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Un gruppo di amici benestanti iraniani vanno a passare un week end in una casa al lago. Lo scopo palese è quello di trascorrere qualche ora in compagnia, quello segreto invece di far conoscere Ahmad, appena lasciato dalla moglie tedesca, ed Elly, amica di una ragazza del gruppo, Sepideh. Ma gli scherzi lasciano presto spazio alla tragedia: inizialmente il figlio di una coppia scompare in acqua, poi, quando viene ritrovato, è Elly a far perdere le sue tracce. E si scopre che la ragazza nasconde molti misteri…
Il cinema iraniano è costretto, ultimamente, a compiere percorsi trasversali per continuare a fare quel che gli riesce meglio, cioè a raccontare la realtà sociale delle relazioni umane e delle loro difficoltà . La copertura dell´ideologia fa scendere una coltre di nebbia sulla creazione artistica, e chi è meno accorto rischia l´oblio oppure, come nel recente caso di Panahi, l´arresto. About Elly si inserisce come una piccola gemma in un simile panorama: all´apparenza, è una commedia di stampo teatrale, vagamente occidentale nello stile ma piuttosto stucchevole e ripetitiva nei temi. Ma quando il mistero si fa strada, ecco scaturire l´insieme di menzogne, pregiudizi e omertà che caratterizza l´odierna società iraniana; ognuno è il contrario di quel che sembra, l´emancipazione femminile è solo una facciata di perbenismo, la morale diventa padrona dei gesti quotidiani e la delazione si affaccia come uno schiaffo sul viso di un´impossibile perfezione. Ad Asghar Fahradi riesce il piccolo miracolo di costruire un film doubleface, di apparente fragilità ma di sostanziale forza, che si sa inserire come un serpente sotto la pelle per scardinare le certezze di un regime che non è solo politico (come quello iraniano indiscutibilmente è) ma anche personale, di ognuno di noi, che viviamo fra le docili coperte di una libertà che va sempre difesa e per cui vale la pena combattere. Tutto questo grazie alle interpretazioni splendide di un gruppo di attori in stato di grazia e a una regia attenta che usa inquadrature e camera a mano come una tavolozza ricolma dei colori della vita vera, e che si permette una durata fin troppo elevata e una chiusura di struggente bellezza.
Meritatissimo Orso d´Argento per la regia a Berlino nel 2009, il film esce solo ora in Italia, confuso nell´edonistico tritatutto pre-estivo, fra commedie di serie C e scarti di magazzino. Non perdetelo, per nessun motivo.


