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LOCARNO 2007: IL GIORNO DEGLI ESPERIMENTI

E´ appena iniziato il Festival, e già  si scivola verso lo sperimentale. La discesa verso forme comunicative inusuali è una caratteristica della manifestazione locarnese, ma assai spesso è stata confinata nelle rassegne collaterali, come i Pardi di Domani, o l´Appellations Suisse, non diversamente...

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Locarno 10-7

Posted by Davide Verazzani | Posted in Cinema | Posted on 11-08-2010

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tony scott Locarno 10 7C´e´ un´Italia capace, studiosa, geniale, che si perde nei meandri della propria intelligenza ma che e´ in grado di sfornare capolavori, di precorrere mode, di essere alla pari con i numeri uno. E c´e´ un´Italia cialtrona, ipocrita e moralista, che fa dell´ignoranza sbandierata e della retorica pomposa il suo marchio di fabbrica, e che impedisce al Paese di crescere oltre a farsi ridere dietro dagli stranieri. E´ questa seconda Italia quella che troppo spesso vince, che sta imperando come modello sociale ancor prima che polà­tico. Ma quando vediamo qualcuno che rappresenta il primo tipo di Italia, il cuore ci si apre e la rabbia covata sfocia in un´indignazione talmente forte che vien quasi voglia di urlare. E´ l´Italia di Tony Scott, che ci viene raccontata con perizia calligrafica da Franco Maresco in un documentario di oltre due ore, presente a Locarno nella sezione dei Fuori Concorso.

Antonio Sciacca, nato negli anni ´20 a New York, figlio di un emigrato siciliano di Salemi, comincia a studiare il clarinetto ancora adolescente, e ben presto ne diviene un virtuoso fino a suonare nei combo jazz piu´ celebri degli anni ´40 e ‘50. E´ qui che diventa Tony Scott, il miglior clarinettista del mondo per 7 anni di fila, tra il ´53 e il ´59. Poi, i viaggi alla scoperta di nuove culture musicali, l´intuizione di una contaminazione di generi ,fra jazz e musiche popolari giapponesi e orientali, fino all´incisione di un album di musica per meditazioni zen nel 1965 : praticamente, un´anticipazione incredibile della new age e della world music, 30 anni prima che questi termini diventassero di moda. Poi il ritiro in Italia, dove dagli anni ´70 in poi lavora spesso in RAI e suona furiose jam session nei maggiori locali di Milano e Roma, ma viene pian piano dimenticato e abbandonato anche a causa dei suoi comportamenti poco ortodossi (ma poteva forse essere normale, uno che dava del tu a Dizzy Gillespie e Charlie Parker, scopriva Bill Evans, dirigeva l´orchestra di Billie Holiday, di cui forse era anche l´amante segreto, e intanto creava la musica di « Banana boat » ?). Un genio, non c´e´ dubbio. Folle e maledetto come solo un genio sa essere, e quindi destinato a essere incompreso dai mediocri di successo che popolano la cultura italiana da generazioni. Maresco racconta a suo modo la vita di una leggenda misconosciuta, condensando 4 anni di lavoro intensissimo in centinaia di interviste, spezzoni di repertorio scovati chissa´ dove, momenti di pura delizia, contrappuntati da una voce fuori campo stentorea e provocatoriamente pomposa. Non sempre l´operazione e´ a fuoco (l´inserimento di Berlusconi come causa del decadimento culturale dal ´94 a oggi e´ un´entrata a gamba tesa che strappa la risata ma rischia di sortire l´effetto contrario: fra i milioni di colpe dell´imprenditore di Arcore c´e´ “solo” quello di aver continuato un declino iniziato decenni prima, non certo quello di averlo cominciato), e a volte c´e´ un certo compiacimento nel mostrare le stranezze del “genio” per contrapporle alla sicurezze borghesi di chi sta fra le righe senza uscirne mai, ma la sincerita´ della denuncia di un baratro sull´orlo del quale siamo, grazie all´insana incapacita´ delle istituzioni, culturali e non, alla catastrofe sociale in cui viviamo, all´imbecillita´ assurta a stile di vita e di potere, ha una forza sua propria che conferisce una dignita´ assoluta all´operazione. Inoltre, anche solo a livello filologico, un simile documentario ha una completezza fuori dall´ordinario, in grado di farlo piacere sia agli amanti del jazz (per i quali Tony Scott e´ un punto di riferimento) sia a chi pensa che Charlie Parker sia l´inventore della penna stilografica. Non sappiamo se uscira´ sugli schermi: la produzione e´ Rai Cinema, ma non ci fideremmo granche´ di chi distribuisce cultura in questo paese sfortunato e decide quindi, a priori, quel che e´ il caso di farsi conoscere oppure no. Un passaggio su Rai3, magari a tarda notte, e´ in ogni caso garantito: non perdetevelo per nulla al mondo.

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