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Venezia 67 – Day 1 – Concorso e Giornate degli Autori promettono bene

Posted by Ludovica Gazzè | Posted in Venezia 2010 | Posted on 02-09-2010

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norwegian wood Venezia 67   Day 1   Concorso e Giornate degli Autori promettono beneIl primo giorno di festival è sempre una scommessa. Si sbarca al Lido con più o meno aspettative, a seconda dei propri gusti e delle anticipazioni che per tutto Agosto hanno occupato siti internet, riviste e quotidiani. E il primo giorno, appunto, è un po´ il banco di prova. Si tasta il terreno, si cerca di afferrare il criterio usato dai selezionatori per compilare il programma, e si aguzzano le orecchie per sentire i primi commenti mentre si aspetta in coda.
E´ come se spettatori e festival si studiassero a vicenda, nel primo giorno. Come se la sessantasettenne Mostra del Cinema si trovasse a sostenere uno dei vecchi esami a settembre. E quest´anno è stata promossa a pieni voti.

Il concorso apre maestosamente con Black Swan, e non si poteva chiedere di meglio. Poi si procede con un paio di eventi speciali e proiezioni fuori concorso che rassicurano i presenti riguardo al rinnovato amore che lega Venezia all´Asia, con il nuovo film di Andrew Lao, e al film di genere, con una buona dose d´ironia e autoironia, vedi Machete.

Gli organizzatori delle Giornate degli Autori, allora, non hanno voluto essere da meno. Hanno regalato, a chi si è lasciato stupire, un meraviglioso film d´apertura di Bertrand Blier, Le Bruit des Glacons. Ironico, a tratti cinico senza mai perdere la speranza, però. Scritto magnificamente, diretto con dolcezza, e interpretato con un´intensità  davvero generosa, il film non si risparmia e tratta tematiche difficili come la morte, la malattia e la responsabilità .
E´ seguito, poi, un film indipendente americano, The Happy Poet di Paul Gordon. Il protagonista, tutt´altro che capace di essere felice, prova a realizzarsi aprendo uno stand di cibo salutista. Ancora una volta è lo humour pensato a farla da padrone, e ci si sente dei privilegiati a essere in laguna. Possiamo solo incrociare le dita per la distribuzione.

Ed eccoci arrivati al secondo giorno, non senza un inciampo: il film d´apertura di Orizzonti, sezione da sempre sperimentale e di difficile lettura. La rivisitazione de La Bella Addormentata di Catherine Breillat, infatti, non è bella per niente. Sospesa tra l´essere una fiaba moderna e un film in costume, quest´opera risulta inconcludente. Giudizio sospeso, quindi, fino al prossimo film Orizzonti.
E sospeso risulta anche il seguito del concorso ufficiale. Il giapponese Norwegian Wood, tratto dall´omonimo romanzo di Haruki Murakami, non smentisce la propria provenienza. Riprese esteticamente appaganti e ritmo lento e meditativo ben si accompagnano all´atmosfera del libro, cui il regista Tran Anh Hung si attiene. Non siamo di fronte a un capolavoro, però. E´ come se non si arrivasse al punto: manca dell´energia.
E sentimenti contrastanti suscita anche Happy Few, di Antony Cordier. Il regista sfugge alla maledizione che colpisce quasi ogni regista francese alle prese con una trama intimista che vuole indagare i rapporti umani: la morbosità . E di questo bisogna rendergliene conto. Ancora una volta, la cifra vincente del film è la scrittura, che riesce a essere surreale senza scadere nel pesante, se non in chiusura. Resta da chiedersi che cosa lasci un film così nello spettatore, ma lasciamo la risposta al gusto personale. Anzi, forse la risposta sta nella casa di produzione del film: Why not?

Preferiremmo chiudere così, in bellezza. E invece non possiamo non menzionare l´attesissimo Miral, di Julian Schnabel, che si confronta con il conflitto israeliano-palestinese, con una sceneggiatura tratta dal libro di Rula Jebreal. E se entrambi i popoli, come sappiamo, nella guerra ci perdono, lo stesso vale per il regista, che, se possibile, commette il peccato capitale dei registi: offendere il proprio pubblico. Lo fa con una pellicola a tratti patetica (rallenty e musica epica mentre si abbatte una casa), e sicuramente generalista. Il film non si salva nemmeno sul lato della qualità . L´estetica di Schnabel può piacere a molti, ma in questo caso riesce solo a far venire il mal di mare con sfocature eccessive e girotondi vista cielo. Per non parlare della struttura dell´opera, aperta da un prologo interminabile.

Un altro grande atteso, e purtroppo assente, era Jafar Panahi, il cui nuovo cortometraggio è stato presentato all´interno delle Giornate degli Autori. Il lavoro risente delle condizioni in cui il regista ha lavorato, e forse pecca di buonismo. Resta però l´importanza di parlare di Panahi e della sua libertà  violata.

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