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The box

Posted by Davide Verazzani | Posted in Cinema | Posted on 21-07-2010

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the box The boxAll´alba di un giorno qualsiasi, poco prima del Natale del 1976, suonano al campanello della villa di una tranquilla famigliola di Richmond, lei insegnante precaria, lui ingegnere con il sogno di diventare astronauta, più figlioletto inquieto e adorato: sul pianerottolo, c´è un pacco, al cui interno sta una scatola nera con un vistoso pulsante rosso. Il giorno dopo, si presenta un tipo dall´aspetto inquietante, che spiega l´arcano: se il pulsante viene premuto, la famiglia riceverà  1 milione di dollari ma qualcuno a loro sconosciuto morirà , sennò il tizio si riporterà  a casa il pacco. Il tempo per decidere è pressocchè nullo: 1 giorno solo….

Richard Matheson, forse uno dei più grandi scrittori viventi, è stato largamente saccheggiato da cinema e televisione, ma quasi mai del tutto compreso. Le sue trame sinistre hanno forse lati troppo oscuri per essere davvero illuminati da una macchina da presa, oppure chi le ha maneggiate ha pensato di poterle interpretare a suo piacimento, distorcendole così in modo impietoso. Così non è stato per lo splendido L´ultimo uomo della terra, adattamento italiano del 1962 di Io sono leggenda (distrutto invece dal recente remake hollywoodiano) e per Duel, esordio di Spielberg nel 1973. Così purtroppo è, invece, per questo The box, troppo liberamente tratto dal racconto Button button, edito nel 1963 e clamorosamente datato, se letto con gli occhi smaliziati di oggi.
Il regista Richard Kelly condensa le dieci paginette del racconto nel primo quarto d´ora di film, ampliando la vicenda con le storie personali dei protagonisti e i loro moralisticheggianti legami familiari, con lo sbarco della sonda Viking su Marte e relativa attesa messianica, con il dinamismo fantascientifico di chi è sopravvissuto a un fulmine e una relativa sottospecie di società  segreta che è a capo di forze soprannaturali e presiede la distribuzione delle misteriose scatole nere. C´è molta confusione nella penna e nella testa di Kelly (già  regista immaginifico di Donnie Darko e Southland tales), troppa carne al fuoco che vorrebbe, ma non può (né sa), imitare il gigionesco surrealismo di Lynch, la metafisica attonita di Nolan o il pessimismo reazionario degli “ultracorpi” di Siegel. Ci troviamo invece di fronte a un pietoso pastiche degno di un burattinaio di quart´ordine, senza né capo né coda e, fra l´altro, pesantemente misogino. Persino l´ovvio riferimento socio-politico alla possibilità  con cui ognuno di noi deforma la realtà  semplicemente pigiando un bottone (e che è alla base della scelta di ambientare il film in un´era immediatamente pre-computer) è privo di quella forza visiva che, invece, le semplici ma terribili parole di Matheson sanno evocare.
Una boutade estiva, ecco quello che appare questo filmetto di colpevole, e imperdonabile, presunzione. Molto, ma molto meglio stare accanto a un condizionatore e guardarsi la replica di un film comico qualsiasi alla tv.

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