2
Di ritorno dalle Crociate, Riccardo Cuor di Leone si attarda ad espugnare castelli in terra di Francia. Tra le sue fila milita l´arciere Robin Longstride, che una serie di nutriti eventi porterà a sbarcare in Inghilterra spacciandosi per il nobile Robert Loxley, proprio quando Giovanni Senza Terra, erede di Riccardo, manda come suo emissario Godfrey a spillare denaro ai baroni inglesi. Lo spregevole Godfrey, in realtà , altri non è che una spia francese che ha come scopo l´indebolimento della corona inglese per preparare lo sbarco sull´isola di un grande contingente invasore. Chi salverà la povera popolazione d´Albione dal malgoverno e dall´usurpatore nemico?
Da tempo si parla per Ridley Scott e Russell Crowe della possibilità di girare un Gladiatore 2. Ecco, ora i due non avranno più bisogno di farlo dato che Robin Hood ne è di fatto la raffigurazione non tanto astratta. E dimenticatevi la leggiadra leggerezza del mito dell´arciere di Sherwood come l´avevano immortalata Douglas Fairbanks ed Errol Flynn ai tempi del muto e del cinema classico, o perfino la burbera rudezza del Sean Connery nell´autunnale film di Richard Lester. Il Robin Hood di Scott ha più a che vedere con i blockbuster storici dell´ultimo cinema internazionale che con il genere avventuroso. Sicuramente ritroveremo il ladro gentiluomo che tutti conosciamo nel già annunciato sequel (incassi del primo permettendo), ma per il momento ci troviamo di fronte più a un prequel che spiegherebbe la nascita della leggenda. E tanto di cappello al regista come al suo sceneggiatore Brian Helgeland (che come autore di script va dal mediocre all´interessante), che riescono ad inserire qua e là qualche spunto stuzzicante: il personaggio di Robin come ispiratore dell´idea libertaria che si realizzerà poi nella Magna Charta, o un Medioevo che ha molto a che spartire con i malgoverni e i crack finanziari fraudolenti attuali.
Poi, però, c´è anche da aggiungere che l´incedere epico della prosa filmica di Ridley Scott assume ritmi elefantiaci, e che il tutto si trasforma in una pesante e ponderosa macchinazione all´intrattenimento. Non scherzo quando affermo che una buona ora della prima parte se ne va semplicemente in antefatto, e che quando la trama principale inizia a delinearsi ci ritroviamo in orizzonti ben consolidati già visti e rivisti nel regista e diventati pura maniera autocitazionista (vedi tutto Il gladiatore, appunto). Il resto del plot è letteralmente buttato via per arrivare velocemente alla citazione del genere bellico di ultima generazione in cui Scott si concede un suo sbarco di Normandia in senso contrario, con tanti ringraziamenti a Salvate il soldato Ryan. Tra battaglie reiterate e duetti di un Robin Hood-Gladiatore con la Marion amazzone di Cate Blanchett, gli sbadigli sono pure contenuti, ma alla lunga si finisce perfino per rimpiangere la ribalda insipidezza del Robin Hood Costner-Reynolds. Non sarà uno di quei Ridley Scott che ameremo ricordare.



Dare del manierista a Ridley Scott può sembrare perfino un complimento. E difatti è proprio per il suo manierismo che, a scampoli, trovo spesso qualcosa di interessante anche nei titoli dell’ultimo ventennio. Qui, però, dopo Il gladiatore e Le crociate, mi pare proprio che abbia innestato il pilota automatico.