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Courmayeur: si entra nel vivo

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La pivellina

Posted by Davide Verazzani | Posted in Cinema | Posted on 25-05-2010

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la pivellina La pivellinaPatrizia, la moglie di un tedesco che sbarca il lunario facendo l´artista circense di strada, trova in un parco di Roma Asia, una bambina di 2 anni tutta sola. La porta nella sua roulotte e la accudisce, sperando che presto si faccia viva la madre. A poco a poco, la bimba entra a far parte di quel mondo variopinto fatto di illusionisti, nipoti di domatori, clown e diseredati, finchè la madre, con un messaggio, fa sapere che la verrà  a riprendere. Ma Patrizia si è affezionata ad Asia, e la scelta non sarà  semplice…

Ecco un altro film italiano assurto all´onore delle cronache grazie alla partecipazione in svariati festival (fra cui, in una sezione collaterale, la Berlinale dello scorso febbraio), penalizzato però da una distribuzione insufficiente, anche se coraggiosa. La pivellina è un film fatto di niente, praticamente senza sceneggiatura, costruito quasi come un documentario, che nulla vuole rappresentare se non la realtà  vera. Senza mediazioni, senza sovrastrutture, mostra allo spettatore un mondo sotterraneo fatto di rapporti umani, di solidarietà  ma anche di piccoli espedienti, di illegalità  diffusa, persino di comportamenti oggi considerati scorretti (quanto può far male, all´elaborata anima ambientalista diffusa, vedere animali esotici in gabbia costretti a entrare nel tendone di un circo attraverso un percorso obbligato!). E con una leggerezza collegata all´uso del digitale, sa dipingere una Roma cupa, più simile a una qualsiasi capitale dell´Est che agli stereotipi da cartolina cui siamo abituati.
Un film che non racconta neanche una vera storia (qualche giorno di sconvolgimento in un tran tran difficile, fra soldi che non bastano mai e acqua da rubacchiare alle fontanelle) ma nel contempo universalizza il quotidiano, facendoci entrare nell´elaborazione del sentimento operata da chi sembra non avere il tempo di pensare alle emozioni. E quanta verità  c´è nell´ultima immagine, sorta di Pietà  moderna cui all´immagine della Madonna michelangiolesca si sostituisce l´umana pietas di una donna avanti con gli anni, con i capelli pitturati di rosso vivo in modo imbarazzante, che trascende la volgarità  e l´aggressività  del suo modo di porsi tenendo in braccio la piccola Asia addormentata.
Un film pasoliniano nelle immagini, che sospende il giudizio lasciandolo, com´è giusto che sia, agli spettatori, ed è capace di non scadere nella retorica pur trattando un tema costantemente a rischio lacrima. Rimanere in un limbo pieno di tensione, parlando di bambini abbandonati, di artisti di strada, di emarginazione, è quanto di più sorprendente ci si potesse attendere.
Tizza Covi e Rainer Frimmel, fotografi all´esordio dietro alla macchina da presa, superano agilmente la prova. Sarebbe il caso che il pubblico se ne accorgesse. Imperdibile.

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