Un gruppo di uomini e una donna lanciati nella giungla: sono soldati e guerriglieri di varie organizzazioni paramilitari o malavitose, uno yakuza, un condannato a morte e un comunissimo medico. Cosa ci fanno lì e, soprattutto, chi ha riunito un così strano consesso di persone? La risposta appare ben presto evidente quando il gruppetto si rende conto di essere diventato preda di una razza aliena dedita alla caccia di qualsiasi forma di vita si muova e si difenda. Inoltre, tornare a casa risulterà difficile, poiché la riserva di caccia si trova in un altro pianeta chissà dove nell´universo…
Parte con un incipit in medias res alla J.J. Abrams il quinto capitolo dedicato ai predatori alieni dalla capigliatura rasta, un reboot che bypassa tutti i capitoli successivi (con tanto di disfide con gli altrettanto celebri e micidiali alieni gigeriani) ma che, oltre ad essere aggiornamento dell´ormai classico primo capitolo diretto da John McTiernan, si pone anche come suo ideale sequel, e si candida ad essere eletto come perfetto corollario di Lost. Le contaminazioni che avevano germinato all´interno della saga, con tanto di cross over, stanno più che altro a testimoniare che si era raggiunto il fondo del barile e non si sentiva certo il bisogno di rimescolare ancora la broda. Ma Hollywood, si sa, ormai campa sull´idea dell´upgrade tecnologico di titoli più o meno classici, più o meno recenti. E qui si è deciso di puntare sui nomi ancora sconosciuti ai più di Nimrod Antal (regista), Alex Litvak e Michael Finch (sceneggiatori), com´è uso in questi casi. Se non fosse che alla produzione (e agli effetti speciali) non trovassimo quel geniaccio di Robert Rodriguez (e la spia è la ghigna di Danny Trejo che, tanto per cambiare, fa il malavitoso messicano), sodale di Quentin Tarantino e amante del cinema che va dalla serie B alla Z.
Come era già successo nell´altra feconda serie di Alien, anche il titolo di questo seguito acquista la desinenza s del plurale, il gruppo di mercenari si contrappone alla singolarità guerriera dell´originale Schwarzenegger, e i predatori da sconfiggere sono una squadra di tre elementi. La prima mezzora, con il suo senso del mistero, dell´agguato e della meraviglia, è veramente efficace. Poi ci si incanala nell´abituale percorso dei cliché, come testimonia anche il casting, che si distingue per la presenza del buon Adrien Brody, attore intellettuale dagli occhi tristi che qui dimostra la sua professionalità sfoggiando una tartaruga degna del grande Arnold, e una fantasmatica quanto squinternata (cicciona) comparsata di Laurence Fishburne. Nel complesso, comunque, il film fa il suo sporco lavoro e ci sentiremmo di consigliarlo in queste giornate afose di delusioni Mondiali, in attesa della grande abbuffata della prossima stagione cinematografica.


