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Anche se il Concorso continua, e le varie sezioni sfornano opere e lavori di cinematografie marginali e in ogni caso interessanti, a Locarno e´ giunto il momento di fermarsi un attimo e ricordare Corso Salani, improvvisamente scomparso due mesi fa. Corso era stato spesso ospite del Festival: qui ha svolto l´opera di giurato, qui ha presentato molti suoi lavori, fino a vincere 2 anni fa il Concorso Cineasti del Presente con Imatra.
Il regista fiorentino e´ stato ricordato con una partecipata e commossa commemorazione, cui erano presenti molti fra i suoi collaboratori. Ma soprattutto, come crediamo sarebbe piaciuto anche a lui, attraverso la visione di alcuni suoi lavori. Sono stati proiettati infatti due fra i corti che fanno parte di un progetto lasciato incompiuto, I casi della vita, una serie di piccoli film, commissionati dall´Enel, riguardanti la sicurezza e gli infortuni sul lavoro; ognuno di questi episodi riguarda fatti realmente accaduti nella varie filiali, in Italia e all´estero, della multinazionale elettrica, e il Festival ha presentato quelli girati a Siracusa e a Konakovo, in Russia. Salani rielabora l’accaduto in chiave documentaristica, appiccicando come di consueto la videocamera ai volti degli attori chiamati a rappresentare i protagonisti (deceduti o feriti a seguito di un tragico incidente) e creando una sceneggiatura che tende a scandagliare la realta´ spicciola e i legami, affettivi e professionali, di queste persone, riuscendo a dipingere bozzetti di realismo estremo che in pochi minuti ci fanno penetrare sia la tragedia sia il lato umano. Vedere questi due piccoli film fa ancora piu´ male al cuore, perche´ se ne e´ andato un cineasta di rara sensibilita´ e finezza, capace di narrare con poesia anche in un lavoro su commissione e di penetrare la sensibilita’ femminile come pochi altri.
Inoltre, e´ stato proiettato il suo primo vero lungometraggio, Gli occhi stanchi, in cui una prostituta polacca, che ha avuto il coraggio di denunciare il suo protettore alla polizia, viene riaccompagnata a casa, in un paesino sul Baltico, da una troupe capitanata da Salani stesso, attraverso un viaggio per lo piu´ notturno su uno sgangherato Ducato. Rivedere ora, dopo 15 anni, le immagini ingenue e ultradefinite dei primi esperimenti in digitale fa quasi tenerezza, ma sorprende l´occhio attento del regista, in grado di raccontare non solo una storia di degrado e violenza (attraverso il monologo della ragazza) ma anche un viaggio verso terre che si stavano in quegli anni aprendo all´Occidente. Sarebbe curioso rifare ora un simile tour, per vedere che cosa e´ cambiato, e se gli occhi delle persone che incontrano i viaggiatori sono ancora cosi´ pieni di attesa e di speranza.
Il Concorso continua presentando il film di Denis Cote´, atteso anche perche´ il regista vinse qui, nel 2008, il premio per la regia con Elle veut le chaos. Curling (questo il totolo della pellicola) e´ un sommesso scrutare nei meandri della solitudine di un padre e una figlia dodicenne, che vivono un´esistenza ai margini di una comunita´ di un paesino canadese; lui fa le pulizie in un bowling, lei e´ a casa ad aspettarlo, lui la protege contro le brutture del mondo fino a non farla andaré a scuola, lei si immalinconisce fino a sembrare un po´ ritardata. Ma l´orrore, tenuto fuori dalla porta, rientra fatalmente dalla finestra sotto forma di norte: la ragazza scopre dei cadaveri in un bosco durante un vagabondaggio notturno, il padre scopre il corpo di un ragazzino vittima di un incdiente al bordo della strada. Lo sguardo di Cote´ e´ di sorprendente freddezza: l´occhio della macchina da presa scruta in un paesaggio ghiacciato e nell´oscurita´ delle abitazioni, creando momento quasi horror nelle ambientazioni. Non sembra esserci luce, e nemmeno via d´uscita, e la tragedia incombe perennemente sulla vita non solo della copia protagonista, ma anche, apparentemente, sui comprimari. Ma e´ la morte, o almeno la scoperta di essa, che puo´ far tornare verso la vita, in un fluire al contrario che porta redenzione e crescita. Il film si incarta pero´ proprio in virtu´ di questo narcisismo dell´immagine, e la vicenda non appassiona totalmente, pur rimanendo interessante e in qualche misura disturbante.


