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Nick Rice (Jamie Foxx) è un giovane procuratore in ascesa che ci tiene molto a far decollare la propria carriera. Pur di non perdere il caso, patteggia con i delinquenti che hanno sterminato la famiglia di Clyde Shelton (Gerard Butler): purché uno possa essere giustiziato, l´altro, il più ripugnante e colpevole, uscirà di galera dopo pochi anni. Di anni ne sono passati dieci e la vendetta di Shelton, che sfortunatamente si rivela non essere il classico cittadino medio, colpisce non solo gli autori materiali del delitto, ma anche tutti coloro che hanno contribuito ad una giustizia così imperfetta. Ardua impresa riuscire a fermarlo…
Bello lo spunto di questo thriller che sembra riportare alla ribalta il violento cotè metropolitano dei thriller anni Sessanta e Settanta, in cui un “cittadino rispettoso della legge” (così recita il titolo originale) fa giustizia da sé, dopo che i sofismi legali si dimostrano troppo garantisti nei confronti dei criminali. Soprattutto nel caso del nostro Clyde Shelton, che vuole dimostrare come l´intero sistema non sia all´altezza della tutela del cittadino. Nelle mani di grandi autori-artigiani di quegli anni come Don Siegel, Robert Aldrich o Alan J. Pakula sarebbe stato tutt´altro film e avrebbe sollevato problematiche ben più sottili di quello attuale. In mano a uno shooter come F. Gary Gray (Il negoziatore, The Italian Job, Be Cool), da sempre più attento all´azione che alle argomentazioni delle sue trame, Giustizia privata dimostra l´imbarbarimento dell´attuale cinema d´intrattenimento americano rispetto a quello del passato.
Senza voler anticipare nulla, il principale passo falso è l´aver trasformato l´antagonista in qualcosa di molto più che un normale padre di famiglia, raggiungendo lo stesso risultato che si otterrebbe riempiendo la carne di estrogeni: l´intera trama, a questo punto, è solamente un´escalation che regala allo spettatore colpi di scena sempre più mirabolanti, sottolineando il difetto dei blockbuster di ultima generazione che puntano tutto sulla confezione piuttosto che sulla concezione. A questo si aggiunga il fatto che Gray batte deliberatamente i sentieri dei sottogeneri che oggi vanno per la maggiore al cinema e in tivù (il procedural police, il torture porn, l´assassinio seriale), per far capire come il tutto sia stato confezionato per piacere alla maggior fetta di pubblico possibile. Con buona pace della coerenza e dei presupposti etici di una trama che è più contraddittoria del nostro “cittadino modello” Shelton, perché nella patria dell´individualismo è giusto, in teoria, evitare che il sistema cada in mano all´arbitrio del singolo, ma, nella pratica, è lecito far fuori chiunque non si adegui a questo principio.
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