morire per paura del buio”. Quindi per portare la luce, per dissipare questo terribile buio, ci vuole l´elettroshock.
Per impedire che i degenti si facciano male bisogna isolarli fra muri e cancelli e quand´anche qualcuno scappi tanto “i matti tornano sempre indietro”. E per forza! Quale altra realtà conoscono? In quale altra realtà diversa dal manicomio si sanno muovere dopo anni di detenzione? Se mettiamo una tigre nella giungla dopo anni di permanenza nello zoo, sarebbe in grado di sopravviverci? Come dice il regista stesso, Ascanio Celestini, in un manicomio, o più esattamente nel reparto psichiatria di un ospedale, tu vieni identificato con una parte sola del tuo comportamento: un depresso, un narcisista, un bipolare, uno che ha tentato il suicidio. E il resto di te, dove finisce? La parte sana di te, qualcuno ancora la vede?
Dice Giorgio Antonucci, psichiatra controcorrente che ha lottato contro la tradizionale gestione dei manicomi e messo in discussione il concetto stesso di psichiatria: “Penso che spesso, oltre alla pericolosità del giudizio psichiatrico, la cosa più pericolosa sia la resa che una persona fa alla propria convinzione di essere malata”. La luce può vincere sul buio o quantomeno limitarlo solo con la parola, la comunicazione, l´ascolto, col creare nel paziente la speranza di una prospettiva diversa da anni e anni chiuso tra quattro mura e dieci cancelli, col dargli la possibilità di fare cose, di andare in posti, di vivere una vita quanto più possibile normale. Ammesso che il concetto di “normale” sia in qualche modo definibile. Proviamo a mettere un top manager fra quattro mura a non far niente tutto il giorno e imbottirlo di farmaci, poi vediamo se non impazzisce…
Nell´altro posto alternativo al manicomio in cui Nicola si può muovere, il supermercato (altro ambiente chiuso, ma dominio dei “sani”) hanno luogo il disperato tentativo di Nicola di creare una sintonia con una vecchia amica di infanzia, ormai donna, e una scena sul finale quasi scioccante…la fame di vita, da anni repressa e tenuta a freno che si trasforma in fame fisica, ossessiva e senza freno.
E allora a un altro matto non poi tanto matto del manicomio sorge una domanda:”Com´è possibile, mi domando a volte, camminare sui prati verdi e avere l´animo triste? Essere immersi nel caldo del sole mentre tutto d´intorno sorride e avere l´angoscia nel cuore? Lasciate a noi le vostre tristezze! A noi che non possiamo andare nei prati e non vediamo mai il sole.”
Celestini dichiara che il suo film non è l´alternativa a una pizza o a una birra con amici…vero! E´ un film per riflettere. Per riflettere sul fatto che ci sono “matti” intelligentissimi e “normali” stupidissimi, per capire che le barriere e le rigidità , da sole, non possono aiutare proprio nessuno.
D´altra parte, molti secoli prima di Freud e della psicanalisi, già Socrate aveva trovato nell´arte maieutica il modo migliore per “tirar fuori” dai suoi discepoli pensieri profondi e sofferenze e per conoscere se stessi in modo da essere consapevoli di tutte le sfaccettature del proprio sé, positive e negative.
Un film da vedere!!!
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