Venezia 67 – La pecora nera
Posted by Ludovica Gazzè | Posted in Venezia 2010 | Posted on 02-09-2010
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Provincia romana nei favolosi anni ’60. Un bambino vive con la nonna e le galline, mentre i fratelli più grandi accudiscono le pecore, il padre compare solo d´estate per portarlo a lavorare e la madre vegeta in manicomio. Finchè il manicomio non diventa la sua casa, per abitudine, quasi, e perché fuori non c´è nulla di buono per lui.
Il debutto di Ascanio Celestini al cinema è in sé un evento. Se poi viene catapultato in concorso a Venezia, non ne parliamo. E qui cominciano i distinguo.
Ascanio Celestini, infatti, trasla la sua particolare poetica teatrale (ricordiamo che è autore di monologhi) in un mezzo che non gli appartiene. E che evidentemente non padroneggia. Ecco allora la voce fuori campo che ti accompagna come una nenia ma di certo non agevola un ritmo della narrazione già di per sé lento. O le riprese spesso statiche e non del tutto originali, come quelle all´interno del supermercato del paese. O il finale in qualche modo scontato, o almeno abusato al cinema (ne abbiamo visto uno simile proprio ieri, e proprio in concorso).
E tutto questo agli spettatori della Mostra del Cinema, così come ai selezionatori, non può sfuggire.
Diverso sarebbe stato il discorso se avessimo visto il film in una delle sezioni collaterali. Allora avremmo potuto soffermarci di più sul messaggio del film, che arriva limpido e comunque forte nonostante le debolezze stilistiche. O sulla recitazione di tutto il cast, in linea con la tradizione del cinema italiano. O, anche, sulla sensazione di avere comunque visto un lavoro interessante, e bello anche se non raffinato. Uno di quelli che vai a vedere senza aspettarti prodezze registiche, ma per farti raccontare una bella storia. E in questo Ascanio Celestini ha dimostrato di essere un maestro. Uno di quelli che ha sempre voglia di imparare, però.


