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Anni ´70; città di Milano: Una famiglia dell´alta borghesia milanese, I Recchi, industriali del settore tessile, si riunisce per il compleanno del patriarca Tancredi, che annuncia di voler cedere la guida dell´azienda al figlio Edoardo. Dopo questo momento conviviale, ove sono presenti le fidanzate, i nonni, compagni e le future generazioni attorno ad un tavolo per un pranzo, alcuni personaggi entreranno in relazione con Emma moglie di Tancredi (una Tilda Swinton brava ed elegante). Da qui in poi la trama vedrà una serie di sviluppi che raccontano il lento declino di un impero industriale.
E´ un melodramma di eccellente fattura, asciutto, algido e sommesso, questo IO SONO L’AMORE ambientato fra Milano, Sanremo e Londra, confezionato con una gran dovizia di inquadrature ed uno stile eccezionale, dentro e fuori la grande villa dimora della famiglia, sontuosa residenza ricca di arte e di gusto, lavorato con una raffinatezza che tocca livelli di classe.
Gli interpreti della pellicola sono osservati, a tratti quasi spiati, con distacco dalla macchina da presa, nei legami familiari, genitori fidanzate amici la servitù i cuochi i domestici, in interni alto borghesi che ricordano tanto IL FASCINO DISCRETO DELLA BORGHESIA di Bunuel.
In questo nuovo lavoro per il grande schermo il regista Luca Guadagnino utilizza per intero la gamma di inquadrature a disposizione della settima arte, prese con grande bravura dall´operatore ed ancor meglio montate; si ammira al riguardo la sequenza dell´amplesso fra il cuoco e la lady, magnifica, tanto accurata e coinvolgente che se ne rimane invischiati, nei prati delle colline liguri, sedotta dal piatto di gamberoni, trionfo di colori e piaceri per il palato preparato dal giovane Antonio, l´unica persona che ha della vitalità , ed è lontano dai freddi formalismi del resto della famiglia. Come l´altra sequenza, superlativa per il montaggio e ricca di suspence, dell´inseguimento che la lady compie tra le vie di Sanremo per raggiungere il giovane cuoco dal quale è irrimediabilmente attratta.
E´ un grande affresco, ammaliante e raggelante che si esprime nella fisicità dei corpi, dei gesti, dei volti in un trionfo di luci, colori, suoni e paesaggi. IO SONO L´AMORE che secondo alcuni giornalisti avrebbe somiglianze, con il cinema di Luchino Visconti, trae la sua capacità di coinvolgere e la sua intensità non tanto dalle capacità dei singoli protagonisti ma da una messa in scena stilisticamente ed emotivamente potente debitamente prosciugata dei dialoghi a vantaggio, grande, della forza espressiva del lavoro cinematografico.
Ho accennato allo stile della pellicola, che esprime notevole originalità nel gusto “divertito” ma sapiente di far volteggiare quasi danzare la MdP ed alla abbondanza di inquadrature le quali se da un lato sono state necessarie per allestire le parti più complesse del copione, valutate da una prospettiva diversa, rischiano a mio avviso, di rendere la pellicola ipertrofica: al momento dell´intervallo si avverte un senso di sazietà rispetto ad una durata complessiva attorno alle due ore; è il ritmo con i suoi rovesciamenti a venire in aiuto di questa situazione.
La nuova fatica di Guadagnino, film d´autore, che nulla ha in comune con il cinema attualmente distribuito nelle sale italiane, ispirato e riuscito, presentato e applaudito in diversi festival soprattutto all´estero, in Italia, come riportano fonti di stampa è stato strapazzato, è sorprendente e spiazzante allo stesso tempo della serie o si ammira o lascia interdetti (lo scrivente dopo un certo tempo ne è rimasto ammirato) affascinante ed inconsueta.


