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Letters to Juliet

Posted by Davide Verazzani | Posted in Cinema | Posted on 24-08-2010

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letters to juliet Letters to JulietSophie, aspirante giornalista del New Yorker, trascorre una pre-luna di miele con il fidanzato Victor a Verona. Lui però è molto impegnato nella selezione dei fornitori del suo futuro ristorante italiano di Manhattan, per cui Sophie girovaga per la città  da sola, e si imbatte in un gruppo di donne che rispondono alle “lettere a Giulietta” lasciate dalle turiste sul muro della sua presunta casa. Sophie scopre, negli interstizi del muro, una lettera rimasta lì da 50 anni, la legge e decide di rispondere. Pochissimi giorni dopo, la donna (un´inglese ricca ed eccentrica), insieme al nipote, giunge a Verona come tappa iniziale di un viaggio simile a quello di 50 anni prima. Sophie, lasciata di nuovo sola dal fidanzato, si aggrega….

Se qualcuno avesse spiegato agli sceneggiatori che Verona e Siena non sono esattamente una a fianco all´altra, ma distano invece 300 km (che per un americano sono nulla, ma se fatti su una freeway, non sulle traballanti autostrade italiane); se qualcuno avesse spiegato, agli stessi sceneggiatori (facciamone i nomi, quindi: Josè Rivera e Tim Sullivan), che non è il caso di mettere in bocca frasi storiche a ogni piè sospinto, che i personaggi possono anche vivere di vita propria e non essere cartonati archetipici (il fidanzato pieno di sé, l´antico amore dignitoso e giovanile, l´anziana inglese romantica e svalvolata, un po´ stile Guendalina Bla-Bla, il giovane accidioso ma dal cuore d´oro), che non tutti i vignaioli italiani vivono in casali del ‘400 restaurati, che nella zona del Chianti è probabile trovare anche un “Lorenzo Bartolini” che fa l´elettricista e che non abiti per forza in luoghi da sogno, che non tutti gli uomini italiani hanno la bava alla bocca appena vedono una bella donna; se qualcuno spiegasse agli americani che l´Italia NON è solo paesaggi da cartolina e pastasciutta e pranzi sull´aia, e che in Toscana le strade provinciali fra cipressi e vigneti sono certamente le più paesaggistiche e memorabili, ma costituiscono un´assoluta minoranza rispetto alla rete stradale della regione; se Amanda Seyfried cambiasse agente o scegliesse meglio i copioni, visto che è già  il secondo film consecutivo in cui si cimenta nello scambio epistolare; se Gary Winick imparasse a fare il regista, anziché montare scene su scene senza una minima direzione degli attori. Se accadesse tutto questo, e molto altro ancora, si sarebbe in presenza di un film discreto: una dolce commedia romantica in cui passato e presente si mescolano, un road movie anche scanzonato in cui la ricerca della felicità  è bilanciata fra 2 coppie, una che si è frantumata per vigliaccheria 50 anni prima, l´altra che si potrebbe formare ora se non ci si facesse prendere dalla paura. Peccato che, come insegna il film stesso, con il “what if” si fa ben poco, oltre alle lettere d´amore. E quindi, ci troviamo davanti a un film insensato, che aumenterà  (se ce ne fosse bisogno) il turismo nella zona del Chianti e del Brunello e la permanenza degli stereotipi sugli italiani. Poco altro da dire. Da evitare per tutti, eccetto per i fan della Seyfried: la procace biondina è in ogni scena, e i suoi occhi e il suo sorriso illuminano lo schermo.

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