David è un soldato americano di ritorno dall´Iraq. Per smaltire il trauma della guerra, decide di trascorrere alcuni giorni in un luogo boscoso con la sua mountain-bike. Conosce una bella biker, Angeline, e si imbatte in due loschi figuri, con cui ha un alterco che sfocia in un inseguimento nel bosco, in un luogo “maledetto”, il Passo dell´Ombra, tragicamente famoso per un antico eccidio. E´ qui che David fronteggerà il proprio presente e il proprio passato, per riprendere possesso della sua realtà …
Che il cinema di genere in Italia sia in decadenza, se non praticamente sparito, da anni, è un dato di fatto; che il cinema horror italiano sia messo molto peggio di altri generi, poi, è anch´esso pacifico. Fa un grande piacere, quindi, assistere a un film dichiaratamente horror nelle intenzioni e, soprattutto, nella messa in scena, prodotto da un coraggioso indipendente, Massimo Ferrero, e scritto e girato da un “giovane” regista al suo secondo film, il Federico Zampaglione noto ai più per essere la voce dei Tiromancino e il fortunato compagno di Claudia Gerini. Dopo la delusione del precedente Nero bifamiliare, non ci si aspettava granchè. E con enorme e piacevole sorpresa, dobbiamo ricrederci. Shadow, pescando a piene mani nell´artigianato horror degli anni ´60 e ´70 (Bava, Fulci, Argento quando era un grande), sa spaventare al punto giusto, creare diversivi narrativi, perfino indisporre lo spettatore davanti a ripetizioni o situazioni “telefonate” (gli inseguimenti sugli sterrati, l´arrivo alla casa nel bosco, il misterioso individuo che la abita), per poi spiazzarlo con un colpo di scena finale di rara maestria (e che purtroppo non ci è possibile svelare) , che impone di ripensare a tutto quel che abbiamo appena visto sotto un´altra ottica, e che dona una matrice etica e morale alla sceneggiatura, facendo propendere per l´inserimento del film non tanto nel filone semplicemente horror quanto in un genere maggiormente drammatico. Malamente presentato come un contro-Hostel, si distanzia dallo splatter odierno non solo per una quantità di sangue sprecato molto inferiore alla media, ma anche per una diversa predisposizione alla materia: più pensosa e pensata, di sicuro, più lontana dall´effettaccio gore di bassa lega, e perfino più umile nell´approccio, da allievo che si misura con maestri inarrivabili. Tutto questo, unitamente a un uso delle musiche non invadente ma comunque ossessivamente presente, a una scenografia naturale di rara bellezza, e a un cast scelto con precisione certosina (e il plauso va a Nuot Arquint, italiano nonostante il nome, un personaggio freak che da solo vale il biglietto), confeziona una bella novità nel panorama italiano, da sottolineare e a cui ci sentiamo di augurare il massimo successo.
Da vedere, anche se i film “di paura” vi fanno un po´ soffrire: ne vale la pena, a costo di chiudere gli occhi in un paio di scene.



Quoto la rece al 100%, con Shadow l’Italia rialza la testa e torna competitiva nel genere…fa sorridere che a realizzare questo ci voleva un cantante.
Lino