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The Horde

Posted by Tullio Di Francesco | Posted in Cinema | Posted on 01-10-2010

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the horde The HordeUn gruppo di poliziotti entra nottetempo nel casermone di una banlieue. In realtà  è una spedizione punitiva per vendicare un collega ucciso da alcuni delinquenti. L´incursione finisce in un pasticcio, ma non ha poi molta importanza. Contemporaneamente, il condominio – e l´intera città  â€“ è invaso da un´orda di zombi che costringe i vivi prima a improbabili alleanze per sopravvivere, poi a una lotta di tutti contro tutti…

Curioso l´escamotage della distribuzione italiana che americanizza in “the” l´articolo che originariamente era “la”. Perché, in realtà , questa adrenalinica pellicola che parla di morti viventi batte bandiera francese. E testimonia una volta di più che ormai il vero horror, quello provocatoriamente e proditoriamente politico come si faceva negli anni Settanta, è ormai retaggio della vecchia Europa, e non più di una stanca e ripetitiva Hollywood che percorre i sentieri del rifacimento piatto e banale – a parte, magari, Robert Rodriguez che, non a caso, si è auto escluso dalla Mecca del cinema. Yannick Dahan e Benjamin Rocher, i due cineasti che esordiscono con questo titolo, riescono in quello che già  avevano fatto Jaume Balaguerò e Paco Plaza con [Rec] e il suo seguito, un trend già  inaugurato dal Danny Boyle di 28 giorni dopo: emancipare il genere dalle panie effettistiche nel quale si era ingolfato e ricostruirlo come virulento pamphlet sociale sul contemporaneo.

I punti di riferimento imprescindibili sono Romero, ovviamente (e non solo il ciclo dei morti viventi, ma anche La città  verrà  distrutta all´alba), ma inoltre il Craven di Le colline hanno gli occhi, il Tobe Hooper di Non aprite quella porta e perfino il Carpenter di Distretto 13: le brigate della morte, con in più l´irriverenza postmoderna di un Raimi o di un Peter Jackson. Senza dimenticare l´amore degli autori per il poliziottesco e l´horror italiano, nonché per la commedia alla Bud Spencer e Terence Hill. Non a caso da lì vengono alcune delle cose più gustose (il vecchio nostalgico di Dien Bien Phu che usa disinvoltamente accetta e mitragliatori), e molte forzature (la “stracciatura” del poliziotto baffuto che in solitaria si batte contro l´orda): ma bisogna ricordare che già  la locandina è un omaggio alle illustrazioni alla Nocturno. Il complimento migliore che possiamo fare al film, comunque, è che se i succitati signori si approcciassero ora al mezzo cinematografico, sicuramente passerebbero di qua.

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