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LOCARNO: Il giorno dell’inizio

E dunque è finalmente arrivato il momento dell´inizio del 60° Festival di Locarno. Un Festival importante, come già  documentato in occasione della presentazione ufficiale svoltasi qualche settimana fa a Milano. Un Festival che ormai non ha piu´ bisogno di sgomitare, crediamo, fra colleghi piu´...

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Locarno 10-8

Posted by Davide Verazzani | Posted in Cinema | Posted on 12-08-2010

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monsters Locarno 10 8L´ultimo aggiornamento da Locarno, in attesa dei verdetti di sabato sera, riunisce tre film che più diversi non si potrebbe: l´uno che gioca con le sperimentazioni concesse dal digitale, l´altro che fa del rigore formale di sapore “antico”una bandiera, il terzo che tenta di costruire un blockbuster fantascientifico low cost .

Procediamo con ordine, e cominciamo con il primo. Si tratta di Intolerance Now, del trentunenne esordiente giapponese Takahiro Yamauchi, presentato nel concorso Cineasti del Presente. Raccontare la trama non è semplice: diciamo che si tratta di una ghost story, dove il fantasma appare sulla videocamera di una ragazza durante una ripresa notturna; la giovane, spaventata, decide di mostrarlo ad amici e parenti, ma questi restano interdetti perché oltre a un´immagine sgranata non vedono nulla. Però comincia un´ecatombe, a cui la ragazza è del tutto estranea. Questo è quel che siamo riusciti a intuire, vedendo immagini sovrapposte, flashback e flashforward, personaggi che entrano ed escono con disinvoltura dalle inquadrature, pixel che diminuiscono fino a confondere le immagini, cambio di formati, e così via. Potrebbe sembrare un po´ tutto fine a se stesso, ma l´ambientazione infernale giustifica l´operazione e la rende misteriosamente affascinante, oltre a confermare il fatto che i giapponesi sanno rendere al meglio l´inquietudine e il mistero. In attesa di un possibile remake americano, che ne distrugga i presupposti come è successo con The ring e Dark water, godiamoci questo che è, in accordo con quanto affermato dallo stesso direttore artistico Olivier Pere, uno dei film più strani che io abbia mai visto.
Poche parole per il turco Sac, con cui il regista Tayfun Pirselimoglu partecipa al concorso. La vicenda di un negoziante di parrucche cui è stato diagnosticato un cancro ai polmoni e che vaga per Istanbul per seguire una cliente da cui ha appena acquistato una lunga treccia che la donna è stata costretta a tagliarsi, si suppone, per l´ortodossia del marito, appartiene a quel cinema penitenziale di cui non comprendiamo né la terminologia, né le metafore oscure, né la necessità . Lunghissimi silenzi davanti a uno specchio o a una finestra, pompose occhiate senza parole, azioni lentissime e graduali: tutto è lecito, naturalmente, ma quando il formalismo prevale sulla sostanza ci è lecito dubitare.
Interessante invece l´operazione con cui il britannico Garreth Edwards confeziona il suo esordio Monsters, presentato nella sezione Piazza Grande. Si tratta di un film di fantascienza, in cui si immagina che, a causa del “naufragio” in Messico di una navicella, colma di campioni di una forma di vita alinea, di ritorno da una spedizione stellare, la zona al confine tra il Paese centroamericano e gli Stati Uniti sia infestata da giganteschi esseri mostruosi che, a causa della loro elevata velocità  di riproduzione, vengono sistematicamente attaccati da raid aerei dell´aviazione americana. La zona infetta viene attraversata da un fotoreporter e dalla figlia del suo boss, un magnate dell´editoria, fino all´arrivo della muraglia posta al confine, proprio a fianco alle rovine delle antiche piramidi Azteche. Con pochissimi mezzi a disposizione e un´innegabile maestria nella creazione di effetti speciali, Edwards confeziona un film onesto, che ha al suo attivo una regia attenta e la capacità  di rendere reale una situazione del tutto fuori dall´ordinario, anche grazie alla decisione di non far apparire quasi mai le creature mostruose e di concentrarsi piuttosto sul viaggio compiuto dalla coppia protagonista, in un´atmosfera di natura selvaggia e bellissima pervasa da continui presagi di morte e distruzione. Il finale egoisticamente consolatorio, sebbene non del tutto “lieto”, rovina buona parte di quanto visto in precedenza, e lo declassa non poco. Ma gli echi dei conflitti proditoriamente creati dagli Stati Uniti all´estero (in alcuni casi sembra di essere in Afghanistan o Iraq, e i servizi dei tg, continuamente trasmessi, somigliano pericolosamente a quelli cui siamo abituati negli ultimi 10 anni) e della paranoia per l´altro da sé si sentono con forza nelle immagini, e la pellicola ha una sua misteriosa energia che potrebbe renderla un discreto successo commerciale.

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