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Non sono come i sacrificabili di fordiana memoria (They Were Expendables, anno 1945), che attendevano sulle spiagge di Bataan il ritorno del generale MacArthur. No, sono un manipolo di mercenari non più di giovane pelo che, nonostante l´età , continuano a vendersi al miglior offerente in cambio delle loro abilità tattiche. Ma pare che, ciononostante, siano anch´essi in attesa di un riscatto. E quando Barney Ross, il boss, li convince ad andare nell´isola di Vilena a salvare una donzella di cui si è invaghito, come i professionals di Richard Brooks (anno 1966) anche questi rudi avventurieri non si lasciano scappare l´occasione per una buona azione…
I ragazzi sono tornati in città , recita la canzone sui titoli di coda, come nel “classico” 48 ore di Walter Hill, ed è questo il senso dell´ultimo film di Stallone: riportare sullo schermo il vecchio cinema testosteronico degli anni ´80 regalando una piacevole rentrée ai divi che furono di quel filone (e periodo). Per cui lasciamo stare le letture esegetiche a posteriori (come in John Rambo) e prendiamo nota invece che con questo The Expendables, invece, Stallone rinuncia a e fa piazza pulita di quella tendenza che voleva in qualche maniera rivalutare criticamente il papà di Rocky e Rambo (vedi la 66. Mostra del Cinema di Venezia). Quello che interessa a Stallone, in ultima analisi, è essere uomo di spettacolo e entertainer capace di confezionare balocchi popolari adatti al grande pubblico di tutte le età (tanto che l´anteprima parigina si è tenuta, per volere dello stesso regista, nel cuore di una banlieu).
Anzi, volendo proprio trovare un aggettivo appropriato al film, dovremmo definirlo tamarro. Che, paradossalmente, è proprio la sua forza. L´action movie americano degli anni ´80 ha generato autentiche nefandezze, ma anche vere e proprie perle che in un cinema omologato dalla computer graphic come quello attuale è solamente oro colato. I mercenari si pone nel mezzo. Consiglio a chi deciderà di lasciarsi andare alla sua grossolanità di godersi appieno tutte le parti di contorno, quelle in cui i personaggi cazzeggiano fra di loro, e di correre via sulle scene d´azione che finiscono per ricadere nei cliché e in cui Stallone “la straccia”. C´è anzi da rimpiangere che il cazzeggio non troneggi imperante nel corso di tutto il film, soprattutto dopo aver assistito ai camei di Mickey Rourke, Bruce Willis e Arnold Schwarzenegger. Così come c´è da rammaricarsi che, dopo essersi assicurato nel mucchio selvaggio la presenza di Jason Statham, Jet Li e Dolph Lundgren, non si sia visto tra loro anche Kurt Russell, Chuck Norris, Steven Seagal e Jean-Claude Van Damme. Chissà che nel secondo capitolo…


